29 settembre 2019 - Brisighella, Arte

A Adelmo Cornacchia il Premio Brisighella Dionisio Naldi 2019

Assegnato dal Consiglio Direttivo della “Memoria Storica di Brisighella I Naldi-Gli Spada”

Adelmo Cornacchia

Il Consiglio Direttivo della “Memoria Storica di Brisighella I Naldi-Gli Spada” assegna quest’anno il Premio Dionisio Naldi ad ADELMO CORNACCHIA per i suoi meriti in campo artistico, per l’amore verso il paese dei tre colli, per l’attenzione al bene di Brisighella e di tutta la sua gente. La scelta del Consiglio è stata spontanea, direi naturale, avendo ben presente l’attività artistica dei ceramisti brisighellesi Bartoli - Cornacchia e nello specifico la personalità di Adelmo Cornacchia. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 5 ottobre prossimo alle 10.30 presso il Teatro Comunale di Brisighella.

"Adelmo è un brisighellese d.o.c che non si è mai allontanato dal paese se non per un breve periodo in gioventù per lavorare a San Marino proprio con Valter Bartoli, prima di dare vita ad un sodalizio concretizzatosi nella nota bottega d’arte di ceramica – laboratorio e mostra permanente nel piazzale della Stazione. Tutta la produzione e le mostre tenute in Italia e all’estero portano la scritta “Bartoli-Cornaccha Ceramisti di Brisighella” afferma Egisto Pelliconi, Vicepresidente Fondazione “La Memoria Storica di Brisighella - I Naldi-Gli Spada”.

"Emergere ed affermarsi con un proprio stile nell’arte ceramica trovandosi a due passi da Faenza - continua il Vicepresidente - è stato senz’altro un percorso difficile ma alla lunga vincente. I nostri ceramisti si sono affermati anche ben oltre i confini romagnoli: infatti da Bari a Bergamo hanno fatto mostre e collocato sculture, disegni, pannelli, vasi. Anche a Zwingenberg in Germania - città gemellata con Brisighella, i credenti possono pregare davanti ad una immagine della Madonna dei ceramisti Bartoli – Cornacchia.

Non tutti sanno che un grande pannello dei nostri ceramisti era stato collocato nella sala d’attesa della stazione centrale di Bologna, distrutta dall’esplosione del 2 agosto 1980. Adelmo non è solo un artista, ma un cittadino generoso e irruente, con Brisighella nel cuore, immedesimato nella vita del paese, che partecipa attivamente alle iniziative e manifestazioni civili e religiose, alle feste ed ai lutti della comunità. La bottega è stata sempre aperta per soddisfare le richieste dell’ amministrazione comunale, delle associazioni sportive e del tempo libero o del volontariato sociale: una litografia ad hoc, una targa personalizzata, un pannello, un trofeo ecc. L’impegno più coinvolgente del carattere vulcanico di Adelmo si è caratterizzato fin dai primi anni ’60 nell’attività della Associazione Pro Loco, nell’invenzione e organizzazione di molteplici manifestazioni come i Trebbi di pittura, i concorsi dei balconi fioriti, i pomeriggi di svago e culturali per i villeggianti, le sagre paesane dall’olio al tartufo. Dedizione al Paese e generosità e collaborazione con tutti i sindaci. Adelmo non ha mai avuto una tessera di partito, ma una sola, quella di “Brisighellese”. A Brisighella possiamo dire che le ceramiche di Bartoli - Cornacchia ci accompagnano dal battistero di San Michele alla chiesa e convento dell’Osservanza e ci guidano con le stazioni della Via Crucis fino al Cimitero e alla sua chiesetta. Tutte queste opere trasmettono ancora quei messaggi di devozione popolare che pur in tempi moderni è ancora sopita nell’animo “rurale” della nostra gente, e che Adelmo ben rappresenta. Le immagini dei Tre Colli, gli angoli più caratteristici, il borgo, le chiese, i vecchi mestieri, pesci, uccelli e composizioni floreali in una opulenza di colori, sono stati magnificamente descritti nelle ceramiche. Santi e Madonne abbelliscono luoghi di culto, basiliche e private abitazioni.

