21 settembre 2011 - Ravenna, Politica

"Il carrozzone Start Romagna non andrà lontano"

Il commento di Alvaro Ancisi (LperRa)

Il consiglio comunale ha dato il via libera, col voto contrario di Lista per Ravenna e degli altri gruppi di opposizione, all’incorporazione dell’azienda ravennate del trasporto pubblico locale, Atm, in un’unica società romagnola denominata Start Romagna, in cui confluiscono anche le aziende pubbliche di Forlì-Cesena e di Rimini.

 

"In linea teorica - spiega il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - l’operazione appare vantaggiosa, perché è comunque indispensabile un accorpamento tra realtà aziendali troppo piccole, al fine di produrre utili sinergie ed economie di scala. Ma il modo solleva forti riserve e perplessità, a cominciare dal fatto che ai consiglieri comunali non è stato fatto conoscere il piano industriale, mentre grava l’incognita sull’eventuale partner industriale che sarebbe introdotto nella società con una quota del 40 per cento. Dunque, conosciamo la scatola, ma non il contenuto.

 

RISCHIO DI FALLIMENTO
Come abbiamo già detto, per primi, in commissione martedì 13 settembre, il settore del trasporto pubblico locale in Romagna rischia il fallimento, giacché unire tre società deboli non significa farne una forte. Bisognerebbe restituire un’attività economica così difficile da gestire ad una vera imprenditoria privata, in grado di mettere a disposizione quelle risorse che l’ente pubblico non può più fornire e capace di sgravare la società dall’interferenza e dallo strapotere degli amministratori politici designati dai sindaci, che producono inefficienza, sperperi e clientelismi, se non anche maggiori degenerazioni. Per questo non condividiamo affatto che si cerchi un partner privato offrendogli una poco appetibile posizione di minoranza, in sudditanza degli interessi politici di partito e non del bilancio aziendale e della qualità del servizio,  non dandogli l’autonomia di impresa indispensabile. Le parti, in una logica che dev’essere insieme d’impresa e di servizio pubblico, dovrebbero rovesciarsi: i Comuni dovrebbero mantenere una quota di minoranza sufficiente per esercitare le funzioni di governo e di controllo pubblico della società, cedendo al partner industriale la maggioranza, con cui gestire e amministrare l’azienda in assoluta indipendenza. Si ricaverebbero maggiori preziose entrate per i bilanci sofferenti dei Comuni e si “acquisterebbe” un imprenditore incoraggiato a investire nell’azienda quelle risorse finanziarie e tecniche indispensabili per reggere e sviluppare il servizio, che ora non possono più venire dai fondi pubblici.

 

L’INFLUENZA NEFASTA DELLA POLITICA
Del resto, l’influenza nefasta della politica si vede già nell’impostazione della nuova società. Un consiglio di amministrazione di cinque membri, laddove basterebbe un amministratore unico. La previsione di un condirettore che sarà un inutile doppione del direttore. La persistenza di tre agenzie provinciali della mobilità, governate da altrettante schiere di politici della maggioranza, laddove ne basterebbe, logicamente, una sola a livello romagnolo. Per giunta, queste agenzie, che dovrebbero regolare e controllare l’operato della società, sono composte da politici scelti dagli stessi sindaci che nominano, di fatto, gli amministratori, in una grottesca sovrapposizione tra controllori e controllati.

 

CARROZZONE O IMPRESA
Insomma, persiste la volontà di mantenere in piedi un carrozzone politico, più grande, foss’anche lucidato a nuovo, senza considerare che, in questo modo, il trasporto pubblico non potrà salvarsi, quando i nodi del finanziamento pubblico 'a perdere' verranno portati drammaticamente al pettine dalla crisi economica sempre più stringente. Si sfugge ancora una volta alla scelta decisiva per le sorti di qualsiasi servizio reso ai cittadini secondo le regole dell’economia e del mercato: la scelta tra carrozzone ed impresa".

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