Natale 2018, "San Vitale e zona del silenzio la nuova Ibiza ravennate"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore.

 

“Sono nato a Ravenna tanti decenni or sono. Ieri sera, per la prima volta, mi sono recato allo spettacolo di video mapping, le proiezioni luminose su S. Vitale, di cui tanti parlano da quando è partito questo progetto dedicato ai siti Unesco della nostra città.

Arrivare in una delle due meravigliose zone del silenzio di Ravenna, mentre alle 20:00 vi era una pioggerellina creata dall’umidità, la nebbia qua e là, i camini fumanti, il selciato riverberante  e qualche spiraglio di luce a formare un contesto affascinante, che solo gli abitanti della pianura padana conoscono,  ed essere calato in pochi secondi in un contesto di rumori e fasci luminosi degni della miglior discoteca di Ibiza, francamente mi ha molto stupito. Il tutto mentre un folla di persone si spostava qua e là consentendo alle vetture dei residenti di attraversare il nucleo di folla, al buio, con il solo riverbero dei raggi di luce “ibiziani”,  senza la benché minima presenza di forze dell’ordine per garantire la viabilità e la sicurezza (eccezion fatta per dei gran panettoni in cemento armato posti a proteggere la torre di proiezione, ma non gli spettatori).

In buon ordine ho assistito a tutta la proiezione: i pregiudizi vanno abbattuti con le verifiche sul campo, e qui il mio pregiudizio è peggiorato oltre ogni stima.

Premesso che l’arte è una delle più alte attività che l’uomo possa praticare, frutto di percorsi di studio e di esperienze di una vita, non comprendo come: si possa attingere e collegarsi in maniera così compenetrante all’altrui sforzo artistico intellettuale per trarne una riflessa affermazione; non trarne ispirazione o coglierne gli insegnamenti, ma entrare nell’opera altrui - e di fatto farla propria - attraverso rielaborazioni della stessa, addirittura avendo l’ardire di riapplicarle nel medesimo contesto originario, manipolandola e modificandola, anche solo in una proiezione! Proiettare, poi, su monumenti così importanti i titoli di coda e addirittura rimarcare la proprietà intellettuale del progetto,  di fatto impossessandosi di una “legittimazione imperiale”, è cosa veramente grave. Infine, proiettarci sopra la pubblicità - anche istituzionale -  non è commentabile: direi che è peggio che “provinciale”.

Non nutro alcun livore verso il regista ideatore e tantomeno verso il progetto, molto bello e innovativo, ma degno di altro contesto, per consentire all’artista di non avere limiti, ma soprattutto per non incidere pesantemente sui nostri straordinari monumenti e sugli ambienti urbani formatisi in secoli di storia.

Un artista deve trarre da chi è venuto prima di lui ispirazione, insegnamenti e idee, ma non deve essere consentito che un artista, come in questo caso, entri dentro l’opera d’arte di altri artisti che hanno operato centinaia di anni or sono, seppur con una disciplina artistica innovativa.

Questo Natale vede una Ravenna tristissima, con luminarie al lumicino - vista la crisi del commercio - e presenti a macchia di leopardo (si veda ad esempio quanto è ridicola via Maggiore, porta della città); luminarie che hanno ricevuto un contributo pubblico comunale di qualche migliaia di euro, contro i 60/70.000 stanziati per il video mapping.

Un consiglio per le Istituzioni: nessuno dovrebbe poter toccare e interferire con le opere d’arte della collettività, a nessuno dovrebbe essere consentito di appropriarsi dell’identità della comunità; Illuminate la città per Natale, che così fa ridere. Per il video mapping trovate luoghi e soggetti più indicati: coltivatelo in quanto parte di nuove discipline artistiche di rilievo, ma praticatelo altrove, magari sulla darsena, nei muri della vecchia caserma, nelle fabbriche dismesse. GIÙ LE MANI DALL’ARTE, PATRIMONIO DI TUTTA L’UMANITÀ”.

 

Un cultore dell’Arte volutamente anonimo.

 

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Maratona di Ravenna Ravenna Città d'arte, edizione 2018