4 febbraio 2011 - Ravenna, Società

Corsi di subacquea per disabili

Dal 6 febbraio la nuova edizione del progetto "Nemo"

Nuova edizione per il progetto “Nemo”, del Circolo Subacqueo Ravennate per ragazzi con disabilità psichiche che hanno la possibilità di integrarsi con i coetanei del corso minisub.

Il Circolo Subacqueo Ravennate – Uisp Lega Attività Subacquee, utilizza la subacquea per parlare di mare, di natura, di diritto al gioco consapevole, organizzando corsi di avvicinamento alla subacquea per ragazzi dai 9 ai 14 anni, allo scopo di contribuire alla crescita delle nuove generazioni.
“Il desiderio di spingersi oltre, nel dna di tutti gli appassionati degli sport a contatto con la natura – spiega Gabriele Tagliati, del Circolo Subacqueo Ravennate – ci ha portato a esplorare terreni non facili; non per questo però prescindibili”.
 

Grazie alla preziosa collaborazione con il Forum per la Neuropsichiatria infantile, coordinato dalla dottoressa Tiziana Grilli, e alla collaborazione costante, nella doppia veste di esperta subacquea e psichiatra, della dottoressa Antonella Mastrocola, un gruppo di quattro ragazzi con disabilità psichiche ha avuto la possibilità di integrarsi con dodici ragazzi del corso minisub.

Il 6 febbraio partirà un nuovo corso. Per informazioni si può contattare Gabriele Tagliati, referente del progetto, al 338.6100754.
 

Per la primavera è invece in programma nella sede della Banca Popolare la presentazione di altre attività, inserite nel progetto, che si svolgeranno durante l’estate.
“Il non aver voluto creare un prodotto ad hoc per il mondo delle diverse abilità – continua Gabriele Tagliati - ma aver puntato sull’integrazione con i programmi già adottati e con i ragazzi, ha rappresentato il carattere vincente del progetto. Tutti i bambini hanno potuto affrontare i propri percorsi, all’interno di un medesimo perimetro, ma con le modalità più congeniali ad ognuno di loro. La subacquea non ha un carattere competitivo, se non con se stessi, e avere trasmesso l’importanza dell’affrontare le prove assieme e non in contrapposizione, va oltre alla nozione tecnica fine a se stessa”.
Tutto questo è stato possibile grazie anche alla condivisione del progetto da parte dell’intero staff del Circolo Subacqueo, che ha garantito nel 2009 -2010 la presenza di venti operatori volontari, tra istruttori e assistenti, per ognuna delle dodici domeniche del corso, che anche per questa stagione hanno offerto la loro disponibilità.
 

Grazie alla collaborazione con il Lions Club Ravenna Bisanzio, la Banca Popolare di Ravenna e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, si è reso poi possibile effettuare, oltre ai corsi nei mesi invernali in piscina, anche vere e proprie uscite in mare nelle nostre coste e all’isola d’Elba.
 

Il Circolo Subacqueo Ravennate punta alla continuità del progetto, perché non vuole limitarlo ad una piacevole performance.
Per questo motivo il progetto “Nemo” non ha una data di scadenza e si propone di rinnovarsi di anno in anno, accogliendo altri ragazzi desiderosi di fare un’esperienza di crescita fuori dai canoni tradizionali.
“Questo progetto – sottolineano al Circolo Subacqueo Ravennate - non vuole assolutamente essere un proclama per affermare che la subacquea non abbia confini; né tanto meno si ha la pretesa di considerare questo percorso come ‘terapia’. Siamo comunque certi, dai riscontri positivi ottenuti, che il percorso sia nella giusta direzione e che anche uno sport di nicchia come il nostro possa fungere da volano per continuare”.
 

Questo progetto ha inoltre dato lo spunto alla Uisp per la formazione, in campo nazionale, di operatori di subacquea nel sociale con bambini, anziani e persone con disabilità sensoriali, psichiche e fisiche; proprio partendo da questo modello, in varie regioni italiane si sono avviate importanti discussioni sull’integrazione e sul valore dello sport per tutti.
 

Proprio in questi giorni, alcuni operatori del Circolo subacqueo ravennate, formati a questo corso, hanno presentato un progetto all’istituto F. Cavazza di Bologna per avviare un percorso con ragazzi ipovedenti e non vedenti,  sempre all’interno di contesti di subacquea già esistenti.
 

 

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