“Il fotovoltaico non spenga l’agricoltura”
La Lista civicaXmassa non condivide i mega impianti fotovoltaici che snaturano le campagne. “Un affare per pochi senza ricadute sulla occupazione – afferma Arnaldo Sella, capogruppo in consiglio comunale –, non si utilizza appieno il potenziale delle centinaia di ettari dei tetti dei capannoni industriali e commerciali. Crediamo che tutta la comunità massese debba essere coinvolta in queste decisioni. La lista civica chiede di fermare l'impianto di 53 ettari di via Vignole, un affare da 65 milioni di euro, un affare per pochi; di porre un limite agli impianti fotovoltaici a terra, massimo 10% di un fondo agricolo”.
Sella ricorda che “sono 6 i progetti di campi fotovoltaici a terra a Massa Lombarda, prevedono complessivamente una potenza di 28MWp su 71 ettari di terreno agricolo. Quattro sono di piccole dimensioni, due invece sono mega impianti che, stando agli obbiettivi della programmazione provinciale indicati anche tra i criteri della amministrazione comunale di Massa Lombarda, dovevano essere fermati sul nascere. Invece è già stato autorizzato l'impianto della ‘Zeppa srl’ (5Mw su 10 ha), in un podere tra Massa Lombarda e San Patrizio, mentre è ancora in corso l'esame di quello della ‘PI.VI Energy srl’, un impianto da 20Mw su un'area di 53Ha, zona via Vignole, a sud di Massa Lombarda”.
Su questi due grandi impianti la Lista civicaXmassa ha espresso perplessità non sulla produzione di energia fotovoltaica, quanto “sulla dimensione di tali campi fotovoltaici che prevedono una forte concentrazione della produzione con distese di pannelli a terra posti in terreni agricoli di media e buona qualità”.
“Complessivamente si parla di 75 milioni di euro di investimento per impianti della durata di 20-25 anni – prosegue la nota –. Già questo rende l'idea dell'affare: 8-9 milioni di € all'anno di energia venduta con tariffa incentivata, largamente superiore ai prezzi di mercato, solo grazie al finanziamento pubblico. Massa Lombarda perderebbe in un solo colpo, per vent'anni, 63 ettari di terreno agricolo, con ricadute negative sulla occupazione perché si perderebbero molte giornate di lavoro agricolo in cambio di nessun altro posto di lavoro”.
Per di più non si stanno utilizzando le potenzialità rappresentate dai tetti industriali, artigianali e commerciali quando, secondo un'analisi dell'Università di Bologna riportata in una nota dell'Unione dei Comuni: “ nel nostro territorio provinciale sono disponibili 450 ettari di tetti di capannoni e impianti commerciali e produttivi esposti a sud, tutti potenzialmente sfruttabili “.
La Lista civicaXmassa ha presentato interpellanze e ha avanzato richieste di una discussione e di un approfondimento in consiglio comunale sui pareri espressi dal Comune di massa Lombarda nella conferenza dei servizi sull'impianto Zeppa, già autorizzato alle spalle del consiglio comunale, e sulla conferenza dei servizi dedicata al mega impianto di via Vignole, attualmente in corso presso la Provincia.
La Lsta civicaXmassa ha inoltre presentato un Ordine del giorno con la proposta di inserire, nel regolamento comunale sul fotovoltaico, un limite alla potenza di un singolo impianto fotovoltaico a terra che potrà raggiungere al massimo il 10% di un fondo agricolo senza comunque mai superare i 5 ettari.
“Una proposta ragionevole per evitare gigantesche distese di pannelli e lo snaturamento della vocazione agricola di un fondo, senza rinunciare alla produzione di una energia pulita come quella del fotovoltaico – conclude Sella –. Così si distribuirebbe su un più alto numero di soggetti la possibilità di investire nel fotovoltaico e di ricevere i relativi incentivi: non più oltre 8 milioni di €/anno a due mega impianti, ma per esempio, 150-200mila€ distribuiti su 50 impianti da 1 ettaro”.
Lista civicaXmassa sta nel frattempo organizzando un’assemblea pubblica “per informare e per dare la parola a tutti, sperando di trovare i consensi e le energie necessarie per contrastare un approccio al fotovoltaico che appare come l'ennesimo episodio di sfruttamento insensato del territorio”.
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Discussione aperta sulle installazioni di fotovoltaico a terra
La posizione della Lista civicaXmassa merita una riflessione attenta per favorire una discussione aperta e senza pregiudiziali.
Essa propone un tema reale: quello dell'uso sostenibile del territorio, che è un bene prezioso e finito.
Da questo punto di vista non vi è dubbio che la collocazione più idonea e da incentivare fortemente, per gli impianti fotovoltaici, che pure sono una soluzione positiva nella direzione di un mondo ambientalmente più sostenibile, sono i tetti di case, centri commerciali, capannoni agricoli e industriali. E anzi in un futuro non molto lontano probabilmente si utilizzeranno vernici sugli edifici per produrre energia elettrica dal sole.
