Sudafrica 2010, il Mondiale dalla A alla Z
Dopo anni di lavoro, passione, battaglie, ansie, Sudafrica 2010 è alle spalle. Un mese vissuto intensamente, per la prima volta nel continente africano, in cui calcio e costume sono stati al centro dell’attenzione mondiale. Tanti i protagonisti, dalla Spagna vincitrice del trofeo alle vuvuzelas che hanno accompagnato tutte le partite, passando per il polpo Paul “il mago” dei pronostici.
A come AFRICA. Il continente nero ha ospitato per la prima volta una fase finale dei Campionati del Mondo e i suoi colori hanno fatto da cornice ideale a questo mese di calcio.
B come BRASILE. I cinque volte campioni del mondo hanno toppato clamorosamente, uscendo di scena ai quarti di finale senza mai impressionare. Come ha titolato un giornale tedesco all’indomani dell’uscita dei verdeoro, “Brasile: 2014”, ovvero la prossima edizione dei campionati. Senza parole.
C come CAPELLO. L’ultimo baluardo italiano a cadere è comunque uno degli sconfitti del Mondiale. Incapace di dare un colpo di orgoglio all’Inghilterra, Don Fabio si può consolare con un ingaggio faraonico che lo accompagnerà anche nei prossimi anni.
D come DEL BOSQUE. Il tecnico della Spagna, dal basso profilo e dai baffi pronunciati, è l’artefice del capolavoro che ha portato al delirio un’intera nazione. Ha saputo unire un popolo, riuscendo a mettere insieme Barcellona e Real Madrid.
E come ESPAŇA. La squadra campione del mondo e la più forte. Ha vinto il suo primo mondiale con il gioco e l’intelligenza, conquistando uno storico bis dopo gli Europei di due anni fa.
F come FORLAN. Capocannoniere in condivisione con altri tre, è stato votato come miglior giocatore del torneo. Il biondo attaccante arriva alla consacrazione definitiva a 31 anni: dopo aver trascinato l’Atletico Madrid al successo in Europa League, è l’uomo simbolo del sorprendente Uruguay.
G come GHANA. L'orgoglio di un continente. Il sogno di diventare la prima africana a raggiungere le semifinali di un mondiale si è infranto sulla traversa della porta dell’Uruguay, nell’incredibile quarto di finale terminato ai calci di rigore.
H come HD. Sudafrica 2010 ha segnato una rivoluzione nella visione delle partite, per la prima volta trasmesse in tv in alta definizione. Preferivamo il bianco e nero e l’Italia in finale.
I come INIESTA. È suo il gol che ha deciso la finale contro l’Olanda. Fondamentale nella Spagna come nel Barcellona con quel suo gioco invisibile ma necessario, è dotato di una tecnica sopraffina e gioca a memoria sia coi compagni di nazionale che di club.
J come JAMES. A 40 anni il portiere dell’Inghilterra è il giocatore più anziano del torneo. E per una volta non è stato “Calamity” James nonostante lo Jabulani (il tanto discusso pallone), lasciando così il beffardo soprannome al socio Green, protagonista in negativo nella gara d’esordio con gli Usa.
K come KLOSE. Con i quattro gol segnati nel suo terzo mondiale, raggiunge Muller a quota 14 reti realizzate nei campionati, un solo gradino sotto Ronaldo.
L come LARISSA RIQUELME. L’immagine della sua esultanza con il cellulare che spunta dal top biancorosso del Paraguay è una delle istantanee del Mondiale. Notorietà alle stelle e soprannome azzeccato: la “novia” del Mundial, la fidanzata desiderata da tutti.
M come MANDELA. A 92 anni, fiaccato dalla tragedia che ha colpito la nipotina alla vigilia del torneo, è il simbolo del Sudafrica unito. È stato il più grande leader politico dell’Africa e il più grande di tutti tra i viventi. Invincibile, anzi, Invictus.
N come NUOVA ZELANDA. Partita come lo zimbello del Mondiali, non si è affatto dimostrata una squadra di rugbisti dispersi in vacanza, ma ha disputato tre gare dignitose uscendo di scena senza perderne nessuna.
O come OLANDA. Compatta, concreta e bella da vedere per il percorso che l’ha portata in finale, ovvero sei partite, tutte vinte. Nel match della vita sono mancati il coraggio (Van Persie doveva essere sostituito dopo il primo tempo), lo stile (troppi falli, troppa cattiveria) e le due stelle, Robben e Sneijder, offuscate proprio sulla linea del traguardo.
P come POLPO PAUL. Il cefalopode più famoso del mondo, che con le sue previsioni ha rivoluzionato la figura dell’indovino. Con otto pronostici azzeccati su altrettante partite, è uno dei vincitori del Mondiale. Da domani tornerà a “fare il polpo”, fanno sapere dalla Germania.
Q come QUAGLIARELLA. Unico squarcio di azzurro in una nazionale spenta come in nessun’altra occasione. Il suo secondo tempo contro la Slovacchia, compresa la gemma da fuori area per il definitivo 2-3, ha riacceso le speranze di tutti gli italiani prima dell’agghiacciante finale.
R come ROSETTI. L'errore sul gol di Tevez contro il Messico pesa come un macigno sul Mondiale dell'arbitro italiano e su quello dei messicani. Un triste modo per terminare la carriera, un pessimo biglietto da visita per l'imminente incarico da designatore.
S come SNEIJDER. Come ha detto la Fifa, “non è il più forte giocatore del mondo ma tramuta in oro ogni pallone che tocca”. Tutto vero prima della finale contro la Spagna, il cui esito non può cancellare il talento del giocatore olandese, che dopo il triplete ottenuto con l’Inter è proiettato verso la vittoria del Pallone d’Oro.
T come TSHABALALA. Il centrocampista sudafricano ha segnato il primo gol del Mondiale, nella gara di apertura contro il Messico. Un sinistro incrociato sotto il sette a velocità supersonica per una delle reti più belle della manifestazione.
U come URUGUAY. La più bella sorpresa del torneo, guidata con sapienza e signorilità dal maestro Oscar Washington Tabarez, che fu solo parzialmente apprezzato in Italia, sponda Cagliari.
V come VUVUZELA. La trombetta già simbolo dei Mondiali. Oggetto comune in Sudafrica, presente in migliaia di esemplari sulle tribune degli stadi, è diventato di culto in tutto il mondo. In Italia è già uno status symbol e sta spopolando nelle spiagge: forse uno psicologo potrebbe spiegare come l’homo italicus venga fatalmente attratto da qualcosa che egli stesso reputa oggettivamente disturbante e insostenibile.
Y come YOLANTHE. La futura signora Sneijder. Un tocco di rosa nel finale grigio degli orange.
W come WAKA WAKA. La canzone di Shakira e inno dei Mondiali è diventata una hit planetaria. Danza per eccellenza dell’estate, è anche protagonista di parodie più o meno divertenti visibili su Youtube.
X come XAVI. Autore di 560 passaggi (di cui 25 per occasioni da rete) è il giocatore più prolifico dei Mondiali e il faro del centrocampo della Roja campione.
Z come ZUMA. Il presidente sudafricano, tifosissimo di calcio, è il simbolo dell’Africa che cambia. Non solo colorata e folcloristica, ma anche protagonista, ambiziosa e soggetto economico in crescita.
(mat.pa.)
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