"Sant'Agata, serve rispetto reciproco"

"Aaa: buone idee cercasi per la zona Sant’Agata". Questo è il titolo dell’articolo pubblicato nel numero del giornale di Gennaio- Febbraio 2010 di Città Meticcia. Ovviamente ha destato la mia attenzione, visto che abito nel quartiere Sant’Agata e sono stata più volte testimone oculare di situazioni poco piacevoli. Credevo davvero ci fossero proposte risolutive invece leggo solo delle lamentele da parte di chi gestisce i negozi. Riporto alcune frasi della signora Tina, che non conosco, una delle proprietarie del negozio: “I giornalisti scrivono articoli su di noi, i residenti fanno assemblee, ma perché nessuno è mai venuto per dire qualcosa chiedere qualcosa?” La signora prosegue: “Vengono molti africani, qualche albanese e può capitare che, dopo una birra, qualcuno di loro rida e scherzi a voce un po’ alta”. Così mitigata la situazione appare nella norma e…insomma, questi vicini che non sopportano nulla!! Peccato che la situazione sia un po’ diversa e che non si tratti di una birra bevuta ma di decine. La signora intervistata dimentica che nei negozi le birre possono essere acquistate e non consumate, dimentica anche che  gli interventi frequenti del 113 sono stati richieste non solo da schiamazzi di decine  di immigrati che soggiornavano fino a tarda ora lungo il portico, ma dai frequenti litigi, dal fatto che, dopo tante birre, risolvevano le loro esigenze corporali dietro la siepe antistante o all’angolo dello stesso negozio. E tante altre cose che richiederebbero molto spazio perché l’elenco è lungo. Ci vuole tanto a rispettare le regole del paese nel quale vogliono inserirsi? Io credo di no, basterebbe volerlo. A dire il vero in questi ultimi tempi, forse a causa del freddo, c’è meno confusione sotto il portico, all’esterno dei negozi; si spera che sia in atto un cambiamento. A completamento dell’articolo, sullo stesso giornale, c’è un pezzo firmato Franck Viderot che scrive una sua opinione molto critica e razionale, proprio a proposito dei negozi e di come sono gestiti: “Alcuni di questi negozi hanno numerosi difetti: oltre all’odore non sempre accogliente, bisogna talvolta fare il conto con il disordine caotico nel quale sono tenuti prodotti alimentari, cosmetici e diversi altri articoli. E non dimentichiamo quelle attività che vanno avanti solo vendendo alcolici a poco prezzo pur non essendo un bar e nemmeno si preoccupano di ripulire il marciapiede dalle cicche di sigarette e bottiglie vuote lasciate dai loro clienti”. Io vorrei suggerire un modo per rendere più decorosi i due negozi di alimentari in via San’Agata: perché ostruire le vetrate con mobili, tapparelle e manifesti con tutte la tipologie di birra, invece di lasciare visibile l’interno, ordinarlo e mettere in evidenza i prodotti tipici di quella splendida Africa che ha prodotti meravigliosi? Perché non adornare le vetrine con le meravigliose vedute dei paesaggi della loro terra di origine? Perché, di tanto in tanto non indossano i loro meravigliosi costumi! Non è così per tutti gli immigrati che hanno intrapreso la stessa attività. In via Guaccimanni è stato aperto un negozio, credo da Pakistani, che invoglia ad entrare ed acquistare per l’ordine, la visibilità dei prodotti, un negozio invitante anche per noi tutti perché non è racchiuso e oscurato come un bunker. Cosa c’è da nascondere? Personalmente sono andata più volte ad acquistare frutta anche nel negozio di fronte la stazione. Dunque se c’è buona volontà, se c’è un reciproco rispetto, la situazione del quartiere Sant’Agata può migliorare e sarebbe un bene sia per i residenti che per gli abituali frequentatori dei negozi che, concludo e sottolineo, non sono dei bar.
Anna De Lutiis

 

 

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