24 febbraio 2011 - Ravenna, Cronaca

Scuola, gli studenti replicano a critiche e polemiche

I ragazzi rispondo ad Alberto Ancarani (Pdl)

Dopo la polemica innescata dalle critiche alla manifestazione studentesca di qualche giorno fa da parte di Alberto Ancarani (Pdl), intervengono i rappresentanti degli studenti, che spiegano così i motivi della loro protesta.

"Prima di tutto quando Ancarani afferma, rispondendo ai giovani democratici, "Non mi stupisce dunque che coloro che già usano la scuola come serbatoio di futuri voti e che stanno di fatto dietro all’organizzazione della manifestazione di ieri” non dice una cosa vera ma pura demagogia come evidentemente è abituato a fare". 

"Abbiamo organizzato questa manifestazione come rappresentanti d’Istituto delle scuole di Ravenna, non come associazione studentesca, non come partito giovanile, politica o sindacato, proprio per evitare strumentalizzazioni di ogni tipo, al contrario di come sta facendo lei creando questa polemica puramente demagogica".

"Abbiamo organizzato questa manifestazione per far capire in primis agli studenti e a tutta la cittadinanza che oggi il “sistema” scuola pubblica in Italia sta arrivando al capolinea. E’ una protesta che serve a portare fuori dalle nostre scuole i problemi che NOI affrontiamo quotidianamente e che quest’anno ancor di più possiamo toccare con mano dentro alle nostre scuole".

"Forse non sa che la Legge n.133/08 art.64 in tre anni taglia 87.400 docenti e 44.500 ATA con una riduzione complessiva di risorse per la scuola di 7,8 miliardi di euro. -2009/2010 meno 42.000 docenti
-2010/2011 meno 25.560 docenti
-2011/2012 meno 19.676 docenti

"Forse non sa che c’è un ritorno alla Legge n. 53, nella quale l’ obbligo di istruzione si può assolvere sia nella scuola che nella Formazione Professionale e che l’età per l’apprendistato da 16 si abbassa a 15 anni. Lei non vede gli importi dei fondi scolastici che con la Legge n.133/08 si stanno progressivamente azzerando, come possiamo vedere noi nei Consigli d’Istituto. Lei ogni giorno non “vive” la quotidianità scolastica, come noi, e che dentro ai nostri istituti, oggi, ci sono dei grandi problemi legati alla qualità della scuola e alla gestione ordinaria: trasporti, edilizia scolastica, sovraffollamento delle classi, sicurezza, risorse economiche… Forse lei non si pone il problema di una scuola pubblica innovativa, sia nella didattica che nei contenuti ne di una scuola che ritorni ad avere una funzione di “ascensore sociale”. Il governo taglia dove gli altri Paesi investono. La scuola deve tornare ad essere un bene comune, di qualità". 

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