“Beneficenza o attività commerciali mascherate? Si sgombri il campo da dubbi e ambiguità”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice.

 

Spettabile Redazione,

 

ormai, anche nel nostro territorio, si sta affermando la cultura delle “professioni surrogate”: utilizzo un modo fantasioso per dare un nome a tutte quelle attività che beneficiando di un regime fiscale e condizioni agevolate erodono il mercato di quanti portano avanti il loro lavoro, nelle regole, spesso con sacrificio.

Mi riferisco a finte sagre in ogni dove, attività commerciali e servizi fra i più vari. Negli ultimi anni, poi, tante sono le associazioni che offrono servizi e  prodotti a scopo benefico. O meglio: che affermano di destinare una parte dei proventi delle vendite a tale scopo.

 

Non vorrei essere fraintesa: io sono una strenua sostenitrice del volontariato e della beneficenza, quando essa è sincera e senza secondi fini. Ma la strada imboccata negli ultimi anni da molte sedicenti associazioni benefiche, mi lascia quantomeno perplessa.

In alcuni casi offrono prodotti e servizi in maniera semi professionale, quasi come chi lo fa per mestiere, andando ad esercitare di fatto un’attività commerciale al di fuori delle regole.

Ma da che mondo è mondo si può fare del bene donando il proprio tempo, il proprio lavoro (e anche le proprie risorse, se se ne hanno a disposizione), e non per forza offrendo prodotti e servizi in cambio di denaro.

 

Ci sono, poi, esempi virtuosi  - del presente e del passato - di beneficenza legata ad attività imprenditoriali, ma è tutta un’altra storia.
Voglio ricordare, a questo proposito l’opera meritoria di Don Lolli e la sua merceria “Alla Beneficenza” o le attività che San Patrignano utilizza per autofinanziarsi (non certo in nero, ma con posizione fiscale e operando come soggetto imprenditoriale).

Io credo che si imponga una riflessione su questo tema, anche da parte delle amministrazioni locali, perché si sgombri il campo da chi utilizza impropriamente la veste della solidarietà per altri fini, auspicando un ritorno a costumi più consoni a questa importante attività.

 

 

 

 

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