"Centrali a biomasse, troppi rischi"

Il commento dei rappresentanti Sel Giovanni Paglia e Fabrizio Amici
9 dicembre 2010 |  Ravenna | Politica | Russi |

Giovanni Paglia, coordinatore regionale SEL e Fabrizio Amici, coordinatore provinciale SEL, intervengono sulla questione della centrale a biomasse di Russi.

"Ringraziamo Paolo Graziani per averci dato l'opportunità di chiarire la posizione di SEL sul tema delle centrali a biomasse, in particolare su quella di Russi. Noi siamo contrari alla realizzazione di impianti a combustione di grossa taglia, che solo una legislazione sbagliata può inserire nella categoria delle fonti rinnovabili, quando invece altro non sono che strumenti di speculazione finanziaria a saldo ambientale negativo - si legge in una nota dei due. 

Si deve infatti pensare all'impatto delle emissioni in atmosfera, ma anche alle conseguenze sulla viabilità dei trasporti delle ingenti quantità di materia necessaria ad alimentare gli impianti, con il carico di inquinamento da traffico.

I recenti sviluppi dell'impianto Unigra di Conselice fanno inoltre dubitare della possibilità per gli enti locali di far rispettare le regole impose in fase di approvazione dei progetti.
Allo stesso modo l'esperienza della centrale di Bando (FE) insegna che è sempre fin troppo presente il rischio di deviazione di questi tipi di progetto dall'impostazione originaria.

Le grandi centrali a biomasse non possono dunque essere considerate un passo verso la necessaria riconversione ecologica dell'economia, ma il colpo di coda dell'economia dell'inquinamento.
Questo vale anche per la centrale di Russi, cui può essere
riconosciuta la sola specificità di essere stata legata a filo doppio a percorsi di tutela dei lavoratori espulsi dal ciclo saccarifero.
Nasconderlo o ignorarlo sarebbe ipocrita, e anche di questo hanno dovuto responsabilmente farsi carico i compagni Castellari, Pasi e tutto il circolo SEL di Russi. Oggi è tuttavia possibile cominciare a tirare alcune somme, sulla base di fatti reali.

Eridania-Sedam ha già cominciato a disattendere gli impegni, prevedendo minori investimenti sul piano della tutela ambientale, come dimostra il passaggio dal raffreddamento ad acqua a quello ad aria. La ventilata disponibilità di materia combustibile nelle vicinanze dell'impianto è stata dichiarata lettera morta, e si parla apertamente di legname d'importazione. Non esiste alcun piano di investimento su infrastrutture viarie, e si prevede quindi di scaricare l'enorme incremento di traffico di camion sulle strade esistenti, prossime ai centri urbani. Le previsioni occupazionali sono ridicole e per nulla
utili a risolvere la grave situazione del comune di Russi su questo versante. Nè è utile nascondere i dubbi della stessa Sovrintendenza sull'opportunità di inserire un impianto di queste dimensioni in un'area di grande valore culturale e archeologico.

Non esiste dunque più alcuna ragione per cui sulla centrale di Russi SEL debba avere una posizione diversa da quella tenuta in tutti i casi analoghi, ovvero netta contrarietà. Ora è necessario che una conferenza dei servizi a livello regionale dica l'ultima parola sull'argomento, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, a partire dai cittadini di Russi e dei comuni limitrofi. In quell'ambito faremo la nostra parte, come sempre a tutela dei lavoratori e della salute dei cittadini.

 

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