14 settembre 2018 - Bagnacavallo, Eventi

Mostre, alle Cappuccine il Romanticismo visionario di Max Klinger

L’inaugurazione domani, sabato 15 settembre

Provenienti da prestigiose collezioni italiane, il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo ospiterà - dal 15 settembre 2018 al 13 gennaio 2019 - ben undici dei quattordici cicli grafici realizzati da Max Klinger nel corso della sua carriera, per un totale di circa 150 opere. Ripercorrerli significa entrare in mondi fantastici nati da leggende antiche, in cui è possibile sentire gli echi di un romanticismo visionario, di un simbolismo inquieto, di citazioni letterarie e di riferimenti autobiografici.

Si tratta della mostra Max Klinger. Inconscio, mito e passioni alle origini del destino dell’uomo, che arriva dopo il grande successo riscosso lo scorso anno dalla mostra dedicata a Francisco Goya, nell’ambito di un ampio progetto culturale volto alla divulgazione dei grandi maestri della grafica internazionale. La mostra è stata presentata ieri mattina alla stampa dal direttore del museo bagnacavallese Diego Galizzi, curatore dell’esposizione assieme alla storica dell’arte Patrizia Foglia. È intervenuto l’assessore alla Cultura Enrico Sama; era presente il sindaco Eleonora Proni. Organizzata dal Museo Civico delle Cappuccine grazie al sostegno di Edison Stoccaggio, patrocinio dell’Ibc Emilia-Romagna, e con la collaborazione di Publimedia, l’esposizione aprirà al pubblico alle 18 di sabato 15 settembre. In occasione dell’inaugurazione, alle 19.30 si terrà un concerto all'interno del chiostro del Museo, a cura di Emilia-Romagna Concerti, dal titolo Vedo la musica, vedo le belle parole. Klinger e Brahms. Musiche di Johannes Brahms; violini: Klest Kripa, Matteo Valerio; viola: Davide Cattazzo, violoncello: Antonio Cortesi. Nel corso della serata sarà offerta una degustazione dei migliori vini del territorio.

Quello di Klinger fu un contributo totalmente nuovo e originale, che attirò seguaci lungo tutto il Novecento e seppe anticipare le ricerche di alcune tra le principali correnti d’avanguardia, dal Surrealismo alla Metafisica. L’opera di Max Klinger (1857-1920) rappresenta un capitolo fondamentale dell’arte europea tra Otto e Novecento e della storia dell’incisione. Erede di secoli d’arte, “artista moderno per eccellenza”, come scrisse Giorgio De Chirico, pittore, incisore, scultore, teorico, musicista, Klinger è una personalità difficilmente inquadrabile, che ci ha lasciato opere enigmatiche in cui ha fuso motivi contrastanti e stranianti, recuperando temi dalla tradizione rinascimentale italiana rivisitati alla luce della cultura tedesca e delle tensioni sociali dell’epoca. Ma Klinger fu soprattutto un maestro nell’arte dello stilo, definizione da lui stesso coniata nel trattato Pittura e disegno, appassionata arringa a favore della piena dignità del disegno e dell’incisione, a cui attribuisce un ruolo privilegiato nella rappresentazione delle pulsioni sotterranee del mondo e dell’individuo, delle sue angosce, delle paure.

Klinger si pone a cavallo tra mondi interiori e realtà, in un dialogo tra un dentro e un fuori che è motivo del suo genio creativo. Ad affascinarlo è la classicità, il mito, che egli ritrova nell’opera dello svizzero Arnold Böcklin e rielabora in scene di stampo realistico contaminate dal sogno e mutuate dall’inconscio. Per lui l’arte del segno ha «più estese possibilità di rappresentazione» degli stati d’animo, siano essi anche orribili o carichi di angoscia. Così come Goya, anche Klinger lavora per cicli: «un’unica serie di immagini in bianco e nero riassume tante esperienze quante ne offre la stessa vita, e in rapida successione. Ampiezza epica, concentrazione drammatica, secchezza ironica, tutte le possibilità di espressione sono concesse alle immagini, perché esse sono niente più che ombre fugaci». Scrivendo a proposito del Trasporto di Prometeo, scelto come immagine simbolo della mostra, Giorgio De Chirico, che molto dovette all’opera del genio simbolista tedesco, affermava «Nulla in quest’opera è nuvoloso e nebbiosamente fantastico, chi guarda partecipa dell’emozione di quello strano volo… nel riguardante fa l’impressione di una scena realmente accaduta». Per l’artista di Volos padre della metafisica, Klinger ha rappresentato «l’artista moderno per eccellenza, moderno nel senso di uomo cosciente che sente l’eredità di secoli e secoli d’arte e di pensiero, che vede chiaramente nel passato, nel presente e in se stesso».

 

Max Klinger

 

Max Klinger nasce nel 1857 a Lipsia. Frequenta sin da bambino corsi di disegno e nel 1874 si iscrive all’Accademia di Karlsruhe dove conosce il maestro Karl Gussow, che seguirà a Berlino l’anno successivo. Nel 1879 è a Bruxelles, dove approfondisce le tecniche dell’incisione dando vita ai primi cicli grafici. All’inizio degli anni Ottanta lavora alla sua prima grande commissione, la decorazione di Villa Albers a Steglitz, dove Klinger cerca di attuare la sua idea di opera d’arte totale con un progetto iconografico che guarda all’armonizzazione di pittura, decorazione, scultura e architettura. Il soggiorno a Parigi tra il 1883 e il 1886 è fondamentale per la formazione di Klinger, che studia con passione l’arte rinascimentale, Goya e Puvis de Chavannes. Sarà il pittore contemporaneo Arnold Böcklin, incontrato nel 1887, a influenzare maggiormente l’artista tedesco con il suo classicismo romantico intriso delle filosofie di Nietzsche e Schopenhauer. Per approfondire il grande passato classico e rinascimentale tra il 1888 e il 1893 è in Italia, dove vive un periodo particolarmente fertile: completa alcune delle sue opere pittoriche più celebri, si avvicina alla scultura con particolare attenzione a quella policroma - passione che negli anni Novanta porterà alla realizzazione di capolavori – e dà alla luce l’opera teorica Pittura e Disegno, nella quale riabilita da un ruolo secondario il disegno e l’incisione, da Klinger definiti ‘arti dello stilo’. Nel 1893, quando la sua fama è ormai affermata, diventa professore di grafica a Lipsia, dove si ristabilisce e dà vita a una casa-studio destinata a diventare un cenacolo artistico e intellettuale. Nel 1898 conosce Elsa Asenijeff, che nel 1900 gli darà la figlia Désirée e dalla quale si separerà solamente nel 1914 per risposarsi quattro anni dopo con Gertrude Bock. Nel 1906 a Firenze realizza il progetto di Villa Romana, un pensionato per artisti tedeschi meritevoli, tutt’ora attivo. Negli anni ’10 del Novecento riceve importanti commissioni per l’Università di Lipsia e il Municipio di Chemnitz, e continua a lavorare ininterrottamente fino alla morte avvenuta a Grossjena nel 1920, onorato come uno dei più grandi artisti del suo tempo.

 

 

Il Museo Civico delle Cappuccine è in via Vittorio Veneto 1/a.

Informazioni:

0545 280911

www.museocivicobagnacavallo.it

centroculturale@comune.bagnacavallo.ra.it

Facebook: Museo Civico delle Cappuccine Bagnacavallo

 

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