"A Cotignola, politiche del personale 'fuorilegge'"
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Stefano Gaudenzi, caapogruppo Pdl dell'Unione dei Comuni Bassa Romagna e capogruppo Alfonsine Futura del Comune di Alfonsine.
L’ultimo Governo Amato, pochi giorni prima della fine della sua legislatura, ha emanato, con delega del Parlamento, il Decreto Legislativo 30 marzo 2001 nr. 165 del quale si riporta il seguente articolo: Articolo 30 – Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse 1. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento. Il trasferimento è disposto previo consenso dell’amministrazione di appartenenza.
2. I contratti collettivi nazionali possono definire le procedure e i criteri generali per l’attuazione dell’amministrazione di appartenenza. Nelle poche righe dell’articolo non è mai usato il verbo «dovere», ma per due volte il verbo «potere» ed una volta l’uso del «consenso».
Questo articolo concede alle amministrazioni il «potere» di far ricoprire i posti vacanti a dipendenti di altre amministrazioni che «possono» concedere il consenso, secondo regole che i contratti nazionali «possono» definire.
Questi «poteri» sono totalmente a discrezione delle Amministrazioni.
Con questa «PERLA» il Governo Amato ha regalato alle Amministrazioni pubbliche la discrezionalità indiscriminata della selezione dei dipendenti in trasferimento.
Così le Amministrazioni hanno potuto dare i posti a Tizio piuttosto che a Caio, con qualsiasi motivazione, compreso che Tizio è bello e Caio no, o che Tizio è rosso e Caio è bianco, criteri molto cari alle sinistre.
Con questo modo di legiferare secondo la «legge del Può» consenti di governare prevaricando i principi di uguaglianza da applicare a tutti i cittadini, dipendenti o no.
Solo dal 2005 i Governi Berlusconi sono intervenuti integrando radicalmente la legge, cioè a sostituire il «potere» con il «dovere». Infatti il «dovere» vale per tutti, mentre il «potere» può valere solo per i «prescelti». Così è stato aggiunto un periodo al comma 2 e sono stati inseriti i commi 2-bis, 2-ter, 2-quater e 2-quinquies, che hanno imposto le regole mancanti (e non volute né da Amato né dalle Amministrazioni di sinistra).
Si riporta la parte aggiunta al comma 2 nel 2005:
«In ogni caso sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi volti ad eludere l’applicazione del principio del previo esperimento di mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale».
Il comma 2-bis aggiunto nel 2005 precisa: «Le amministrazioni prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui alla comma 1, ... ».
Ma le parti correttive non sono mai state inserite nei regolamenti delle Amministrazioni locali ed il regolamento dell’organizzazione del personale del Comune di Cotignola è rimasto fuori legge ed in violazione dell’art. 3 della Costituzione italiana che garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle leggi ed ai regolamenti.
Le leggi ed i regolamenti che concedono poteri discrezionali a enti o pubbliche amministrazioni possono essere usati per distribuire favori e diritti ad alcuni a danno di altri, quindi andrebbero evitati. Ma se questi poteri discrezionali sono voluti, pretesi, difesi ed imposti, allora è l’ombra della tirannide.
Per far valere i propri diritti, dal 2005 garantiti dallo Stato, i lavoratori non di sinistra, che chiedono un trasferimento, sono costretti a ricorrere conto l’Unione dei Comuni al TAR e al Consiglio di Stato con forti spese proprie e con costi dei Comuni finanziati dalle tasse.
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