Centri commerciali e negozi inflazionati

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore.

 

 

"Il continuo incremento delle superfici commerciali inflaziona e conduce alla chiusura i piccoli negozi delle città, svalutando anche gli asset immobiliari dei cittadini risparmiatori.

 

Sintetizziamo il problema:

 

'A Topolinia ci sono 100 negozi gestiti da Topolino, Minni e dai loro nipoti. Nella città risiedono 10.000 abitanti quindi vi è un negozio ogni 100 abitanti: ma se il consiglio della Paperon de Paperoni ltd, che decide delle sorti di Topolinia, decide di fare aprire altri 100 negozi cosa succede?'. Vi sarà un negozio ogni 50 abitanti, quindi molto probabilmente o i 200 negozi sopravviveranno guadagnando mediamente tutti la metà o parte di essi, (probabilmente quelli meno sistemici con altri, o quelli privi di parcheggi, o quelli meno moderni e luccicanti, o quelli più piccoli e meno assortiti) saranno destinati alla chiusura, quindi in termini immobiliari ormai diventati inutili, saranno convertiti in garage e cantine depauperando il loro valore di non meno dell’80%, svilendo infine i quartieri residenziali che conseguentemente si spopoleranno di quella ragnatela di servizi commerciali e artigianali fittamente costruitasi nel ventesimo secolo a beneficio della 'città'.

 

Per quale motivo la maggioranza oggi guidata da De Pascale è favorevole a questa politica? Qual è il vantaggio per la collettività? È’ corretto che l’Amministrazione possa avere un tale diritto, così forte sul destino di imprenditori e risparmiatori ?

 

Lasceremo alla prossima puntata un approfondimento sulle operazione in corso e sulle loro connessioni con altri aspetti cittadini".

 

Robin Hood

 

 

 

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