22 ottobre 2009 - Ravenna, Politica

"Mangiare cibi diversi non c'entra con l'integrazione"

Menu etnici nelle scuole, il commento di Giulio Bazzocchi (Per una scuola libera)

"Leggiamo dell’intervento di Andrea Maestri, capogruppo del PD in Comune in merito alla scelta da parte dell’amministrazione di servire pasti di altri paesi ai bambini delle scuole ravennati e riteniamo doverose alcune riflessioni", afferma Giulio Bazzocchi, coordinatore del circolo "Thomas More" di Ravenna e del Forum "Per una scuola libera".

"L’Istituzione scolastica comunale - prosegue - ha il dovere di avvertire i genitori, tramite i Dirigenti, di ogni cambiamento nella dieta, sia pure parziale. La condivisione della decisione è alla base di una politica partecipata che coinvolga le famiglie e dunque i bambini, politica che l’amministrazione comunale non sta perseguendo in generale, tanto meno per la scuola in tutti i suoi aspetti. Secondo, speriamo che le dietiste del comune non basino le diete che propongono per le scuole sui grassi animali (come afferma Maestri, capogruppo del Pd in Comune) ma che essi siano compresi nella giusta misura, adatta all’età dei bambini e alle loro esigenze, in base all’età, all’impegno fisico e mentale, ecc., cosa che peraltro mi pare avvenga. Che quindi propongano cibi che favoriscano la crescita equilibrata dei bambini e che prevengano l’obesità e i disturbi mentali.

Terzo: abbiamo dei dubbi che tutte le pietanze multietniche facciano solo bene ai bambini. Bisognerebbe documentare, come chiedono i lettori, i pro e i contro con giudizi di esperti. Il fatto che i compagni di scuola stranieri dei nostri figli mangino cibi diversi è normale e compatibile con le loro abitudini alimentari. E’ vero piuttosto il contrario, che proprio perché la nostra cucina mediterranea è riconosciuta a livello mondiale come la più sana, sono i bimbi stranieri che possono trarne giovamento.

Il dialogo e l’integrazione all’interno della scuola nascono offrendo la possibilità ai bambini che non parlano o parlano male l’italiano di essere inseriti gradualmente, senza perdere tempo nell’apprendimento, senza farne perdere ai propri compagni di classe italiani e agli insegnanti, che si trovano in seria difficoltà nel comunicare. Non vediamo cosa c’entri il mangiare cibi diversi.

Non tutto fa brodo… L’introduzione delle classi di inserimento, come già avviene da decenni negli altri paesi europei, sarebbe la soluzione, non adottata dal governo locale perché proviene dal Governo nazionale di centro destra. I bambini vengono altrimenti esclusi e ghettizzati e faticano a stare al passo con il programma. La società multietnica e multirazziale deve partire da un caposaldo: chi viene in Italia deve avere regole certe con cui confrontarsi e deve sapere che deve seguire le regole del paese dove si trova, non credere di potere imporre, con l’ausilio della carenza normativa offerta nel nostro caso dall’amministrazione comunale, le proprie di regole e fare ciò che gli pare.

Sono esempi lampanti il quartiere S. Agata, l’Isola S. Giovanni, Via Gulli e altre zone di Ravenna. La mancanza di regole genera il caos e la conseguente ghettizzazione degli stranieri. Chiudiamo con la richiesta che l’amministrazione renda veramente e democraticamente partecipi i cittadini, in tutti i loro ruoli, alle decisioni politiche che li riguardano. La partecipazione è l’anima della politica".
 

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