19 settembre 2011 - Ravenna, Politica

"Il fallimento annunciato di Start Romagna"

L'intervento di Alberto Ancarani (Pdl)

"Dopo averla affrontata con grande partecipazione in commissione arriva oggi in consiglio comunale la delibera per l’accorpamento delle società per il trasporto pubblico di Ravenna, Forlì e Rimini. Si tratta di un percorso in qualche modo obbligato promosso da una legge regionale e già avviato con la previsione di istituire anche un’unica agenzia di controllo che superi le attuali agenzie d’ambito esistenti in ogni provincia". A parlare è il consigliere comunale Pdl Alberto Ancarani.

 

"Il gruppo Pdl in genere condivide il principio dell’accorpamento, in quanto consente economie di scala senz’altro auspicabili - spiega Ancarani. Il caso di Start Romagna e dunque della nostra Atm che dovrebbe sciogliersi per entrarvi potrebbe quindi,  sebbene con qualche disagio dovuto alla maggior lontananza dalle specificità e dalle esigenze dei singoli territori, creare opportunità virtuose se messo in atto con criteri manageriali e depoliticizzati in quanto potrebbe produrre opportunità di risparmio economico e gestionale senz’altro notevoli.

 

Non pare tuttavia che si stia andando in questa direzione: infatti anche se da tre consigli di amministrazione si passa ad uno solo, il numero dei consiglieri di amministrazione, necessario a rappresentare tutti i territori e a mantenere il numero dispari è di 5 unità, e addirittura lo statuto di Start Romagna prevede la figura del Con-direttore amministrativo che appare esclusivamente un modo per salvaguardare meglio gli stipendi dei direttori generali delle varie società che altrimenti perderebbero la poltrona, rappresentando un chiaro esempio di come la virtuosità da noi auspicata non si verifichi in quanto si continua a non ragionare in senso industrial-manageriale ma si perpetrano i vecchi metodi delle salvaguardie politiche.

 

Ma c’è di più. Essendo il piano industriale tuttora conosciuto solo da pochi e per esempio non dal consiglio comunale che dovrà votare - così come sconosciuto è stato per la commissione che si è già svolta - rimane un grandissimo punto interrogativo per quanto riguarda i costi del personale che, come l’esperienza di questi anni ha insegnato, rischiano di essere il macigno economicamente più rilevante proprio perché allorquando i contratti in essere con le singole società che dovrebbero fondersi scadranno, inevitabilmente il nuovo contratto sarà fatto secondo i criteri del miglior trattamento economico oggi previsto per la società in cui i lavoratori sono meglio remunerati e lavorano con le condizioni migliori.

 

Il fenomeno sarà addirittura devastante perché i costi per il personale coprono il 60% del bilancio ma le economie di scala si producono nel tempo in modo che le spese per il personale stesso e i suoi inevitabili spostamenti in un bacino molto più ampio si riverbereranno subito sui conti, rendendo l’operazione accorpamento un fallimento.

 

Insomma, i costi finiranno inevitabilmente per rendere non solo nulli, ma addirittura inesistenti tutti i benefici economici che, almeno sulla carta l’accorpamento dovrebbe produrre".                                                   
                             

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