17 marzo 2018 - Faenza, Cronaca

Truffe alle suore in tutta Italia, i Carabinieri denunciano due persone

In gennaio era stato colpito un istituto religioso di Faenza

All’inizio del 2018, una truffatrice sotto mentite spoglie, ha contattato la madre superiora di un istituto religioso di Faenza, sostenendo che c’era stato un errore del Ministero nell’accreditare un fantomatico contributo per le suore, quindi era necessario “restituire” una differenza di oltre quattromila euro per non finire nei guai. A fatto compiuto, le successive indagini dei Carabinieri hanno consentito di smascherare, spiega l’Arma in una nota, gli autori di una truffa che negli ultimi mesi è diventata l’incubo delle suore di tutta Italia.

A gennaio di quest’anno continuano i Carabinieri, è giunta la telefonata di una sedicente dipendente “del Ministero” la quale ha comunicato alla madre superiora che l’stituto religioso aveva ricevuto un contributo statale di 24mila 400 euro, c'era però  stato un problema con il bonifico e la donna ha annunciato che sarebbero seguite ulteriori comunicazioni. Quando la fantomatica incaricata del ministero ha richiamato, ha raccontato che qualcuno si era “sbagliato”, perché la somma accreditata era maggiore rispetto a quella prevista, quindi per non incorrere in eventuali sanzioni, l’istituto avrebbe dovuto restituire 4400 euro. La suora, fuorviata dalla parlantina della voce al telefono che le ha elencato una serie di leggi e circolari del Ministero certamente inesistenti,  non si è fatta troppe domande, anzi si è affrettata a trascrivere i numeri di telefono che, secondo quella voce, sarebbero serviti per i futuri contatti. appena chiusa la telefonata, la religiosa, seguendo le istruzioni della truffatrice, si è recata prima in banca per prelevare i 4400 euro e poi all’ufficio postale centrale di Faenza, dove ha chiesto ad un impiegato di ricaricare una carta prepagata con le coordinate che le erano state fornite per telefono.  Completata l’operazione, la suora è tornata in istituto dove ha raccontato alle consorelle di quella fantomatica sovvenzione ministeriale, però, a quel punto, quel contributo inaspettato, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, ha suscitato più di qualche dubbio. infatti, alla riapertuta pomeridiana dell’istituto di credito, la madre superiora ha telefonato al direttore per avere conferma dei 24mila euro accreditati sul conto, ma ha scoperto di essere caduta nella “trappola” degli impostori. Nel frattempo, sono continuate a pervenire presso l’istituto le telefonate di persone che si spacciavano per funzionari del ministero o incaricati dell’ufficio postale i quali, seguendo un copione collaudato, hanno continuato a rassicurare le religiose della liceità di quell’operazione, lasciando una serie di numeri di telefono, poi risultati inesistenti, per essere ricontattati.    

Dopo la denuncia, le indagini sono state portate avanti dai Carabinieri della stazione “principale” di Faenza che, preso atto di quel particolare “modus operandi”, hanno subito capito che non poteva trattarsi di un episodio isolato. infatti, attraverso i numeri della carta ricaricabile dove la suora aveva versato i 4400 euro, i militari dell’Arma hanno individuato  il primo truffatore, un 40enne siciliano residente in provincia di Agrigento che, lo stesso giorno della truffa, aveva denunciato lo smarrimento della carta prepagata ricaricata con il denaro delle suore di Faenza. Naturalmente quella denuncia è apparsa subito sospetta ed ha avvalorato i sospetti dei carabinieri sul 40enne, che infatti è risultato al terminale un truffatore “seriale”, già denunciato in molte regioni d’Italia per aver messo a segno quel preciso raggiro ai danni di conventi ed istituti religiosi.

Scoperto il primo truffatore, i carabinieri di Faenza hanno individuato anche la sua complice, una 24enne di Siracusa, ugualmente nota alle forze dell’ordine per essere un vero e proprio “pericolo pubblico” per le suore di tutta Italia. A quel punto i militari dell’Arma hanno subito chiesto al magistrato titolare del procedimento un decreto di sequestro per “congelare” il conto della carta prepagata truffaldina, che negli ultimi aveva ricevuto numerose ricariche per migliaia di euro, molto probabilmente corrispondenti ad altrettante truffe dello stesso tipo di quella commessa a Faenza. come spesso accade, il conto della carta veniva volta per volta “prosciugato” anche tramite pagamenti presso sale scommesse della Sicilia, però l’auspicio dei Carabinieri è di poter perlomeno recuperare qualche migliaio di euro ancora risultante sulla ricaricabile quella carta al momento dell’indagine.     

Oltre ad essere denunciati entrambi per truffa aggravata in concorso, il 40enne dovrà anche rispondere del reato di falsità ideologica in atto pubblico per aver denunciato, falsamente, lo smarrimento della carta prepagata utilizzata per spillare i soldi alle vittime del raggiro.

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