26 novembre 2014 - Cronaca

C’è anche una giovane romagnola dietro il boom di uno dei locali più amati di Londra

Si tratta di Simona Anzelmo, ingegnere di 29 anni

Come si fa a passare in pochissimi anni da neo laureata di un paese di provincia a manager di uno dei più quotati locali di Londra, in vetta alle classifiche di gradimento degli abitanti della City? Ce lo spiega Simona Anzelmo, 29enne originaria di Barisano in provincia di Forlì ed ex studentessa all'Università di Ravenna. Il locale per il quale lavora, il coffee shop “Casa Tua”, ha da poco vinto un importante premio assegnato dal noto magazine “Time out”. Si tratta di uno spazio accogliente, dove tanti londinesi e turisti si fermano ogni giorno a consumare invitanti colazioni e spuntini “all’italiana”. Senza dubbio è merito anche del suo talento se più di 30mila utenti del web hanno votato “Casa Tua” come miglior locale di Camden, nella zona Nord Ovest di Londra. Dietro i menu del coffe shop, creato da un business man irlandese e da un giovane salentino, c’è infatti la sua regia, con la quale supervisiona anche lo staff, i fornitori, l'amministrazione e la contabilità. Il risultato? “Casa Tua” è stato per diverso tempo primo anche nel gradimento degli utenti di  TripAdvisor su 17300 locali a Londra.
“Ci siamo posti l’obiettivo di far conoscere alcune abitudini gastronomiche italiane che da noi sono all'ordine del giorno, ma che per gli inglesi sono qualcosa di ‘amazing’ – ha spiegato Simona Anzelmo - Nei primi sei mesi di vita del locale, nato il 7 agosto 2012, abbiamo anche organizzato delle Master Classes. Ora stiamo lavorando sull'apertura serale: quindi presto ci trasformeremo in un coffee shop bistro, con fornitori italiani che importano i prodotti direttamente dall'Italia”.

Ma come è iniziata l’avventura di Simona nella City? “Come tanti giovani italiani, fresca di laurea in ingegneria, il 4 gennaio del 2011, sono arrivata a Londra come ragazza alla pari, con il desiderio di imparare a parlare l'inglese come l'italiano e sapevo che non sarebbe stato semplice – spiega - dopo un anno e mezzo di questa esperienza ho girato pagina... Ho avuto infatti la fortuna, inviando un semplice curriculum, di riuscire a lavorare al villaggio olimpico, nella mensa degli atleti durante le Olimpiadi del 2012:  gli orari erano massacranti (circa 80 ore settimanali), ma lo stipendio era ottimo e l’ambiente molto divertente. Posso dire che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Successivamente – continua Simona – sono diventata head chef, chef capo, di una cucina in un pub in Angel, “The Exmouth Arms”. Ma 10 mesi sono stati sufficienti per imparare tutto ciò che mi sarebbe potuto servire... quindi a gennaio 2013 ho dato il mio notice e sono andata via. Di lì a poco mi è arrivata la proposta di unirmi al Team di 'Casa Tua'".

Sull’eventuale possibilità di tornare in Italia, Simona ha le idee chiare: “Io ho una certezza: credo molto in questo progetto e lo porterò avanti… almeno finché la vita non mi proporrà qualcosa di altrettanto entusiasmante da qualche altra parte del mondo!”

Alla domanda di rito su eventuali consigli da dare ai giovani italiani che aspirano a trovare miglior fortuna all’estero, Simona spiega: “le possibilità di crescita all'estero ci sono e le motivazioni per farlo sono tante. Tutto sta nell'intelligenza delle persone e nella loro voglia di fare. Ma mi piacerebbe sfatare un mito: non si fa la bella vita a Londra. Per raggiungere gli obiettivi il percorso è molto arduo e questo per i ritmi a cui la città ti sottopone, le convivenze forzate nelle sharing house, gli affitti che sono sempre alle stelle. Le tentazioni qui sono innumerevoli, quindi solo se uno è altamente motivato e crede veramente nel proprio percorso riesce.... altrimenti è facile farsi travolgere. Ho conosciuto diverse persone che sono cadute – continua - e dopo la città frenetica ti risucchia. Io credo che Londra sia fatta di sensazioni estreme... La felicità, quando la raggiungi, è reale ed è a livelli amplificati, ma allo stesso modo lo è la tristezza. Io ho imparato a vivere di questi estremi e ho scoperto che mi piace un sacco. Ho imparato a lottare per un minuto di felicità vera, anche se poi ne devo pagare tre di tristezza...”

 

Carmen Nardi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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