“Bene tutela mercatini dell’usato: perché non estenderla all’antiquariato?”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore.

 

“Il 28 ottobre scorso è stato presentato il protocollo d’intesa fra Amministrazione e Associazioni di categoria per la regolamentazione dei mercatini dell’usato: a mio avviso si è trattato di un’operazione assolutamente meritoria che sgombra il campo da forme di vendita non conformi alle norme  di settore e  consente lo svolgimento di queste manifestazioni nel rispetto delle regole e nella massima trasparenza.   

Lineare ed efficace il metodo per ‘stanare’ coloro che aggirano norme e obblighi fiscali: il regolamento deve essere sottoscritto di volta in volta da ciascun venditore che viene poi censito attraverso un servizio fotografico della merce in vendita. Gli organizzatori vigilano sui partecipanti e segnalano al Comune le eventuali anomalie. Tutti contenti (abusivi a parte) e valore sociale di queste manifestazioni messo in salvo!

Ora, da collezionista quale sono, mi chiedo: perché non estendere lo stesso tipo di tutela anche ai mercati dell’antiquariato? Si potrebbe così porre fine ad alcune distorsioni che ledono gli acquirenti, i venditori che rispettano le regole e non da ultimo lo straordinario patrimonio artistico italiano.

Mi spiego meglio: tracciando con la macchina fotografica tutti i venditori con la merce da loro esposta si otterrebbe un archivio di immagini che possa rimanere nella disponibilità dell’ente pubblico e delle forze dell’ordine per smascherare eventuali truffe e commerci illeciti. Senza contare che potrebbe fungere da deterrente per i malintenzionati…

Nel mare dei venditori di antiquariato onesti, infatti, non si può escludere che si annidino personaggi che propongono merce rubata, opere false, materiale proveniente da scavi archeologici. Basti pensare – per fare un esempio non lontano da noi - a quanto è avvenuto alla rassegna di modernariato, antichità e collezionismo di Parma, dove i controlli hanno rivelato (anche recentemente) la presenza di irregolarità.

Infine, reputo non meno importante il fatto che la tipologia di merce esposta sia coerente con la denominazione assunta dal mercato (l’antiquariato deve essere antiquariato e non altro) e un tale censimento potrebbe davvero blindarla.

Io credo che una regolamentazione siffatta non sarebbe di poco conto, perché interesserebbe un pubblico che in Italia è vasto, che dedica risorse, passione e tempo alla visita e all’acquisto in questi mercati e che merita tutela.

Nondimeno credo che questo gioverebbe alla legalità e alla salvaguardia del nostro prezioso patrimonio artistico”.

 

 

 

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