22 giugno 2011 - Ravenna, Politica

"Casadio presidente Sapir dalla porta girevole"

L'intervento di Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna)

"Domani, giovedì 23 giugno, andrà in scena, nel sottoscala della politica ravennate, il primo atto dello spettacolo indecoroso, a cui molti altri ne seguiranno, con cui i partiti vincitori delle elezioni amministrative di maggio si spartiranno le nomine nella miriade delle società di capitali partecipate dagli enti locali riconquistati". L'intervento è del capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi.

"Si avrà infatti l’assemblea dei soci della Sapir - spiega Ancisi - mostro a due teste (pubblico come proprietà, per imporre la dittatura della politica sull’economia portuale; privato come formula societaria, per avere le mani libere da ogni vincolo e controllo cui sono soggetti gli enti pubblici) che incombe voracemente sugli affari del porto di Ravenna.

Il 9 giugno scorso, il presidente in carica della società, on. Giordano Angelini, ha scritto infatti: “Avevo deciso un anno fa, in occasione del rinnovo del Consiglio di Amministrazione, di concludere il mio impegno in Sapir. Il sindaco di Ravenna ha reso noto il nome del nuovo presidente. Il momento quindi è arrivato: confermo l’intenzione espressa e rassegno con effetto al termine dell’Assemblea che avrà luogo il 23 giugno p.v. le dimissioni da Presidente e da Consigliere”. La decisione non era stata certamente spontanea. Ma l’ha accelerata l’improvvido comunicato (sottilmente censurato da Angelini) con cui il sindaco Matteucci, inserendo la presidenza della Sapir nella compravendita degli assessori per le giunte comunale e provinciale, aveva già indicato ai soci di questa azienda il nome del presidente che avrebbero dovuto votare, nella persona del suo ex assessore Matteo Casadio.

In quel momento, la sorte del referendum che intendeva abrogare la liberalizzazione dei servizi pubblici (non solo dell’acqua) non era ancora segnata. Matteucci e Casadio non sapevano, oppure ritenevano di non doverci fare caso, che il regolamento sui servizi pubblici locali di rilevanza economica (decreto del presidente della Repubblica n. 168 del 2010), distinguendo tra le funzioni di indirizzo e di controllo e quelle di gestione di tali servizi, avrebbe impedito agli amministratori degli enti locali di essere nominati, senza che fossero passati almeno tre anni dalla cessazione della loro carica, come amministratori delle società partecipate dal proprio ente (art. 8, comma 3).

L’esito positivo del referendum, tra i tanti effetti collaterali conseguenti all’abolizione della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ha avuto anche quello nefasto di abrogare il relativo regolamento, e quindi la norma che aveva fermato le porte girevoli tra amministratori locali e consigli di amministrazione delle società partecipate. Ecco dunque che Casadio può legittimamente, appena toltasi la giacca di assessore e passando per la porta girevole, indossare l’uniforme di presidente della Sapir.
1. C’è però una legge non scritta, che dovrebbe ispirare i comportamenti dei politici, la quale imporrebbe da se stessa quel distacco, almeno per un congruo tempo, tra le cariche di amministratore pubblico e quelle di gestore degli affari economici ad esse sottostanti. Matteucci e Casadio, nei ruoli rispettivi di sponsor e sponsorizzato, dovrebbero rispettarla. Non a caso, lunedì scorso, l’on. Linda Lanzillotta, già ministro Pd nell’ultimo governo Prodi, ha presentato un disegno di legge che intende ripristinare le incompatibilità soppresse dal referendum, addirittura ampliandole. Si può invece immaginare quanti appetiti si stiano scatenando tra gli ex amministratori e consiglieri comunali e provinciali bocciati o non ricandidati dai partiti di maggioranza, che erano stati messi in naftalina, per essere catapultati sulle poltrone ben retribuite dei consigli di amministrazione delle società partecipate: che sono almeno 12 solo nel Comune di Ravenna.

Rivolgo dunque al sindaco e al presidente della Provincia l’appello a resistere ad ogni assalto alla diligenza delle società partecipate da parte dei politici loro compagni appena cessati da cariche nelle amministrazioni locali da loro presiedute.
2. Il caso presidenza Sapir, con un appannaggio di circa 60 mila euro l’anno, propone altri due obblighi morali. Da una parte, di calmierare doverosamente questi compensi, assolutamente spropositati, che rappresentano costi ingiustificati della politica.
3. Dall’altra, di chiedere a chi ne beneficia in maniera così vistosa di non cumularli con lo stipendio di dipendente di enti pubblici, ponendosi correttamente in aspettativa, per dedicarsi a tempo pieno al nuovo incarico. Il caso non è certamente l’unico. Io li incalzerò tutti, senza eccezioni, esponendoli pubblicamente al giudizio dei cittadini".

 

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