Milano Marittima, alla Bottega d'arte la retrospettiva su Werther Morigi

“Un Secolo di Colori” aprirà sabato
3 luglio 2012 |  Arte | Cervia |

Cromìe per decifrare i codici dell’ego morigiano, per comprendere i risvolti psicoanalitici della sua adria afabulazione che percorre quotidiane tracce salmastre ai piedi di esigenti inquadrature. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ENIT e il Comune di Cervia presentano una grande mostra dedicata alla figura e all’opera di Werther Morigi (1915-1990).Il progetto espositivo, che ha avuto una significativa anticipazione all’Orangerie di Parigi, si presenta nei locali della Bottega d’Arte su due piani: alle undici opere storiche esposte in Francia, in una selezione che si chiudeva con gli anni Sessanta, alla galleria nel centro di Milano Marittima se ne aggiungono altre ventidue degli anni Settanta e Ottanta. La mostra propone uno sguardo completo e approfondito sull’opera del grande pittore romagnolo ispirata dal suo amore e fedeltà per Milano Marittima della quale ricorre il Centenario di fondazione, che dal 1947 lo ispirò. Dal prologo degli olii su canovacci di balla del’39, fino alla lunga stagione degli affreschi naturali sui tèleri di juta e cotone, durante la quale Werher Morigi prima interpreta un figurativo allusivo e sognato, poi personalizza l’onirico di visioni simboliche, e infine, si fa protagonista di simbiosi fra colore e luce in un percorso denso di suggestioni, ma anche di magiche visioni che percorrono le sue infinite tematiche.
Impossibile parlare dell’opera di Werther Morigi senza chiedersi quali messaggi segreti celi, segreti che l’autore svela col merito della visione, suffragata da una rigorosa ricerca iconografica. Ma il suo maggior pregio e quella di restituire la formula dei colori di una natura che ne decreta il capolavoro: la riva e sponde del canalino il più amato, la via del mare che arriva alla campagna, l’asse onirico al quale Werther Morigi affida le pulsioni mai sopite di eros e thanatos. Acque lente e smaltate dal colore di mille cieli e vegetazioni, correnti crespate dai meandri di brezze sentimentali ed eventi esistenziali. E dentro tutto, quello iodio opacizzante che ammanta la visione e la rende un semplice capolavoro: l’arte delle arti, estivo desiderio, invernale inquietudine. Miscellanea di tinte in amalgame atemporali, vibranti armonie dai segni elettrici che tracciano pini, sentieri, acque che divengono icone di una tavolozza strabiliante occhi e cuore. Il pittore diviene garante della natura di Milano Marittima, ne ottiene le confidenze; attraversa il tempo e  ne guadagna la fiducia, declama la verità e l’amore di ogni quotidiana razionalità. Il suo pennello scandaglia, fino alla fine, un’intelligenza empirica che influenza la sua mente e tatto, partorendo immagini e simboli segreti fra i nodi della tela. La sceneggiatura di tutta la sua vita terrena, distinta dal colore in tutta la sua potenzialità metaforica è al di sopra della materia puramente tintoria. I secondi, le ore, le stagioni tessono dal 1947 la fantasmagorica convivenza di Werther Morigi col vento che Grazia Deledda rimbalza nel quadrilatero di salina, mare, pineta, spiaggia. Un’eternità di istanti che affluiscono nella sua mente, ove inconscio e realtà elaborano gli archetipi colorati per i fruitori del bello,  inducono idillii di acqua e cielo, mito e storia, uomini e dei che Werther Morigi ha vissuto nel “posto più bello del mondo”.    

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