Economia e società sempre più multietniche

Cresce la popolazione straniera. Immigrati importanti anche dal punto di vista contributivo

Ravenna capitale multietnica? Così sembrerebbe a leggere i dati che emergono dall’ultimo rapporto Caritas-Migrantes, appena presentato in Regione. In Emilia-Romagna risiedono 421.509 cittadini stranieri e Ravenna è il quinto comune per numero di residenti con 15.703. Ai primi quattro posti ci sono i grandi comune emiliani con Bologna al primo, Reggio Emilia al secondo, Modena al terzo e Parma al quarto. Le altre due romagnole, Rimini e Forlì, non sono distaccate di molto: si trovano al 7° e all’8° posto. Tra i primi 50 comuni si trovano anche Faenza (13°), Lugo (19°), Cervia (23°) e Massa Lombarda (44°), che con un’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione pari al 14,34% è al 16° posto in regione (al 1° c’è il comune di Galeata, in provincia di Forlì-Cesena, con un’incidenza di oltre il 20%). Anche Conselice ha un’incidenza molto alta (13,22%) e si colloca al 33° posto. Gli stranieri che risiedono in Emilia-Romagna provengono in gran parte dal Marocco (14,87%), dall’Albania (12,89%) e dalla Romania (12,86%); la nazionalità meno rappresentata è quella turca, con appena lo 0,9%.

La fotografia di una società diventata negli anni sempre più multietnica la danno i dati dell’incidenza degli alunni stranieri sul totale degli iscritti: se nell’anno scolastico 1997-98 era l‘1,97%, nel 2008-09 era diventata pari al 12,75%.
La presenza maggiore di bimbi stranieri si ha alle elementari, dove si raggiunge un’incidenza del 14,45% (di poco inferiore il dato delle medie: 14,26%).
In crescita anche i lavoratori, che hanno raggiunto il 18,8% del totale (contro una media nazionale del 15,5%). A Ravenna i dipendenti stranieri solo 31.298, il 10,4% del totale. La manodopera degli immigrati è impiegata soprattutto nell’industria, nelle costruzioni, nel settore alberghiero e in agricoltura.

L’apporto lavorativo degli immigrati stranieri in Emilia-Romagna nell’anno 2006 è stato di 12,8 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil regionale (fonte: Centro Studi Unioncamere, Istituto Guglielmo Tagliacarne); un contributo quindi di rilievo. L’apporto dei lavoratori stranieri regolari è importante non solo sul versante produttivo, ma anche su quello fiscale, contributivo, e dei consumi. Nel 2007 i cittadini stranieri regolarmente residenti in Emilia-Romagna erano 365.720, pari all’8,6% della popolazione.

Alla stessa data i lavoratori stranieri iscritti presso l’INPS risultavano 233.784, dei quali 206.096 dipendenti (14,2% del totale dei lavoratori dipendenti), 16.682 lavoratori autonomi (3,7% del totale dei lavoratori autonomi) e 11.006 lavoratori parasubordinati (6,2% del totale dei lavoratori parasubordinati).
I lavoratori stranieri registrati dall’INPS rappresentano l’11,2% dei lavoratori privati; considerando anche i circa 220.000 dipendenti pubblici (tra i quali gli immigrati non sono presenti per la mancanza del requisito della cittadinanza italiana), questa percentuale scende al 10,6% dei lavoratori complessivi in Emilia-Romagna.

Prendendo in considerazione i contributi versati a carico del lavoratore e quelli a carico dell’impresa e le tre diverse aliquote contributive, l’ammontare economico contributivo generato dal lavoro degli immigrati (Fonte Inps Nazionale) risulta di 818.564.296 euro tra i lavoratori dipendenti, 38.042.248 euro tra gli autonomi e 23.445.581 euro tra i parasubordinati per un totale di oltre 800 milioni di euro.
Questa cifra rappresenta il 7,5% dei contributi INPS e attorno al 5% di tutti i contributi previdenziali versati in Emilia-Romagna nel 2007.

L’Inps ha reso noti i redditi da lavoro 2006 dei lavoratori stranieri, che in Emilia-Romagna risultavano mediamente di 11.855 euro lordi l’anno, cifra di poco superiore a quella media nazionale dei lavoratori stranieri (11.712 euro), ma inferiore del 40% a quella di tutti i lavoratori dell’Emilia-Romagna.
Il gettito Irpef dei lavoratori stranieri nel 2007 risulta quindi di poco più di centocinquanta milioni di euro (cui vanno sommati quasi 25 milioni di addizionale regionale e quasi sette milioni di addizionali comunali), applicando un’aliquota media dell’ 6,9%, che comprende le detrazioni da lavoro dipendente, per il livello di reddito indicato.
Si stimano attorno ai 9 milioni di euro le spese per il  rinnovo dei permessi di soggiorno.
Per quanto riguarda i consumi è stato stimato un valore di oltre 126 milioni di euro di imposte pagate.

 

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