Manifestazioni sul vino a Ravenna, “Nessun legame con il territorio”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore

 

“Spettabile redazione,
con l’autunno arriva puntuale anche il Giovinbacco, la manifestazione enologica, trasferitasi da alcuni anni nel cuore del centro storico di Ravenna.

A volte l’abitudine  ad assistervi ci fa catalogare certe situazioni come ‘normali’, facendoci accantonare qualsiasi riflessione in proposito. Ma se si prova a fare un passo indietro e a contestualizzare, il volto delle cose può apparire diverso.
Per quanto riguarda il Giovinbacco, la riflessione che nasce in me spontanea da alcuni anni è questa: qual è il senso di allestire ‘faraonicamente’, ora nelle piazze centrali della città (Piazza del Popolo, piazza Kennedy, piazza Unità d’Italia) una manifestazione che propone e pubblicizza alcol – nonostante tutti i gravi problemi ad esso associati -, senza nessun collegamento strutturale con il territorio ravennate? Non siamo mica a Montalcino… o quantomeno a Faenza…

Posso capire finché si tratta di promuovere una tipicità del territorio (e comunque ci sono tanti modi per farlo, non per forza una kermesse data in pasto ai più giovani), ma avete mai sentito parlare dei celebri vini di Ravenna? Io francamente no.
A proposito di Faenza, che ho citato prima, io credo che in tema di eventi vinicoli offra un modello fra i più validi in Italia con Back to the wine, dedicato alle piccole cantine, alla divulgazione del sapere e della tradizione vinicola, valorizzando il consumo consapevole.
Anche le modalità a Ravenna, infatti, mi lasciano alquanto perplesso. Con il carnet di tagliandi, più calici di vino acquisti più risparmi: cosa che trovo assolutamente diseducativa e rischiosa, soprattutto per i ragazzi.
Senza contare che gli stand chiudono sì alle 22, ma che poi i carnet possono essere ancora spesi - dopo le 22 - nei locali convenzionati!
Infine, se posso permettermi anche un’osservazione estetica: montare dei capannoni-ristorante simil festa dell’Unità o festa dell’uva (con tutto il rispetto per queste manifestazioni) in una piazza da poco restaurata, anima della storia della città con Palazzo Rasponi, mi sembra una scelta davvero poco opportuna.
Ecco, io credo che non ci siano proprio i presupposti perché il Comune patrocini e compartecipi  - come fa da anni - in tali manifestazioni. Spero, anzi, che sempre più, anche a Ravenna, come in altre realtà, si faccia una prevenzione profonda contro l’abuso di alcol soprattutto nei confronti di chi è più fragile ed esposto alle sue gravissime conseguenze: i giovani”.

 

 

 

 

 

 

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