11 gennaio 2017 - Faenza, Sanità

Lotta al tumore alla prostrata: Biopsia Fusion al San Pier Damiano Hospital

Nuova tecnologia di ultima generazione

Al San Pier Damiano Hospital tecnologia di ultima generazione per una lotta più mirata al tumore della prostata. Si tratta, spiega in una nota il Gruppo Villa Maria, della neoplasia più frequente nella popolazione maschile over 50. Costituisce il 15% di tutti i carcinomi diagnosticati nell’uomo: ogni anno, in Italia, si registrano 35 mila nuovi casi. Se “presa” per tempo, la malattia non dà esiti infausti particolarmente elevati dal punto di vista statistico: i dati disponibili dimostrano come a 5 anni dal primo accertamento, 9 pazienti su 10 siano ancora vivi.

 

Nella lotta al tumore della prostata la biopsia transrettale o transperineale ecoguidata rappresenta tuttora l’esame, fondamentale, del percorso diagnostico. Grazie alla moderna tecnologia, la Risonanza Magnetica Multiparametrica (RMNmp), indagine non invasiva che dura 40 minuti che non utilizza raggi X e non richiede sonde endorettali, integrata con l’Ecografia transrettale consente una più precisa e meno invasiva procedura di prelievo del tessuto prostatico.

 

Sfruttando l’elevata performance diagnostica della RMNmp nonché l’ausilio dell’informatica è possibile, poi, fondere le immagini ricavate con tale tecnologia a quelle ottenute, in tempo reale, dall’Ecografia transrettale mediante l’introduzione di una sonda predisposta per la contemporanea biopsia: tale metodica viene definita Biopsia Fusion.

 

La Biopsia Fusion è una metodico più mirata - spiega il Dottor Severini, Specialista in Urologia di GVM Care & Research - Pur seguendo lo stesso percorso praticato nel recente passato, si avvale d’immagini decisamente potenziate, in quanto integrate dall’apporto della Risonanza Magnetica Multiparametrica capace di trasformare le zone sospette in veri bersagli da cui estrarre il materiale per l’analisi al microscopio (analisi istologica). Confrontando i riscontri della biopsia ecoguidata standard con la tecnica Fusion si osservano una riduzione dei prelievi prostatici; dei casi falsi-negativi; delle più comuni complicanze da biopsia transrettale quali: sangue nelle urine, nel liquido seminale e nel retto; infezioni urinarie dovute al potenziale passaggio di germi dal retto alla prostata; prostatiti acute”.

 

Allo stato attuale la metodica tradizionale, lo studio dei frammenti di tessuto ghiandolare, si basa sull’esecuzione di un certo numero di prelievi condotti, il più delle volte, con mappatura casuale, sotto guida ecografica e in anestesia locale.

Nonostante rivesta un ruolo di primo piano nell’accertamento delle neoplasie - - chiarisce il Dottor Severini - il modus operandi della tecnica tradizionale è tuttavia minato da alcuni limiti che si possono così riassumere: maggiore rischio di complicazioni (in relazione all’elevato numero di prelievi); in tempi lunghi di prelievo dettati dalla necessità di eseguire varie campionature; possibilità di non centrare l’area colpita dal carcinoma - con il risultato che 3 pazienti su 10 risultano erroneamente negativi al tumore quando in realtà è vero il contrario -; e possibilità d’individuare micro-neoplasie a bassissima malignità che espongono comunque il malato a trattamenti terapeutici eccessivi”.

 

Uno dei principali fattori di rischio nell’insorgenza del carcinoma alla prostata è dato dall’età: mentre le possibilità di ammalarsi prima dei 40 anni sono piuttosto scarse; 2 tumori su 3 vengono trattati in soggetti con più di 65 anni. Altro fattore non trascurabile è la familiarità: è pari al doppio in chi ha un parente stretto con precedenti per lo stesso tipo di cancro.

 

Non esiste precisa il Dottor Giuseppe Severini - una prevenzione primaria specifica per il contrasto della patologia; piuttosto il rispetto di alcune regole e stili di vita basilari come: un maggior consumo di frutta e verdura e cereali integrali; un’alimentazione meno ricca in grassi animali; un’attività fisica moderata ma costante nel tempo; il calo ponderale in condizioni di obesità; un periodico controllo urologico, dopo i 40 anni, specie in caso di fastidi urinari o di familiarità per tumore prostatico”.

 

Il termine Risonanza Magnetica Multiparametricaconclude il Dottor Giuseppe Severini - sta ad indicare la valutazione, su immagini ottenute con la Risonanza, di più parametri insieme: visualizzazione dell’anatomia e morfologia della ghiandola nella sua interezza; indicazione precisa - impiegando apposito mezzo di contrasto - della vascolarizzazione della lesione neoplastica; calcolo del metabolismo della lesione intraprostatica attraverso la concentrazione di 3 sostanze: il citrato (presente nella prostata sana); la creatina (che può aumentare nella prostata colpita da infiammazioni o processi proliferativi); la colina (possibile spia di una prostata ammalata di cancro). In estrema sintesi, la Risonanza Magnetica Multiparametrica - la cui esecuzione richiede in tutto 40 minuti - è in grado d’identificare soprattutto, come già detto, i tumori davvero pericolosi per la vita del paziente, mentre non riesce - si passi la semplificazione - a distinguere quelli a bassa aggressività, quindi potenzialmente non dannosi alla salute”.

 

 

 

 

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