19 febbraio 2019 - Lugo, Sanità

Ottimi risultati per il casco refrigerante che evita la caduta dei capelli durante la chemioterapia

Più della metà delle donne ha portato a termine il trattamento senza dover ricorrere alla parrucca

Sono molto positivi i dati riportati dal dott. Claudio Dazzi dell’ospedale “Umberto I” di Lugo, sull’utilizzo del Paxman Scalp Cooler, dispositivo donato nel gennaio 2018 dall’Istituto Oncologico Romagnolo che cerca di scongiurare l’alopecia da chemioterapia. Applicato sul capo della paziente mentre si sottopone al trattamento, il casco refrigerante riduce l’apporto di farmaco al bulbo pilifero restringendone i vasi sanguigni.

Da tempo lo IOR combatte per ridurre uno dei più conosciuti effetti collaterali della chemioterapia, anche grazie al servizio gratuito denominato Progetto Margherita, attività di fornitura di parrucche e di assistenza nella scelta tramite l’aiuto di un parrucchiere professionista che presta il suo tempo volontariamente.

L’intervista

A distanza di poco più di un anno dalla sua installazione, il dott. Dazzi riporta i dati relativi all’utilizzo della nuova apparecchiatura: “Finora abbiamo trattato 62 donne: di queste, 35 pazienti sono riuscite a portare a termine il trattamento senza dover ricorrere alla parrucca. Questo significa che il casco refrigerante ha funzionato nel 56% dei casi, una percentuale in linea con gli altri istituti dove l’apparecchiatura viene utilizzata. Solo 5 donne sono state costrette ad interrompere il trattamento per intolleranza: problemi più che altro legati a sensazioni di freddo o cefalea”.

Il medico spiega come il casco refrigerante rappresenti un valore aggiunto per la struttura lughese: “È la riprova dell’attenzione con cui il nostro reparto si prodiga nel voler non solo guarire il tumore ma anche curare la persona. Abbiamo testimonianze di grossa soddisfazione soprattutto da parte delle ragazze più giovani, che sono riuscite a salvare i capelli e mantenere un’attività sociale del tutto simile a quella pre-diagnosi. Anche laddove non siamo riusciti ad ottenere il risultato che volevamo, le pazienti ci ringraziano comunque per averci provato e aver avuto una motivazione in più per affrontare il trattamento nella maniera più serena possibile. In Romagna siamo l’unica struttura, assieme a Rimini, a poter offrire questa possibilità: una cosa che ci qualifica molto”.

“Con lo IOR abbiamo in essere molti altri progetti – conclude poi Dazzi –, l’ultimo dei quali il servizio d’accompagnamento per le persone che non hanno la possibilità di recarsi qui da noi in autonomia per sottoporsi alle cure. È un’attività partita alla grande, molto utile per tutti i nostri pazienti, dunque ringrazio personalmente tutti coloro che hanno già dato la propria disponibilità, o che daranno la propria disponibilità, come autisti volontari”.

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.