“Scuola e pensioni, occorre fare chiarezza”

 

“Parlare di pensioni - commentano in una nota Mirko De Carli, Pdl, e Giulio Bazzocchi, Forum “Per una scuola libera” - è materia delicata, che non può essere affrontata con slogan da sindacalisti. Per questo occorre inquadrare la situazione”.

“Dal 1° gennaio 2010 sono entrati in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione per coloro che rientrano nell’applicazione del metodo contributivo misto. Cos’è il metodo contributivo? È una capitalizzazione virtuale dei contributi versati lungo l’arco della vita lavorativa, al contrario del metodo retributivo che era rapportato solo all’ultima fase della carriera lavorativa, quella più favorevole. I coefficienti sono così ripartiti: l’ammontare dei contributi si calcola moltiplicando la retribuzione annua dei lavoratori dipendenti o il reddito di quelle autonomi per l’aliquota di computo (33% per i dipendenti e 20% per quelli autonomi).

La sommatoria determina un montante individuale rivalutato annualmente considerando come tasso di capitalizzazione la Variazione media ogni 5 anni del PIL calcolato dall’Istat. L’assegno pensionistico deriva dalla conversione in rendita del montante al raggiungimento dell’età, moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che tiene conto della possibilità di sopravvivenza e dell’età dell’assicurato alla data di decorrenza della pensione. Questi coefficienti sono stati aggiornati al 1/1/2010. In seguito avranno un aggiornamento triennale in calando, tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, concertato con le parti sociali, cioè i sindacati. Per i lavoratori che hanno lasciato l’impiego in gennaio il coefficiente (per la parte di pensione che deriva dal metodo contributivo) calerà dal 6 all’8% a seconda dell’età”.

Per quanto riguarda le donne, la procedura di infrazione comunitaria ha richiamato ad un divario eccessivo fra l’età delle donne con quella degli uomini. Il decreto anticrisi dell’agosto 2009 determina che dal 1/1/2010 è portata a 61 anni l’età pensionabile delle donne e dal 1/1/2012 verrà incrementato di un altro anno, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo fino ad arrivare a 65 anni. Chi però al 31/12/2009 ha maturato i requisiti di anzianità contributiva ed età in base alla normativa precedente ha conseguito il diritto alla prestazione in base ai requisiti precedenti.

Questo è il quadro, giusto o sbagliato che sia. Nel merito di quanto argomenta la sig.ra Fusconi dell’Uil, fino a ieri il sindacato lamentava che gli insegnanti erano pochi e che la tremenda politica del Governo faceva in modo di non avere più assicurati gli standard minimi di svolgimento delle lezioni e quelli della sicurezza all’interno delle scuole. Oggi, fatta salva la concertazione con il Governo di sinistra Prodi, si punta il dito contro le scelte del Governo Berlusconi, nei confronti della razionalizzazione del personale che partirà dal marzo prossimo, esito della politica scellerata dei governi di sinistra e dei sindacati che hanno inserito in maniera indiscriminata ATA e docenti.

Il provvedimento non è stato affatto unilaterale perché concertato ad ogni livello. È solo l’esito dell’avere ritenuto la scuola una proprietà privata e il bilancio del Ministero un ammortizzatore sociale. Informiamo il personale che esiste un fondo che si chiama “Espero” e che creato apposta per il comparto scuola, precario e non: oltre un milione di lavoratori nel comparto scuola possono accedere ai vantaggi della previdenza complementare e molti hanno già iniziato ad iscriversi. "Espero" offre la risposta giusta tanto a chi inizia la carriera quanto ai più anziani, perché garantisce ulteriore sicurezza e tranquillità a chi va in pensione indipendentemente dal servizio svolto.

Per godere i benefici del Fondo basta sottoscrivere l'apposito modulo (compilabile anche on line dal sito del Fondo www.fondoespero.it) e consegnarlo presso la segreteria della scuola. In assenza di sottoscrizione si perde il contributo dello Stato, 1% della retribuzione e la deducibilità fiscale delle somme versate. Le misure integrative alle scelte di buon senso e imposte dalla UE sono messe in campo dal Governo a sostegno dei lavoratori della scuola e di chi per loro vuole garantire una pensione decorosa. Le critiche fine a se stesse non vanno a favore dei docenti e del personale ATA per troppi anni illusi da chi oggi ne cavalca la protesta”.

 

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