Detto questo personalmente credo che in questa fase il tema dell'autorizzazione di impianti solari a terra vada regolato, individuando come Regione ed Enti Locali le aree da salvaguardare ( es. parchi, zone naturali, zone agricole di alto valore paesaggistico e produttivo ) , le dimensioni massime ecc., più che vietarlo generalmente.
In questa fase infatti la priorità è quella di raggiungere come Italia l'obiettivo posto dall' Unione Europea del 17% di produzione energetica da fonti rinnovabile per contrastare l' effetto serra e i mutamenti climatici in atto, sapendo che oggi siamo all' 8% e che gran parte di questa percentuale è coperta dall'idroelettrico.
Dunque da qui al 2020 forte dovrà essere l'impegno per aumentare, in modo molto significativo, le quote di energia da fotovoltaico, eolico e da piccoli impianti a biomasse a filera corta. E dunque in questa prima fase, in questa " preistoria " delle tecnologie sulle rinnovabili, anche un certo numero di impianti a terra possono dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e a contrastare la scelta sbagliata e pericolosa del Governo nazionale di ritorno al nucleare di vecchia generazione.
A tal proposito si tenga conto anche di due considerazioni.
E' vero che tali impianti occupano terreno agricolo altrimenti utilizzabile per l' alimentazione umana, è però vero che si tratta di un utilizzo per 20/25 anni al termine del quale la rimozione degli impianti è facilissima ( togliere i paletti ed eliminare qualche cavo ), non lascia scorie e anzi un riposo dei terreni per qualche tempo non è necessariamente negativo per la fertilità della terra stessa.
In secondo luogo specie in aree marginali a bassa produttività agricola l'inserimento, parziale, di impianti fotovoltaici o eolici può favorire il mantenimento dell' attività agricola producendo un reddito integrativo utile per il produttore, rispetto a un mercato nel settore oggi piuttosto difficile.
Infine una considerazione tutta politica.
La pratica del no a tutto non ha fatto bene all' ambientalismo in Italia, ha prodotto divisioni artificiose, ha condannato l' ambientalismo italiano ad una posizione minoritaria, ha dato argomenti, certamente strumentali, ma efficaci, alle forze più conservatrici.
Discutiamo dunque , ma serenamente e cercando di individuare soluzioni razionali e concrete che tutelino il territorio ma al contempo contribuiscano ad accelerare il passaggio da un mondo basato sull' enorme spreco di fonti fossili inquinanti a un nuovo sviluppo basato sul risparmio energetico e sullo utilizzo intelligente delle fonti rinnovabili e pulite.
Dimostrando concretamente che un nuovo mondo è possibile.
fotovoltaico, eolico, inceneritori e pratica del "no"
Fino a due mesi fa nel sito della Provincia di Ravenna nella sezione "Valutazione d'impatto ambientale" vi si trovavano solo procedure di VIA per tappeti di pannelli solari. Oggi la situazione non è molto cambiata.
Stiamo ridisegnando la campagna Romagnola, via pesche e campi di girasoli, per lasciar spazio a pannelli e biomasse (non posiamo dire altrettanto per l'eolico).
La città non è da meno con i suoi 3 INCENERITORI e il polo chimico.....
E' stato facile, è bastato toccare la parola "incentivi per fonte di energie rinnovabili e.....assimilate". In Italia siamo dei campioni per stuprare le parole e il loro senso.
Trent'anni di devastazioni e inquinamento prodotti tutti con i nostri soldi, risultato: ci stanno ammazzando tutti di tumore.
Eppure vengono citati i "comitati del no" che si sarebbero opposti.....e questo sarebbe il risultato della lotta ambientalista?
Non credo che questo fallimento sia dovuto a una frantumazione per la troppa coerenza, piuttosto parrebbe il contrario. Tanto che l'ambientalismo a Ravenna non esiste se non da singoli individui che non hanno più un referente da votare.
Un'altra volta a cercare le "soluzioni di mezzo" con piccoli impianti di biomasse. Fatelo fare davanti a casa vostra (senza vicoli di distanza così come prevede l'attuale legge), poi vedrete anche voi il danno che provoca e capirete anche che le centrali di biomasse non hanno logica d'esistere, se non per gli incentivi dati agli imprenditori che le realizzano. E continuate pure a non dir nulla sugli inceneritori, così nel 2012 l'amministrazione sposata con Hera ci regalerà il 4° tanto promesso.....Avremo così un primato da portar come bandiera.
Davanti a montagne così grandi il singolo cittadino sembrerebbe Davide contro Golia, eppure ci sono realtà che sono state cambiate dai singoli, da soli, solo con la volontà e la determinazione.In Israele (non sò se mi spiego, non a Ravenna) una ragazza ha salvato una spiaggia dal cemento, da sola. E' solo un'ultima realtà recente.
Abbiate la forza di dire "NO", questa è la mia terra, la mia vita e quella dei miei figli. Basta con i compromessi, senza inventarsi nulla, le soluzioni ci sono, è sufficiente aprire la mente, conoscere e avere volontà.
ps.: la data del protocollo di Kyoto è il 1998, viene preso come appuntamento....parrebbe in leggerissimo ritardo italiano.
Samantha Comizzoli
Ravenna Punto a Capo
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