18 settembre 2009 - Cronaca

Il prefetto si presenta alla città

Dalle ronde all’immigrazione, le riflessioni di Compagnucci. Moschea: “Si valuti, ma una società che ha paura ha già perso”. Ladri di mezzi agricoli: “Gravi danni all’economia, li prenderemo”

“La mia sensazione è quella di essere in una città ‘elegante’, ‘soft’, che non si è abituata al caos, all’illegalità morale: testimonia che si può ancora vivere in un certo modo”.
Riccardo Compagnucci descrive così Ravenna.

Questa e altre valutazioni, decisamente mirate, visto il suo recente insediamento, sono state al centro dell’incontro tra il prefetto e la stampa: in cui sono emersi  alcuni degli argomenti più importanti dell’agenda locale e non. Dalla moschea alle ronde, dalla recente escalation di furti di mezzi agricoli e industriali – “li prenderemo presto” - all’immigrazione.

“Le criticità? Durante un colloquio informale il prefetto che mi ha preceduto, Floriana De Sanctis, mi ha detto una cosa giusta: se per criticità si intendono problemi che cambiano la vita, allora non ci sono. Ma d’altra parte c’è sempre la possibilità di migliorare, anzi Ravenna fa parte di un’Italia che deve essere trainante, fare da modello. E chi è un modello non può fermarsi: si può fare di più e questo vale per tutte le istituzioni, anche per me”.
Secondo Compagnucci la crisi può essere un momento di rilancio. “In Cina la parola crisi è formata da due ideogrammi: uno significa ‘problema’, l’altro ‘sviluppo’…”.

Grande collaborazione tra le forze dell’ordine
In tema di sicurezza e legalità il prefetto ha sottolineato la sinergia che caratterizza il lavoro delle forze dell’ordine sul territorio. Un grande lavoro - cita tra l’altro le centinaia di persone controllate ogni giorno -  proficuo e ‘sereno’. Sul fronte della carenza degli organici, pur dicendosi pronto a fare quello che è necessario, ha valutato come fisiologico il gap del 10-20 per cento, che tra l’altro contraddistingue anche la Prefettura.
“Reputo attualmente molto seria la questione dei furti dei mezzi agricoli:  ed è già stata diramata una nota per colpire tutti quei reati che fanno danni all’economia. Vedete, se mi rubano la macchina qualche alternativa ce l’ho. Ma se sono un agricoltore e mi rubano il trattore la questione cambia. Insomma, i furti non sono tutti uguali, alcuni fanno più danno, minano la fiducia sociale: per questo dico che la banda – di questo si tratta – verrà presa presto. Non sono preoccupato, sono curioso: li voglio vedere in faccia”..

“Inserire gli abusivi nel mondo del lavoro”
Per ciò che concerne le ronde Compagnucci è pragmatico: “Se Ravenna ritiene che servano si può lavorare con l’umiltà di sperimentare. La legalità è una cosa seria, tutto ciò che facciamo va misurato e ponderato. E nel caso bisogna sapere tornare indietro”.
“Il commercio abusivo? Anche questo fenomeno tocca in maniera pesante l’economia: ma i venditori vivono in una marginalità in cui gli abbiamo messi noi… Occorre allora stroncare il fenomeno in difesa dei commercianti, ma anche per tutelare gli abusivi. Vanno tolti dalle strade, dalle spiagge. Penso che anche in questo caso Ravenna potrebbe fare da modello, facendo progetti di inserimento nel mondo di lavoro”. L’impegno delle istituzioni riguarda anche il fronte della prostituzione: i controlli continueranno, nella consapevolezza che la Riviera, con il grande flusso di persone, parte già penalizzata.

“Immigrazione, i ghetti vanno evitati”
Anche sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione – “che non significa avere la colf filippina” – Compagnucci dimostra di avere le idee chiare, forte di un’esperienza giuridica che per lunghi anni l’ha portato a occuparsi del tema. “Credo che l’immigrazione rappresenti una questione da gestire, non da risolvere. D’altra parte in Italia la carenza di programmazione ha portato paradossalmente un risultato positivo: ci sono oltre 200 etnie ma non sono sorti, come in altri Paesi, ghetti, banlieu. Inoltre, non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un problema umano, stiamo parlando di mani, di cuori, di cervelli. Poi certo, anche di brave persone o in alcuni casi di delinquenti. Occorre continuare ad evitare la ghettizzazione, anche territoriale, vero freno per l’integrazione: è un tema che riguarda più gli adulti che i bambini, che già dalla scuola hanno la possibilità di socializzare. Invece gli adulti diventano monadi.
Sulla moschea Compagnucci preferisce al momento non esprimersi nel dettaglio ma sotttolinea l’importanza di non cavalcare la paura: “una società che ha paura ha già perso”.

Inizia quindi un tempo di intenso lavoro per Riccardo Compagnucci. Annuncia, più o meno metaforicamente che ogni tanto, dismesso l’abito, indosserà i jeans: per vivere la città, per capire “da dentro” le esigenze dei cittadini. 

Riccardo Compagnucci, nato a Roma nel 1950, sposato e con una figlia, è stato ufficiale di complemento in Aeronautica militare, entrando nei ruoli dell’amministrazione dell’Interno del ’76. Nella sua carriera importanti incarichi: per undici anni, dal 1991 al 2002, ha lavorato nel campo dell’immigrazione, ricoprendo il ruolo di capo di Gabinetto del capo Dipartimento. Nominato prefetto nel 2003, Compagnucci è stato direttore centrale del personale presso il dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, svolgendo contemporaneamente importanti incarichi a Bruxelles. Dal 2005 è stato  direttore centrale per la Difesa civile del dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile. Nei mesi scorsi, forte il suo impegna nell’emergenza dell’Abruzzo (ma.mont.)
 

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