20 novembre 2009 - Ravenna, Politica

"Acqua, la privatizzazione è una scelta pericolosa"

Pd, Pagani e Patrizi commentano il voto alla Camera

“La privatizzazione dell'acqua, imposta dal Governo ieri, è una scelta gravissima e pericolosa del centro-destra." Con queste parole Alberto Pagani, Segretario provinciale del PD, e Stefano Patrizi, Coordinatore degli Ecologisti Democratici di Ravenna, commentano il voto di fiducia alla Camera.

"L'acqua è un bene pubblico e come tale va trattato: l'emendamento, che il PD è riuscito a far passare al Senato, garantisce almeno che la proprietà resti pubblica, e, pur essendo positivo sul piano dei principi, non può però rassicure nei fatti. Col voto di fiducia si obbligano i comuni ad affidare la gestione del servizio ai privati, con conseguente altissimo rischio di gestioni inefficenti, speculative e inique, di infiltrazioni di criminalità organizzata. La scelta della destra non si preoccupa di misurare gli effetti delle privatizzazioni già avviate: in nessun caso c'è stato un effettivo miglioramento del servizio, anzi al contrario, si sono verificati moltissimi episodi di disagio ed inefficienza”.
 

“Entro due anni potrebbe essere venduto tutto il comparto idrico pubblico per essere affidato a privati, o per essere ceduto a società miste nelle quali l’eventuale partecipazione pubblica non dovrà superare il 40%, che saranno quindi liberì di fare affari su questo bene primario di cui nessuno può fare a meno".
 

“Il problema della gestione dell'acqua in Italia è innanzi tutto dato da acquedotti ‘colabrodo’ (con un record europeo del 37 per cento di perdite) su cui si dovrebbe investire e da questo punto di vista la privatizzazione non offre alcuna garanzia. Fortunatamente la situazione della nostra provincia è molto migliore, grazie agli investimenti fatti negli ultimi anni e ad un politica sostenibile sui servizi primari.”
 

“Si dovrebbe invece passare dalla ‘gestione della domanda’ alla ‘pianificazione dell'offerta’, cioè superare l'attuale approccio per cui si sommano le richieste idriche (industriali, agricole, civili) e poi si cerca disperatamente di soddisfarle. Si dovrebbe partire dalla disponibilità idrica, bacino per bacino, pianificare conseguentemente le attività. Ma rispetto a questo orientamento la privatizzazione non può offrire alcuna garanzia, anzi certamente aggraverà il problema".

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