"Il mercato coperto: solo una foodcourt"

Riceviamo e pubblichiamo un’opinione sul Mercato Coperto di Ravenna

"A ricordo di tutte le imprese famigliari 'colonizzate': come fiori rimarrà la foresta di colonne di Matteucci. Sono nata a Ravenna, ho passato la mia infanzia a scorrazzare ogni mia ora libera al “mercato”, il mercato era la mia casa.

Ricordo quei giorni che accompagnavo i miei genitori ad aprire alle 5 di mattina, tappa fissa al Belli in via Ponte Marino per il caffè, poi via in cella nel cortile su via Ponte Marino a prendere la merce da esporre, poi di tutta fretta ad allestire il banco, un formicaio di api operaie che allestiva il “presepe” ogni mattina. I compiti di tutta la mia vita scolastica li ho fatti sotto il bancone o nel retrobottega appoggiato a un pilastro di ghisa (di Matteucci) verde Provenza o beige comunque dolce come tutto il mercato. Il mio tempo libero era con i miei genitori che dovevano lavorare: quindi il mio parco giochi era il mercato. Andavo dal custode, rigido e cordiale, nel suo appartamento che di fatto era un attico sul mercato, su quella foresta di ghisa, da casa sua posta al vertice del tetto si vedeva tutto, si accedeva con un ascensore che saliva sino al tetto; poi andavo nelle celle, un freddo siberiano, e stuzzicavo sempre il suo burbero addetto; giravo sotto tutti i banchi del pesce, straordinarie opere d’arte in pietra, e anche qui di burberi ve ne erano più di uno, ma il tour preferito era il sotto banchi chiusi della frutta e verdura, che venivano dopo latticini e pesce, qui era una sorta di safari straordinario! E in ultimo nel pomeriggio i mitici tricicli degli spazzini!

Ma che dire delle icone del mercato, nella top ten vi era un pescivendolo di cui non ricordo il nome, Felice e Bassi dei formaggi, l’uomo della ghiacciaia. Ho accompagnato i miei genitori per anni a comprare le materie prime in tutta Italia direttamente dai produttori. Ho imparato addirittura a fare lo squacquerone migliore del mondo: mischiando casatella, stracchino, ricotta, mascarpone. Sono figlia del Mercato. Il mercato era sempre pieno “imbullonato”, tutti, ricchi e poveri venivano lì!

Il mondo cambiava e nasceva la Gdo, ma il mercato coperto ha iniziato il suo lento declino non per quello; stakeholder hanno ritenuto di agire diversamente, è stato tolto piano piano un sogno a decine di famiglie di piccoli imprenditori, è stata sfibrata ogni resistenza con ogni arma - lecita - obbligandole a ogni sacrificio famigliare per poi colonizzare anche gli ultimi “indiani” sopravvissuti. Ora ci si propina un nuovo mercato incidentalmente in tutta fretta a ridosso di tre straordinarie scadenze elettorali: la regione, Faenza e Ravenna. Nota di cronaca l’ultima inaugurazione avvenne l’anno della marcia su Roma!

Inoltre, personalmente ritengo che alla Coop già Romagna Marche già Adriatica ora 3.0 del Mercato mai gli sia interessato nulla, ma sia solo stata indotta a fare l’operazione; Spadoni idem! Speriamo che anche il vecchio macello - vista l’aria produttiva - sia sistemato con altrettanta fretta dagli attuali proprietari!

Entrando nel merito dell’opera la ritengo un incrocio scadente fra un mercatino vintage e un Eataly, un luogo che brandisce al centro un elemosiniere come trofeo della sua opulenza in contrasto a ottoni, mogani, divani modello Frau, non è per me gradevole!

Per me questa non è valorizzazione ma l’opposto. In tutto il mondo chiunque gestisce mercati coperti oggi tenta di riportare o non farsi sfuggire contadini e piccoli commercianti! A Ravenna sono marginalizzati o estinti, senza parole. È stato fatto l’ennesimo supermercato e un mega ristorante (in barba alle richieste di contingentamento delle associazioni datoriali), ovviamente il tutto industriale, trattandosi dimensionalmente, Spadoni e Coop, di due industrie. In ultimo non sembra essere proprio un luogo economico e popolare. E la festa di Capodanno con musica conferma che è tutto fuori che un mercato; di mercato vi è rimasto solo il nome e la storia, trattasi di un multiristorante anche con vendita di generi alimentari: cioè non un mercato ma una foodcourt.

A ricordo di tutte le imprese famigliari 'colonizzate': come fiori a loro ricordo rimarrà la foresta di colonne di Matteucci".

Un’ orfana del Mercato

 

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