Voglio sottolineare come un grande richiamo di fede e di eternità il Giudizio Universale, la grande opera che campeggia su una intera parete della chiesa di San Lorenzo di Lugo, nata dal connubio di due spiriti completamente antitetici: quello religioso di Adelmo e quello laico di Valter.

Con grande piacere consegniamo ad Adelmo questo riconoscimento, ci complimentiamo per la sua pluriennale attività e lo ringraziamo per il suo attaccamento al nostro paese, a cui ha dato fama e notorietà” conclude Egisto Pelliconi, Vicepresidente Fondazione “La Memoria Storica di Brisighella - I Naldi-Gli Spada”.

Valter e Adelmo (di Carlo Polgrossi)

Il primo è uno scultore vigoroso, antico allievo di Biancini; l’altro è pittore dal segno sapiente, allievo di Ugonia. Messi assieme sono Bartoli/Cornacchia, artigiani ceramisti di alto livello e di inesausto vigore produttivo. Un sodalizio artistico che si protrae da oltre quarant’anni e che attesta notevoli capacità di ricerca e rinnovamento non può dimensionarsi esclusivamente sul piano lavorativo; ma deve, pur nella diversità caratteriale, reggersi su reciproche, solide ragioni di stima professionale, di sintonia artistica e di grande amicizia. Ed è propriamente questa la condizione essenziale e primaria che determina la fusione dei singoli apporti nella qualità del prodotto finito. Un binomio si considerevole e duraturo successo anche sul piano mercantile: un successo che ha portato le loro opere in innumerevoli case e raccolte pubbliche e private. Recentemente, nella chiesa di S. Lorenzo di Lugo è stato inaugurato il loro giudizio universale di grandi dimensioni e di forte impatto emotivo, autentica somma della loro produzione artistica e della loro concentrazione etico religiosa. Non a caso infatti la produzione d’arte sacra, praticamente estinta nella quasi totalità delle botteghe faentine, rappresenta, nel loro caso, la quota preponderante dell’attività e delle committenze ricevute.

C’è un sapore antico, di solidità e di continuità in quella bottega d’arte; Valter schiaccia creta da una parte, Adelmo dipinge paziente sotto una finestra. Poche parole corrono; intorno, nel tepore del forno, un’ordinata confusione; vasi decorati, madonne tante; paesaggi dalle amate colline; buoi che arano ricordi e terra dura. Un segno della vita apparentemente datato, fatto di gesti e di immagini oggi improbabili, il sogno di un mondo elegiaco dai ruoli chiari e definiti. Forme e cromie che paiono condurre a ritroso lo scorrere del tempo. Negazione del contemporaneo, fuga dall’ansia e dalla morsa feroce ma vitale del quotidiano.

A questo sembra condurre un esame superficiale delle opere di questi artisti; in ciò complice fuorviante anche la loro ritrosia a discutere di questioni di fondo del loro lavoro. Bartoli/Cornacchia per scelta ideale, hanno da tempo imboccato e lungamente percorso la non facile e insidiosa via del recupero della tradizione classica alla cui base, più che la ceramica faentina, sta quella toscana del quattrocento, da Luca della Robbia ad Agostino di Duccio. La loro opera di semplice impatto formale, appare tuttavia ben strutturata ed armonica; la ricerca, evidente e continua, si intrinseca in forme dirette e colori luminosi. Le immagini sono pervase da una tenue, quasi dimessa, vena di poesia. Un’idea dell’esistere fatta di ricordi mai sepolti, di rispetto per gli uomini e le cose, di ostinata fiducia e di sereno rimpianto. Uno sguardo sul mondo, più tenero che indagatore, un occhio che non fruga ma che accarezza e ti riconsegna un senso più confortevole del tempo e della memoria. Un linguaggio senza rimandi o mediatori, che trova nella sua disarmante sincerità, inaspettata vigoria per affermare con forza l’antico primato dell’amore per l’uomo e per la natura. [articolo del novembre 2004]

