22 novembre 2016 - Cotignola, Sanità

Maria Cecilia Hospital, eccezionale intervento su 14enne eseguito con successo

L’operazione di 7 ore per una grave deformità della colonna vertebrale

Ha caratteristiche di effettiva unicità, l’intervento chirurgico - durato 7 ore - eseguito a Maria Cecilia Hospital (Cotignola), ospedale di Alta Specialità GVM Care & Research, dall’équipe specialistica composta dal Dottor Francesco Lolli, ortopedico e traumatologo, dal Dottor Andrea Messina, neurochirurgo, e dal Dottor Antonio Rago, anestesista, su un giovane adolescente di 14 anni affetto da una grave deformità congenita della colonna vertebrale e da una rara patologia metabolica.

La cifosi presente a livello della 10a vertebra toracica - spiega il Dottor Francesco Lolli, ortopedico e traumatologo - era la diretta conseguenza di una vertebra sovrannumeraria bilaterale, completamente separata dalle vertebre superiori ed inferiori, a forma di cuneo e costituita da due frammenti non uniti fra loro. Tra le tipologie di deformità congenite del rachide, questa è una delle forme più aggressive in assoluto, in quanto la crescita degli elementi vertebrali non si arresta mai: aumentando quindi di volume sia nella parte alta che nella parte bassa. Ciò porta ad un progressivo incremento della cifosi e ad un’evidente curvatura della schiena. Con il passare del tempo, vi è altresì il rischio che si crei un’impronta sul midollo spinale tale da provocare sofferenza neurologica e serie ripercussioni agli arti inferiori”.

Le cifosi che superano i 40 gradi sono evolutive per tutta la vita e in letteratura medica si considerano affrontabili attraverso il trattamento chirurgico: nel caso di specie, la cifosi era di 70 gradi; ben oltre i parametri di riferimento.

Il ragazzo - continua il Dottor Francesco Lolli - conduceva comunque una vita normale e il timore di poter complicare il quadro clinico con l’intervento chirurgico, si collegava anche alla possibilità di contemporanee malformazioni congenite dei vasi sanguigni e di conseguenza al timore di gravi danni midollari da estrazione della vertebra sovrannumeraria. Vero è che aspettando d’intervenire quando è già presente una sofferenza del midollo, il rischio di un danno neurologico è ancora più elevato”.

Il paziente - precisa il Dottor Antonio Rago, anestesista - probabilmente affetto da una sindorme metabolica chiamata glutarico-aciduria, richiedeva una gestione pre-intra-postoperatoria tutt’altro che di routine, in quanto soggetto a ripetuti scompensi glicemici da non consentirgli lunghi periodi di digiuno. Da qui la necessità di valutare e scegliere soluzioni anestesiologiche che tenessero conto della patologia e consentissero un intervento in piena sicurezza”.

Conclusa la fase degli accertamenti, grazie alla stretta sinergia con l’Istituto Meyer di Firenze, struttura in cui l’adolescente è stato curato a lungo proprio per la malattia metabolica, l’ingresso a Maria Cecilia Hospital.

 

L’intervento chirurgico

Dottor Francesco Lolli, ortopedico e traumatologo

“Nella prima fase operatoria abbiamo fissato alcuni mezzi di sintesi (viti) nelle 3 vertebre sopra la 10a toracica e nelle 3 vertebre sotto la 10a toracica, approcciando poi posteriormente la colonna vertebrale e praticando una parziale resezione delle costole per esporre le due emivertebre a cuneo. Utilizzando una tecnica speciale, abbiamo “mangiato dall’interno”, impiegando una fresa apposita, i due frammenti fino a lasciarne solo il guscio; in seguito abbiamo eliminato il guscio ed asportata la maggior parte del disco intervertebrale. L’applicazione di barre metalliche ha consentito di portare a riduzione la cifosi fino a 30 grandi (valore fisiologico) mentre l’innesto osseo, inserito nello spazio un tempo occupato dalle due emivertebre, completerà il tutto producendo in 12-14 settimane la fusione degli elementi vertebrali. Il ragazzo dovrà indossare un busto ortopedico in attesa e a protezione del processo di saldatura, ma nel giro di 6 mesi potrà tornare a dedicarsi a qualsiasi attività sportiva desideri”.

Dottor Andrea Messina, neurochirurgo,

“L’intervento è stato condotto mediante una tecnica, relativamente recente, definita "TIVA" (Total IntraVenous Anaesthesia), che consiste nella somministrazione di farmaci che agiscono sull'encefalo. La combinazione dei farmaci anestetici consente un livello di analgesia intraoperatoria ottimale, condizioni emodinamiche - cioè parametri vitali - stabili ed un risveglio rapido con bassa incidenza di dolore postoperatorio immediato”.

Dottor Antonio Rago, anestesista

“Un altro aspetto da non sottovalutare nel corso d’interventi tanto complessi coincide con il rischio di danno neurologico indotto durante la riduzione della cifosi, soprattutto nei pazienti che non accusano disturbi e non presentano deficit motori. Da qui l’utilizzo, cosi è stato nel nostro caso, di uno stretto monitoraggio intraoperatorio rivolto ad evidenziare eventuali variazioni lungo le fibre nervose, in modo da guidare le modifiche del gesto chirurgico ed operare senza imprevisti”

 

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