"Da Grande Ferro a 'grande ferraglia': quando l’arte è maltrattata"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore circa l'opera di Burri al Pala de André:

 

Gentile Redazione,

 

per quanto tempo ancora dovremo assistere al degrado e al sacrificio di un’opera d’arte contemporanea di estremo valore e importanza per la nostra Città? I fiumi di polemiche che negli anni hanno investito quanti hanno bistrattato il Grande Ferro R - la scultura monumentale commissionata da Raul Gardini ad Alberto Burri - non sono serviti evidentemente a nulla, se ancora oggi assistiamo alla sua costante obliterazione durante i principali eventi al Pala de André.

Per citare solo gli ultimi casi: l’opera è stata completamente sacrificata durante la mostra felina da poco conclusa e – cosa ancora più grave – in questi giorni è stata incantonata fra i padiglioni in fase di allestimento dell’OMC. In pratica, per non farsi mancare nulla, dopo le varie “verniciature” susseguitesi negli anni (la più “creativa” è stata quella azzurra con “forature” eseguita durante una festa estiva - non la festa de L'Unità -) ora l’opera, di valore inestimabile, di uno dei più grandi artisti dell’arte mondiale è diventata “appoggio” per un mega padiglione della fiera dell’Oil & Gas.

Ma io dico: a Ravenna arriva un pubblico internazionale come quello dell’OMC e ciò che abbiamo di più bello nell’area lo nascondiamo, invece di valorizzarlo al massimo come andrebbe fatto?

Quando si parla di “valore inestimabile” per il Grande Ferro R, non lo si fa come “modo di dire”. Per esemplificare allego l’aggiudicazione di una scultura di Burri 100 cm x 86, 3 all’asta milanese di Christie’s. Parliamo di 1 milione 200mila euro. Ci rendiamo conto di cosa può voler significare l’aggettivo “inestimabile” se riferito ad una scultura monumentale come quella che riduciamo spesso a “grande ferraglia” nell’area del nostro Pala de André? Forse no…

 

Verniciata, bucata, nascosta, dimenticata: l’opera di Burri a Ravenna, in questi anni, ne ha viste di ogni. Dove erano coloro i quali dovevano custodire un tale patrimonio quando ciò accadeva? Dove sono mentre continua ad accadere? Se chi gestisce il Pala de André non riesce o non è capace di tutelare una parte di esso così importante (e così preziosa per la città) io mi chiedo perché l’amministrazione comunale non sia ancora intervenuta. Avere fra le mani un gioiello di tale caratura implica la grande responsabilità di saperlo gestire, salvaguardare, valorizzare: non è da tutti, non è per tutti, evidentemente.

 

Ciò che mi auguro è vedere nei prossimi anni più operazioni come quella fatta da Ravenna Festival nel 2016, che ha costruito uno spettacolo intorno all’opera, riportandola al centro della scena, o gli incontri dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Abbiamo ancora la possibilità di ravvederci e valorizzare un pezzo importante dell’arte italiana di cui siamo i custodi: non sprechiamola.

 

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.