Il casato Naldi

I Naldi erano un’antica famiglia originaria dell’Ungheria, probabilmente della regione dei Balaschi (o Balassi), da cui presero il nome. Si trasferirono in Italia nel 996 a seguito dell’imperatore Ottone III di Sassonia, che investì Babone, col nipote Chino, del castello fortificato di Vezzano (o Vecciano), nella valle del Senio, lungo la strada che collega la Romagna alla Repubblica di Firenze. Per tale motivo, lo stemma della casata riporta il tricolore ungherese e una mano ferrata che tiene in pugno degli arbusti (“vecce”). La famiglia prese il nome di Naldi già attorno all’anno 1000, da Naldo, un eroe tedesco. In seguito (1180) il castello di Vezzano venne distrutto e la famiglia si trasferì altrove. La famiglia ricostruì poi il castello di Vezzano (1300). Il castello della famiglia Naldi era situato a monte di Tebano (borgo a 4 km da Castel Bolognese).

Dionigi Naldi

Dionigi (Dionisio) era figlio di Giovanni Naldi e di Violante di Lozzano. Sposò Dianora Valgimigli, che gli diede due figlie. Nel 1492 Dionigi fondò, assieme ai cugini Vincenzo (1466-1525) e Carlino († 1515) i “Brisighelli”, una compagnia di ventura. La formazione militare operò tra il 1492 e il 1496 al servizio di Ferdinando I di Napoli d’Aragona contro Carlo VIII di Francia, poi di Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì. Dionigi era il capitano della rocca d’Imola al momento dell’attacco di un esercito guelfo guidato da Cesare Borgia (novembre-dicembre 1499). Con la caduta della rocca, Dionigi passò al servizio del Borgia.

Dopo la morte di papa Alessandro VI, nel 1503 e il calo della fortuna di Cesare Borgia, Dionigi si mise al soldo della Repubblica di Venezia, inducendola a una politica di conquista della Romagna: risalendo così da Ravenna, per la valle del Lamone a Faenza, poi, a Brisighella, ove i veneziani entrarono nel novembre del 1503. Nel 1506 acquistò dalla Serenissima la Torre di Calamello, e l’annesso titolo di Signore. Nel 1508 la Serenissima scese in guerra contro l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Dionigi partecipò alla battaglia detta “di Rio Secco”, nella quale i veneziani trionfarono. Nel 1509 combatté contro le truppe dalla Lega di Cambrai, in particolare nelle battaglie di Treviglio e Agnadello, distinguendosi sempre per valore e capacità. Il 17 maggio del 1509 fu nominato capitano delle fanterie venete. Morì nel 1510, a Venezia, a 46 anni d’età. Fu sepolto nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo con un monumento a lui dedicato a opera di Lorenzo Bregno, onori inusuali per un non veneziano. Nell’agosto del 1512 il consiglio dei Dieci confermò alla moglie ed alle figlie le agevolazioni concesse in precedenza a Dionigi, consistenti in una casa a Padova e una rendita annua di 2000 ducati. Fu uno dei più valorosi capitani del suo tempo (anche se perfido e ingrato verso gli amici), ed è considerato a tutt’oggi, con il cugino Vincenzo, tra i più capaci riformatori della fanteria veneta, alla quale diede un grande sviluppo di azione rispetto alla cavalleria. Dionigi dotò le truppe di Brisighella di una propria divisa, costituita da una casacca metà bianca e metà rossa, in un’epoca in cui gli eserciti non erano ancora dotati di una vera e propria uniforme.

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.