9 marzo 2019 - Cronaca, Cultura

“Il Drago di Romagna”, l’intervista esclusiva a Gerardo Lamattina

Ravenna sotto i riflettori per la docufiction sul Mah Jong

Il Drago di Romagna, Ravenna è protagonista 

Ravenna sarà la protagonista indiscussa de “Il Drago di Romagna”: la docufiction del regista campano e ravennate d’adozione Gerardo Lamattina che verterà sul gioco di origini cinesi del Mah Jong per la quale diffusione la Romagna, e Ravenna in particolare, è stata determinante. 

Si tratta di un film-documentario caratterizzato dall’alternarsi di parti di finzione narrativa a quelle di documentario per far conoscere e diffondere la singolare storia del Mah Jong.

Prima di tutto, chiariamo brevemente che cos’è il Mah Jong (magiò in romagnolo).

Si tratta di un gioco di origini cinesi in cui quattro giocatori usano delle tessere per creare combinazioni come coppie, tris e scale, le regole del gioco sono ovviamente più articolate, inoltre, come ci racconta Lamattina contattato da Ravenna24ore, le regole cambiano a seconda della parte del mondo in cui si gioca e ne esistono tantissime varianti.

Incuriositi da tale innovativa idea, abbiamo deciso di raggiungere il regista per porgli qualche domanda che soddisfi le nostre curiosità.

Perchè ha scelto proprio Ravenna come scenario?

“Il film si intitola ‘Il Drago di Romagna’ in quanto il gioco di origini cinesi ha ottenuto un successo incredibile in Romagna la quale detiene il primato, ma il cuore del Mah Jong è a Ravenna ed è per questo che la principale location delle riprese sarà la città bizantina” senza escludere degli spostamenti in altre città.

La scelta quindi è stata ben mirata e significativa, le riprese si faranno nella terra che si è rivelata essenziale per la diffusione del gioco, anche se è necessario sottolineare quanto esso abbia goduto di diffusione mondiale, infatti viene giocato ad esempio anche a Cuba e in America dove il regolamento è diverso e addirittura le regole cambiano annualmente.
Il Mah Jong in Romagna è differente da quello cinese in quanto variano le regole: sono state inserite le stecche e si gioca principalmente con il regolamento Valvassori ma possono esistere delle varianti a seconda di dove esso viene giocato (ad esempio a Piangipane è stato inventato il regolamento per il gioco a tre con il morto), ma il discrimine principale è il conteggio dei punti che varia a seconda delle zone del mondo in cui si gioca.

Sappiamo che si sono svolti i casting per la selezione degli attori, ha già fatto la sua scelta?

La prima selezione, quella del 24 febbraio, si è conclusa, ma ci sarà un’altra tornata in cui insieme alla produttrice sceglieremo i protagonisti visionando anche nuovi attori convocati.

“La prima selezione ha avuto un successo incredibile, la fila per presentarsi era infatti lunghissima e tantissimi erano i candidati”, ma non è finita qui, infatti, Gerardo ha affermato che sono ancora molti coloro che chiamano per avere un provino, ma ancora nessuno è stato scelto.

Il 6 marzo, Lamattina e la produttrice si sono visti per il primo screening, ma la scelta definitiva è prevista tra fine marzo e i primi di aprile.
Tutto quello che sappiamo è che la protagonista e le sue amiche saranno certamente romagnole e che molti sono i ruoli per le comparse di giocatori veri di Mah Jong.
“L’obiettivo delle selezioni - afferma Gerardo - è trovare persone vere, reali, le quali abbiano grande interesse per il Mah Jong, ma non escludiamo la possibilità di avere dei piccoli camei con attori già affermati".

Come è nata l’idea per il suo progetto?

“D’estate quando mia figlia era più piccola e la portavo al mare, vedevo spesso tantissimi ragazzini della sua età “abbandonati” da soli a giocare in spiaggia e mi chiedevo dove fossero i loro genitori.

La risposta è che stavano tutti giocando a Mah Jong e guai a disturbarli perché era un momento sacro, nel quale davano sfogo alla loro passione per questo strano gioco di origine cinese.

E’ stato ed è un modello di socializzazione e di ibridazione culturale che mi ha sempre affascinato e che ho deciso di raccontare in questo documentario dal titolo per me molto significativo: Il drago di Romagna”.

Ha detto che il Mah Jong è un modello di socializzazione, è questo ciò che l’ha spinta ad approfondire e diffondere l’argomento?

“È un modello di socializzazione molto diffuso che ha avuto i suoi anni d’oro negli anni ‘90. Anche ora è abbastanza conosciuto ma a livello più sotterraneo e con questo film-documentario è mio obiettivo riportarlo in auge per far riscoprire il gioco e donargli ancora una grande diffusione”.
Ci sarà un confronto generazionale fra la protagonista, Luisa, sua figlia, suo nipote e l’amico cinese di quest’ultimo.
“Con questo confronto generazionale vogliamo sottolineare i cambiamenti avvenuti col tempo e come essi abbiano influenzato la socializzazione, infatti ora viviamo in un mondo più ‘social’ in cui però siamo tutti più soli ed isolati, mentre in tempi passati il giocare era pura socializzazione, infatti anche nel Mah Jong ci si guarda in faccia e si gioca assieme in un momento di grande condivisione”.

