Caro Giro, ma quanto ci costi?

Martedì 21 maggio Ravenna ha ospitato una partenza di tappa del Giro d’Italia. Tante persone hanno assiepato le strade che dal capoluogo – toccando anche Russi, Bagnacavallo, Lugo, Sant’Agata sul Santerno, Massa Lombarda – hanno portato la “Carovana Rosa” fino al traguardo di Modena.

Il passaggio del Giro, caratterizzato anche da tante iniziative collaterali, ha rappresentato un evento per il territorio, non c’è dubbio. Tuttavia fa riflettere il “prezzo” che un’iniziativa del genere comporta. E’ consuetudine che le città ospitanti, con costi variabili, diano un contributo per avere la Corsa Rosa. Il Comune di Ravenna ha riconosciuto alla società organizzatrice, Rcs Sport (Rizzoli-Corriere della Sera) , 70mila euro più Iva, ovvero 85 mila 400 euro totali; ma non è finita qui. Restando alla “logistica stradale”, altri costi sono stati legati alla rimozione e risistemazione dei dissuasori, alle operazioni riguardanti le transenne e le tabelle, compresa la fornitura, all’assistenza: in questo caso il Comune ha affidato l’incarico a Sistema 3.2 per un importo di poco più di 32 mila euro, Iva inclusa.

Dunque il Giro comporta comunque uno sforzo economico, Ravenna ha avuto come costi base 117.400 euro! Il discorso può essere ampliato, al di là delle singole cifre: perché la corsa ha caratterizzato in generale il territorio dell’Emilia Romagna. Bologna è stata la città di partenza, prima con una cronometro poi con una tappa verso la Toscana, Fucecchio; da Riccione a San Marino si è svolta un’altra cronometro; poi appunto, dopo il giorno di riposo, la Corsa Rosa è andata da Ravenna a Modena, poi da Carpi a Novi Ligure. Insomma, se - ovviamente in modo indicativo - moltiplichiamo i 117 mila euro, per difetto, di Ravenna per il numero dei vari comuni coinvolti dalla competizione ciclistica, ben si comprende come le cifre diventino veramente alte. Quantomeno le Amministrazioni avranno incassato ingenti somme per l’Icp, imposta comunale sulla pubblicità e la Tosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico.

In ogni caso, al di là delle varie opinioni che si possono avere sul rapporto costi-benefici, mi chiedo se il denaro, o parte di esso, investito dalle Amministrazioni per la corsa, non potesse essere utilizzato per un piano di manutenzioni stradali quantomai utile per il nostro territorio: in modo particolare nel territorio ravennate e nei lidi per i problemi legati alle radici. O meglio, speriamo che gli esborsi non abbiano tolto risorse per queste opere. Saremmo alla beffa: le strade del Giro, “in volata”, avrebbero superato quelle di Ravenna e più in generale quelle emiliano-romagnole...

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