2 aprile 2019 - Faenza, Spettacoli

Al Masini di Faenza con Lino Guanciale “La classe operaia va in paradiso”

Lo spettacolo è liberamente tratto dal film di Elio Petri

Andrà in scena da giovedì 4 a sabato 6 aprile, alle ore 21, al Teatro Masini di Faenza lo spettacolo “La classe operaia va in paradiso”, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, liberamente tratto dall’omonimo film di Elio Petri del 1971, che il regista ha sceneggiato insieme a Ugo Pirro.

L’allestimento teatrale, che riprende con questa data la sua tournée, scritto da Paolo Di Paolo e diretto da Claudio Longhi, è interpretato da Lino Guanciale, Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo e Filippo Zattini. Gli interpreti della pièce saranno protagonisti del consueto Incontro con gli Artisti che si terrà venerdì 5 aprile alle ore 18, con ingresso gratuito.

Lo spettacolo

Alla sua uscita nelle sale cinematografiche nel 1971, “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri riuscì nella difficile impresa di mettere d’accordo gli opposti. Industriali, sindacalisti, studenti e giovani intellettuali gauchistes, nonché alcuni dei critici cinematografici più impegnati dell’epoca, si ritrovarono raccolti in uno strano fronte comune. Qualcuno non mancò addirittura di invocare il rogo di tutte le copie della pellicola.

Nato per rappresentare non le ragioni di questa o quella parte, ma il mondo proprio della classe operaia – come ebbe a specificare più volte il regista – il film innescò un duro dibattito all’interno della sinistra italiana, mettendone radicalmente in discussione, nel periodo turbolento dei primi anni di piombo, l’identità ideologica e l’effettiva capacità di rappresentanza del proletariato. Tanto che la pellicola fu a lungo mal vista in patria, nonostante i numerosi premi vinti e, soprattutto, nonostante lo stato di grazia dei protagonisti, un piccolo gruppo di stelle da Gian Maria Volonté a Mariangela Melato, a Salvo Randone.

Costruito attorno alla sceneggiatura di Elio Petri e Ugo Pirro, ai materiali che testimoniano la genesi del film così come la sua ricezione (ieri e oggi), nonché attingendo a piccoli capolavori della letteratura italiana degli anni Sessanta e Settanta, ricomposti in una nuova tessitura drammaturgica dallo scrittore Paolo Di Paolo e incorniciati in un impianto musicale straniante, in bilico tra la canzone satirica pop e le geometrie raggelanti ed estreme del barocco, a quasi cinquant’anni dal suo debutto sui grandi schermi, ERT sceglie di tornare allo sguardo scandaloso ed “eterodosso”, ferocemente grottesco, del film di Petri per provare a riflettere sulla recente storia del nostro Paese, con le sue ritornanti accensioni utopiche e i suoi successivi bruschi risvegli.

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