13 giugno 2018 - Lugo, Cronaca

Lasciato morire mentre gli amici si divertono, un episodio di “rara inumanità”

La terribile fine di Matteo Ballardini, trovato morto il 12 aprile a Lugo

Una storia orribile, che ci riguarda tutti quanti. Perché non è possibile “dare la colpa” a pochi ragazzini, quando ad essere coinvolta è un’intera comunità. Un episodio di “rara inumanità”, come è stato definito dagli inquirenti.

I fatti.

Il 12 aprile 2017, intorno alle 15, Matteo Ballardini, 18 anni, viene trovato morto in un’automobile parcheggiata a Lugo, nei pressi di via San Giorgio. La scomparsa era stata denunciata dai genitori: era uscito la sera prima senza mai fare rientro in casa.

Gli esami hanno chiarito le cause del decesso: un mix letale di metadone, cannabinoidi e antidepressivi. Ma cosa ci faceva in quell’auto?

Come ricostruito dalle indagini, Matteo la sera precedente era uscito con una amica, classe ‘96, con la quale aveva subito cominciato a fare uso di metadone in grandi quantità. I due sono poi stati raggiunti da tre amici, e hanno continuato ad assumere droghe. Matteo ha cominciato a sentirsi male, e molto. Ma i compagni non ci hanno nemmeno pensato di portarlo in ospedale o chiamare i soccorsi: avevano paura di passare guai. Sperando quindi che si riprendesse, hanno continuato la loro serata come nulla fosse, sequestrando anche il cellulare del ragazzo per sicurezza.
In uno stato di semi incoscienza Matteo è stato “buttato” sui sedili dell’auto mentre il gruppo si spostava tra vari bar e locali, consumando alcolici e cocaina. Veniva lasciato lì, chiuso a chiave, mentre gli altri entravano in bar per bere, o in discoteca per ballare. E’ successo che qualcuno gli chiedesse conto dell’amico in auto, che continuava a star male, ma loro hanno risposto che non era nulla, che si sarebbe ripreso.

E così, tra un locale e l'altro, si è fatta mattina: quando era ormai chiaro anche a loro che Matteo era in condizioni disperate, gli “amici” lo hanno abbandonato in quell’auto parcheggiata al sole, ancora agonizzante, per poi andarsene via. Con la speranza di non essere “beccati”.

Il “coro muto”

La notizia del ritrovamento del cadavere, avvenuto nel pomeriggio, ha subito cominciato a circolare tra i social network e gli smartphone dei ragazzi di tutta la comunità lughese. Matteo era molto conosciuto e in pochi giorni tantissimi ragazzi sapevano, più o meno, cosa era accaduto davvero quella terribile notte, chiedendo informazioni alle persone "giuste". Un "coro muto", viene definito da chi ha svolto le indagini. A scoprire questo è stata la Polizia, che cercando di ricostruire l’accaduto ha trovato sms, messaggi vocali, file audio nei dispositivi di un numero indefinito di ragazzi lughesi, dove veniva raccontata la storia. Si può sospettare che quasi tutti i suoi coetanei sapessero, persino chi non lo conosceva di persona. Un’omertà che lascia senza parole. 

Quattro arresti

All’alba di oggi la Polizia ha dato esecuzione a misure cautelari in carcere per l’amica, classe ‘96, e per gli altri tre che erano con Matteo mentre moriva, due ragazzi classe ‘90 e uno ‘94. L'accusa è omicidio aggravato, detenzione e spaccio di stupefacenti. 

f.g

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