"Aiutiamo Renato"
Dopo aver visto le interviste fatte, ho deciso di parlare con Renato, per capire la sua situazione, aiutandolo a diffondere la notizia nella speranza di poter risolvere in breve tempo il suo problema.
Incontro Renato nella sala d’attesa della stazione, ci sediamo e comincia a spiegarmi la sua situazione. La mia prima impressione è di trovarmi di fronte ad una persona colta, ben curata e dalla dignità invidiabile. Mi dice di essere un Perito Elettrotecnico, originario di Argenta. Prima di trovarsi per strada, la sua vita era quella di una persona come tante, il suo lavoro, la sua casa e le sue piccole cose di tutti i giorni. Professionalmente, dopo aver gestito per 10 anni un’azienda propria a Roma, aveva trovato posto come dipendente presso un’azienda di Ferrara, con mansioni di addetto al Marketing Aziendale, preoccupandosi di tenere corsi di formazione interni e atri compiti di tipo organizzativo. La sua disavventura inizia nel 2006, quando, con un preavviso di 15 giorni, viene messo a conoscenza della chiusura dell’azienda presso la quale lavorava.
Di qui in avanti per lui, divorziato da vent’anni e senza figli, inizia un cammino che lo porterà a dormire in centri di accoglienza sparsi per tutto il centro-nord, lavorando per pochi giorni l’anno, spesso anche in nero, costringendolo a chiedere l’elemosina.
Nonostante la sua storia sia già apparsa su giornali e televisioni locali, ricevendo l’interesse del Tg3 delle Marche fra le altre, nessun politico ne privato finora è stato in grado di offrire un umile lavoro a quest’umile uomo. Potremmo chiederci perché dovrebbe volere un lavoro se ha da dormire gratuitamente e per mangiare tira avanti facendo la carità? In realtà, i centri di accoglienza concedono agli italiani nelle sue condizioni, solo qualche giorno al mese di pernottamento, di qui la necessità di spostarsi, per quanto riguarda il mangiare posso solo dire che non consuma regolarmente i pasti, non per sua scelta ovviamente.
Mi dice di aver fatto richiesta a tutti gli alberghi e ristoranti da Cervia a Cattolica, parlando con le varie Pro Loco e lasciando centinaia di curriculum, ma con la “scusa” dell’età, si è visto passare davanti per lo più immigrati giovani e sottopagati o pagati in nero, i quali, una volta fatta la stagione, rientrano nel loro paese lasciando chi come Renato ha versato 32 anni di contributi, sul marciapiede. Ora sembra, a quanto mi viene detto, di trovarsi di fronte ad un razzismo al contrario, a discapito dei nostri concittadini. Non entro nel merito delle scelte operate dai datori di lavoro e dei politici di questo paese, ciò su cui ho avuto modo di riflettere, però, parlando e osservando questa persona, oltre alla sua lucidità mentale e capacità di sorridere costantemente, è quanto sia facile trovarsi nella sua situazione e quanto sia altrettanto facile poterne uscire! Per trovarcisi, basta perdere il lavoro dopo i 50 anni, per poterne uscire basta trovare qualcuno capace di capire la situazione e di offrire un lavoro.
A chi trova un lavoro, i centri di accoglienza permettono il pernottamento per qualche mese consecutivo, tempo utile a trovare un alloggio nel quale vivere, senza essere costretti a dormire, come accade oggi, un giorno in Ostello (con i soldi delle elemosine, tolti ai pasti) , un giorno sotto le Stelle. Perché la sua situazione è questa, al momento dorme anche per strada. Non cerca certo un lavoro da dirigente, nemmeno uno in cui debba sollevare pesi, data l’età non può certo fare il facchino. Chiede un lavoro umile per i prossimi tre anni (dopo di che arriverà la pensione), lavare piatti, fare le pulizie, fare il portiere notturno o altri lavori simili, che gli assicurino un compenso di sette/otto cento euro al mese, il minimo indispensabile a pagare una stanza dove dormire e pasti da consumare regolarmente.
A voi che leggete chiedo di fare uno sforzo, alzare il telefono e chiamare un amico, che sia imprenditore o politico o un cittadino qualunque, e di aiutare questa persona a riprendersi la propria vita. Lo sforzo non richiede molto impegno, ma solo diffondendo questa notizia potrà farsi avanti qualcuno e la sua odissea, forse, potrà terminare.
Anacleto Capozzoli per “La voce dei Cittadini”
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