NATURA ? Ne salva più il poligono che la politica…
L’ARCA
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Comunicato Stampa
NATURA ? Ne salva più il poligono che la politica…
E’ di questi giorni l’attacco bi-partisan (PD –L & PD +L) al poligono di Foce Reno, che i partiti dominanti vorrebbero “valorizzare”, visti anche i tempi di grave crisi economica, con il sedicente pretesto iniziale di aiutare la pesca locale e la idrovia : purtroppo conosciamo bene questi approcci specie se pre-elettorali.
Infatti di che valorizzazione si tratti per noi è molto chiaro: da subito si toglierebbero i vincoli che impediscono uno sfruttamento mercantile del sito, poi si procederebbe alla sua spartizione fra bagnini, palazzinari e magari navigatori diportisti, trasformando la foce del Reno nell’ennesima propaggine della megalopoli lineare che ricopre e deturpa di infrastrutture varie il litorale ravennate.
Ovviamente la valorizzazione secondo i proponenti vanterebbe risvolti ambientali positivi, che i vincoli attuali non consentirebbero… la sedicente eco-sostenibilità è sempre in agguato nelle Agende 21 e nei discorsi dei politici in malafede.
Ma c’è un piccolo ostacolo: la enorme biodiversità ambientale e specifica di foce Reno.
Ci spieghiamo meglio.
Nel comprensorio di Foce Reno opera da decenni una singolare sinergia fra tre poteri forti: la proprietà privata (la tenuta San Clemente di Primaro dei Conti Orsi Mangelli), il Demanio forestale dello Stato, con le Riserve Naturali delle Vene di Bellocchio e Foce Reno, il Demanio militare, con il poligono di tiro dell’Esercito Italiano, Echo 347.
Tutti questi poteri hanno reso finora impossibile la “valorizzazione” mercantile di cui sopra, ma hanno ovviamente consentito un incredibile sviluppo della biodiversità ambientale e specifica, soprattutto quella vegetale.
In questi poco meno di 1500 ettari si alternano infatti paesaggi boschivi e palustri altrove scomparsi (tranne che a foce Bevano), con praterie periodicamente allagate e dune vive e fossili che riproducono un paesaggio costiero distrutto altrove da decenni di antropizzazione ed urbanizzazione selvaggia e la misura di questa straordinaria ricchezza biologica ci viene dalle ricerche in corso a cura de L’Arca per il Parco del Delta del Po Emilia Romagna.
Dal 2007 la nostra associazione raccoglie sistematicamente i dati di decenni di ricerche floristiche e li pubblica annualmente con finanziamento del Parco del Delta, proprio per fornire all’Ente preposto alla tutela della biodiversità i dati quantitativi sulla ricchezza di specie presenti nei territori protetti (Quaderni dell’IBIS, acronimo di Inventari della BIodiversità Specifica).
In particolare a fine 2011 abbiamo pubblicato un Quaderno dedicato proprio ai siti della Rete Natura 2000 di Foce Reno (SIC/ZPS IT4060003) e Foce Bevano (SIC/ZPS IT4070009), accomunati da quella insolita condizione che ne ha finora impedito l’antropizzazione selvaggia e speculativa, ma che proprio per questo ne ha consentito uno straordinario successo in quanto ad incremento ed a conservazione della biodiversità.
Nell’area del poligono vegeta addirittura una delle tredici specie botaniche considerate pressoché estinte a livello nazionale, Poligala exilis, che - incredibilmente - ha trovato il suo substrato ottimale di crescita nei solchi lasciati dal passaggio di un mezzo cingolato!
Questa pianta si può considerare la specie più rara del Delta !
Complessivamente il numero totale di specie censite nei due siti suddetti raggiunge la ragguardevole cifra di 682, seconda solo alle 844 trovate nelle pinete secolari di San Vitale, Classe e Cervia: un numero che sancisce anche quantitativamente l’eccezionale valore naturalistico di Foce Reno e Foce Bevano.
E mentre a Foce Bevano finalmente sono stati sloggiati, dopo decenni di opposizione anche da parte dei politici locali, i capannisti abusivi e si sta avviando da parte del Corpo Forestale una difficile politica di conservazione, ecco che gli stessi politici, cacciati dalla porta del Bevano vogliono rientrare dalla finestra del Reno.
Sarebbe molto meglio se si occupassero della tutela della foce dall’ingressione marina, dalla subsidenza aggravata dall’estrazione di fluidi fossili, che stanno creando gravissime situazioni di erosione degli argini ed eccessiva salinità, minacciando questi splendidi ambienti, così ricchi di vita.
Sarebbe anche bene che si occupassero di mettere un freno all’overfishing che sta devastando la nostra costa, proprio per l’eccessiva pressione di pesca, favorita dalla tolleranza e dal mancato intervento di contrasto nelle delicate aree sottocosta, mentre la presenza del poligono favorisce l’ittiofauna proprio impedendo la pesca nella costa antistante.
Così come sarebbe bene si occupassero di stroncare la raccolta abusiva di vongole (“veracemente”giapponesi…) nel Canale Gobino incluso nelle Riserve di Stato, raccolta che in quanto illegittima sfugge totalmente ai dovuti controlli sanitari oltre che a quelli fiscali…
Se, una volta risolti i problemi di cui sopra, e deciso che l’Italia non debba avere né Esercito né Poligoni, si vorrà togliere il poligono, allora ben venga al suo posto una Riserva che lo sostituisca e che sancisca la definitiva tutela del sito.
Nell’interesse di tutti i cittadini italiani, oltre che della natura.
Giorgio Lazzari
per L’ARCA AdV
Ravenna
Ravenna, 5 Maggio 2012
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Vidmer Mercatali!
Non a caso, fra gli "attivisti" per "valorizzare" la zona in questione, c'è il "papà" di Marinara... il senatore, salvacasta, Vidmer Mercatali!
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