14 febbraio 2011 - Ravenna, Politica

"Mercato coperto, un affare di famiglia"

L'intervento di Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna)

Il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi interviene sul progetto di riqualificazione del mercato coperto. "La gara pubblica 'europea', lanciata dal Comune di Ravenna allo scopo di affidare la concessione dei lavori pubblici per l'intervento di riqualificazione e successiva gestione del mercato coperto di Ravenna, ha visto la commissione di gara prendere atto dell’unica offerta presentata da Coop Adriatica e Consorzio Ravennate - spiega Ancisi. Dovrà essere valutato il progetto, ma come credere che non andasse bene già prima che fosse presentato? Basta stare ai fatti, che di seguito documento e dimostro.
 

Il 2 novembre 2008, scrissi, quando l’amministrazione comunale aveva appena consumato, per “mancanza di volontà politica unita a comportamenti per lo meno sleali, il tradimento degli impegni assunti con gli operatori del mercato coperto”, che “ci si chiede, giustamente, chi abbia messo gli occhi sul mercato coperto. Gli operatori ingannati se lo immaginano”. Avevano immaginato giusto.
 

Il tradimenti degli operatori
Nel 2004, quando lo studio per la riqualificazione dell’immobile era stato abbozzato, la Giunta Mercatali aveva espresso la volontà di finanziare l’opera al 70 per cento, chiedendo agli operatori di esporsi per il restante 30 per cento, da scontare poi sull’affitto. Ma nel 2006 la Giunta Matteucci abbandonò questa ipotesi, concordando però con gli operatori, da riunire in consorzio, di realizzare l’opera a loro carico, con fideiussione garantita dal Comune, in cambio del diritto di superficie, a titolo gratuito, per 99 anni. Gli operatori costituirono dunque un’associazione temporanea d’impresa (ATI), accingendosi ad assumersi l’impegno richiesto. Ma, appunto nell’autunno 2008, arrivò il nuovo voltafaccia: il Comune disse di non potere garantire la fideiussione, rendendo impossibile per l’ATI, senza questa garanzia, ottenere dalle banche il finanziamento di 8 milioni di euro, necessario per realizzare l’opera, vuoi che l’affidamento fosse diretto, vuoi che avvenisse tramite una gara a cui l’ATI intendesse concorrere. Che la fideiussione fosse possibile è dimostrato dal fatto che è stata concessa dal Comune di Torino agli operatori commerciali del proprio mercato coperto in un caso simile. C’è stato, poi, recentemente, il precedente di una nota palestra fitness privata a cui il Comune di Ravenna ha concesso una fideiussione per i lavori da compiersi alla struttura. Ma, soprattutto, la fidejussione era prevista nello studio di fattibilità del nuovo mercato coperto, approvato dalla giunta Matteucci il 17 aprile 2007, nel punto in cui si prevedeva la: “cessione in diritto di superficie del fabbricato per un periodo max di 99 anni agli operatori riuniti in consorzio che provvede a realizzare le opere di riqualificazione, accendendo un mutuo, senza versare contributi alla cessione”, precisando che “l’amministrazione comunale deve sostenere garanzie e copertura fideiussoria richieste dagli istituti di credito”. L’avevano approvato lo stesso sindaco e gli stessi assessori (Corsini compreso) che poi hanno negato che la fideiussione si potesse fare.
 

Un affare di famiglia
La verità l’ho pubblicata il 6 febbraio, quando venne lanciata la gara: una “evidente gestione ‘in famiglia’ della gara quand’anche europea”, sulla quale “alcune certezze possono essere già scritte sul suo esito”, dato l’ingente costo dell’intervento: “solamente grandi strutture societarie nel campo dell’alimentazione e della ristorazione possono affrontarlo, sapendo di non avere di fronte un’impresa facile, il cui successo, in un lungo arco di anni, sarà largamente condizionato dalle politiche dell’amministrazione comunale sui fronti del commercio, dell’urbanistica, della viabilità e della circolazione stradale, della sosta, del trasporto pubblico e privato, del carico e scarico merci, della vitalizzazione del centro storico, ecc. Chi è in grado di assumersi oneri e incerti di tale entità se non può contare, non dico sull’imparzialità di un regime politico totalizzante come quello di Ravenna, ma sulla sua stretta ‘amicizia’? Bennet, Carrefour, Auchan, Marr, Esselunga, Lombardini, ecc. oppure Coop, Conad e simili?”. Era un’evidente domanda pleonastica, la cui risposta stava nell’ “oppure”, esattamente al primo posto. Le altre grandi imprese, italiane ed europee, che, nel campo della ristorazione, concorrono e vincono gare in tutto il mondo, magari andranno ad investire in Tunisia ed Egitto, dove il mercato è più libero e sicuro che a Ravenna.
 

Vedremo il progetto, che magari ci proporrà un moderno e luccicante nuovo centro commerciale. Conteremo i morti tra i commercianti di fatto espulsi dal loro ambiente, ma quello che muore è anche il mercato coperto, la tipicità, direi quasi le voci, i profumi, il rapporto umano prima che commerciale di ogni negoziante con i suoi clienti-amici. Un pezzo di Ravenna che se ne va, insomma".
 

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