Ravenna, “Sedici ore di attesa in pronto soccorso con mia madre ultraottantenne malata”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice

 

Gentile redazione,

vi scrivo per raccontare la disavventura che mi è capitata all’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. Io e mia madre, una persona anziana con rilevanti problemi di salute, abbiamo vissuto - non molto tempo fa - dei momenti molto pesanti, sia da un punto di vista fisico che psicologico.

Tutto è iniziato quando lei ha accusato un malore importante nella struttura in cui riceve assistenza. Come da prassi è stata chiamata l’ambulanza che l’ha portata all’ospedale cittadino. Io l’ho raggiunta in pronto soccorso e lì abbiamo aspettato 16 ore prima di avere una diagnosi. Vi lascio immaginare come poteva stare lei (ma anch’io non ero messa bene) dopo quella lunghissima attesa.
 

C’erano tantissime persone - la maggior parte di esse anziane - che aspettavano di essere curate. Tanta gente in barella: così tante persone da fare fatica a camminare nel corridoio. E per tutta questa gente solo una dottoressa, un’infermiera e qualche oss. Ma come si può? Fra il personale - certamente esasperato da queste condizioni al limite del surreale - più di uno si è dimostrato scocciato e sgarbato, che per un paziente già in stato di sofferenza psico-fisica, diciamolo, non è proprio il massimo per recuperare un po’ di serenità e salute. Non voglio fare, però, 'di tutta l’erba un fascio': abbiamo, infatti, incontrato in quelle ore anche medici, infermieri e oss molto più professionali e gentili.

 

Ma la vicenda non è finita qui.

Il giorno dopo, mi sono allontanata poco tempo dall’ospedale per fare un prelievo al bancomat. Dall’ospedale mi chiamano perché mia madre era molto agitata. Mi sono precipitata e in pochissimo sono arrivata nella struttura. Ho trovato mia madre addormentata. Ho chiesto all’infermiera e mi ha detto che era stata sedata con una puntura (ho scoperto poi che si trattava di un sedativo molto pesante). L’avevano sedata senza dirmi nulla. Senza valutare il fatto che mia madre, affetta da gravi patologie, potesse anche avere una reazione avversa. Mi sono arrabbiata enormemente, ho sbottato.

 

Dulcis in fundo l’hanno dimessa con ancora addosso gli elettrodi per l’ecg e l’ago ancora inserito nel braccio, fuori vena. Se ne sono accorti nella struttura dove viene seguita!

Sono delusa, arrabbiata, demoralizzata. Sapevo di quanto la nostra sanità fosse al collasso, ma provarlo sulla propria pelle (come immagino sia già capitato a molti) è un’altra cosa.

Detto ciò, so che ci sono medici e infermieri che continuano a fare il proprio lavoro in maniera impeccabile fra infinite difficoltà”.

 

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