Qual è la storia attraverso cui racconterai il Mah Jong ne “Il Drago di Romagna”?

“Nel film la protagonista è una signora di nome Luisa, in romagnolo ‘la Luvisa’, donna romagnola intraprendente e volitiva, che finalmente dopo tanti anni riesce ad ottenere la tanto desiderata pensione ed avrà tutto il tempo di dedicarsi alla sua maggior passione: il gioco del Mah Jong.

Si incuriosirà così tanto da volere andare a fondo e scoprire le radici del gioco: ripercorrerà allora la storia del Mah Jong, come è arrivato in Italia e come si è diffuso, scoprendo il ruolo centrale che Ravenna ha avuto per la sua conoscenza in tutta Italia.

In questo viaggio alla scoperta del Mah Jong, la Luvisa sarà assistita dal nipote un po’ scettico e dall’amico cinese del nipote, che imparerà qualcosa di più sulla storia e sulla tradizione del suo paese d’origine.

A Ravenna infatti il gioco ha avuto la maggior popolarità che nel resto d’Italia, grazie anche ad alcuni produttori locali come Valvassori, noto marchio a livello internazionale che sarà anche lui protagonista del film per la componente documentaristica”.

La protagonista, sempre più incuriosita dalle sue ricerche, inizia a sognare di andare in Cina, ed è per questo che l’esortazione con cui ci lascia il regista è:

“Aiutiamo la Luisa ad andare in Cina!”.

Ci riuscirà? Lo scopriremo guardando il film.

Gerardo, ci può dare qualche piccola anticipazione?

“Non posso dirvi troppo, ma ecco due piccole anticipazioni:
         ⁃       fra le scene della docufiction è previsto un grande torneo in piazza. Il teatro di queste riprese sarà quindi una piazza di Ravenna, ancora però non si sa quale sarà la piazza prescelta.
         ⁃       La protagonista sarà ad una cena romantica e la location per tale cena potrebbe essere un luogo molto noto situato sulla Romea, in quanto la Luisa si sta recando alla fabbrica 'Dal Negro' a Treviso per vedere con i propri occhi dove viene creato il suo tanto amato gioco, ma ad un certo punto si ferma e decide di non proseguire più il suo viaggio verso Treviso perché comprende che potrebbe rimanere delusa essendo abituata ai Mah Jong creati da Valvassori, che sono vere e proprie opere d’arte realizzate ancora con un processo artigianale".

Qual è il cammino che sta percorrendo per trasformare la sua idea da progetto a realtà?

“Per il momento siamo molto soddisfatti dell’interesse che riscuote unanimemente dappertutto  e siamo molto felici di aver avuto il sostegno economico della Regione Emilia-Romagna e il patrocinio del Comune di Ravenna, che però ci auguriamo vivamente ci sostenga anche economicamente. Il budget finale previsto è ancora da trovare e quindi la ricerca dei finanziamenti non è ancora terminata. E sicuramente utilizzeremo anche lo strumento del crowdfunding che probabilmente lanceremo a Ravenna durante la prossima notte d’oro".

Sarà prodotto dalla bolognese Pop Cult, casa di produzione indipendente specializzata nel documentario a cui si è aggiunta recentemente come co-produttore la società di comunicazione cinese Micromedia Communication Italy che si occuperà di realizzarne la versione con sottotitoli in cinese nonché di distribuire il film nella lontana Cina e sulla piattaforma Weishi Italy (​www.italiaws.com​) che si rivolge ai cinesi in Italia.

Il film-documentario ha infatti tre destinazioni:

  • Per il cinema con durata di 75 minuti;
  • Per lo schermo televisivo, la durata sarà di 52 minuti;
  • Per il mercato cinese (la versione sarà, appunto, in cinese).

Le riprese inizieranno ad aprile e dureranno per tutto il 2019, infatti l’uscita è prevista per il 2020 con anteprime a Ravenna, Bologna, Milano e Firenze, dove le comunità cinesi sono più numerose.

In parallelo con la lavorazione del film sono previste diverse iniziative che ruoteranno intorno al gioco nei prossimi mesi: tornei, mostre, lezioni per i più piccoli, eventi speciali.

“Sono davvero piacevolmente sorpreso per il grande interesse che sta riscuotendo il mio progetto.

Mi auguro di fare un lavoro davvero pop e cult ovvero che goda di grande diffusione ma che possa vantare grande autorialità e referenza”.

Il regista

Laureato al DAMS di Bologna con una tesi in Storia del Cinema.
Ha diretto e interpretato diversi cortometraggi in superotto partecipando a numerosi festival nazionali ed internazionali (tra i più importanti: Torino giovani, Kurtz film Festival di Amburgo, Munich International Short Film Festival, Arcipelago, Corto Imola festival, Sacher festival ecc.ecc.) I suoi corti sono stati acquistati e trasmessi da Telepiù, Sky e La7.
Il cortometraggio Boccaperta ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura (“Per lo
spessore semantico e lo sviluppo estetico assolutamente non tradizionale”) al concorso video di Montecatini.
Tra gli ultimi lavori la docufiction Alma story con protagonista Moni Ovadia e il documentario Falling sulla storia vera di Laura Rampini, la prima e unica paracadutista al mondo in carrozzina.
Nel 2017 ha realizzato il suo primo lungometraggio "Cimitero azzurro".

 

Valentina Orlandi 

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