Baricco e Bergonzoni a “Radio3 in festival”. Uno 'scudo' contro la televisione

Cervia, ai Magazzini del sale si è parlato di cultura
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17 aprile 2010 |  Cultura | Cervia |

L'inizio non poteva essere più promettente per il “Radio3 in festival” in onda dai Magazzini del sale cervesi. Davanti a centinaia di spettatori, a due passi da Papeete e Pineta, luoghi di culto per gli amanti del Grande Fratello, Baricco ha parlato di libri e lettura seguito da un Bergonzoni scoppiettante che ha invocato la rivoluzione contro le televisioni.

Il primo è stato protagonista di “Fahrenheit”, programma condotto da Marino Sinibaldi, che ha rivolto allo scrittore torinese alcune domande sui suoi libri in generale e sul suo mestiere. Ne è emerso che Baricco predilige gli stili di scrittura variegati, anche all'interno della stessa opera, a differenza di quel che desiderano gli editori: per questo motivo il suo libro preferito è “City”, mentre la sua produzione meno apprezzata è “Seta”, nonostante il grande successo (che, come ha ammesso, non riesce a capire).

Poi ha parlato di quanto è stato difficile per lui pubblicare l'autobiografico Emmaus: “Non volevo che i miei genitori lo leggessero. Ci sono vecchi amici che si sono riconosciuti nel romanzo e mi hanno chiamato per complimentarsi. Per me è stato difficilissimo e imbarazzante, mentre vedo che per altri è naturale scrivere di sé: nella mia scuola (la Holden di Torino, nda) i ragazzi scrivono sempre della loro vita anche se nono giovanissimi, e le loro storie sono sempre perennemente infarcite di scuole elementari, nonni e descrizioni minuziose delle mamme. Alla lunga non se ne può più: dovrebbero imparare a scrivere della loro terra e dei loro tempi, non di sé”.

Bergonzoni è invece salito sul palco pronunciando una "dichiarazione di dipendenza" dalla radio: “Dichiaro il mio sano condizionamento nei confronti vostri che parlate altro e suonate oltre”, e poi si è lanciato in una serie di ironiche provocazioni nei confronti della televisione, colpevole secondo lui di abbassare il livello culturale delle persone nonché di appropriarsi con superficialità di alcuni importanti concetti rendendoli inutilizzabili: “Non posso più pronunciare sole cuore amore! Invadiamo gli studi televisivi a bordo di gommoni! Sarà un invasione un po' secca”, o “Necessitiamo di un'operazione chirurgica: rifacciamoci il senno!” e, parlando della cultura italiana, “E' inutile piangere sul latte versato, bisogna cambiare la mucca!”.
(fg)

 

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