“Autocisterne con materiali pericolosi, ponti da manutenere: quali rischi per il nostro territorio?”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore

 

Gentile Redazione,

sono trascorsi alcuni giorni dal disastro di Bologna, che ha visto l’esplosione di una cisterna carica di gpl sull’A14, e ancora non si arresta - a livello nazionale - il fiume di riflessioni e perplessità scaturito dalla vicenda.

Io credo che una riflessione seria vada fatta anche e soprattutto in merito al nostro territorio. Ormai lo abbiamo capito: ogni cisterna carica di gpl (ma i materiali pericolosi sono molti altri) è potenzialmente una bomba, la cui sicurezza – nel momento delicato del trasporto - è affidata ad un solo essere umano, l’autista, che proprio in quanto essere umano è soggetto a colpi di sonno, distrazioni, malori e quant’altro.

Ebbene, sono milioni le “bombe” che viaggiano ogni anno sulla rete autostradale italiana (e l’incidente di Bologna è stato solo l’ultimo in termini cronologici). Un genere di traffico che presto verrà incrementato anche sul nostro territorio per via della realizzazione – entro pochissimi anni - del deposito gnl sul Candiano, fra Marina di Ravenna e Porto Corsini. Ma è già considerevole il numero di automezzi carichi di sostanze a rischio che percorrono le nostre strade, a servizio delle industrie presenti sul territorio. Vista l’assoluta centralità del distretto industriale ravennate, cosa pensa di fare l’Amministrazione? Spostare tutto solo su ferro? Magari sino ad un hub fuori dai centri abitati, hub di smistamento su gomma per le piccole tratte e di proseguimento della rotaia?

 

Mentre, in generale, anche dopo Genova, mi chiedo se si pensi di controllare tutte le strutture, che per altro incidono sul porto e sul distretto industriale. Questi due drammi devono farci riflettere e non tollerare nessuna sbavatura.

 

 

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