1 dicembre 2009 - Ravenna, Cervia, Faenza, Lugo, Economia & Lavoro

Bilancio amaro per la Confartigianato

In Emilia Romagna 2009 negativo soprattutto per l'industria. Granelli: "Salvaguardare le piccole imprese"

Per Confartigianato l’anno che si sta chiudendo sconta duramente gli effetti della recessione, con una contrazione del Pil che caratterizza tutta Italia, mentre il 2010 evidenzierà un moderato recupero delle attività economiche, in vista della più marcata ripresa attesa nel biennio 2011–2012.

Per il 2009 il Prodotto interno lordo dell’Emilia Romagna è stimato in 137.434 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2008 del -4,6%, dati che confermano le ripercussioni della crisi finanziaria sull’economia reale. Per quanto riguarda il 2010 la stima di crescita e del +0,9%, una contrazione decisa che, però, è in linea con il NordEst, -4,5%, e l’Italia, -4,9%. Il Pil della nostra regione continua ad incidere per il 39,1% sull’intero sistema del NordEst e per l’8,9% su quello nazionale; per quanto riguarda il Pil pro-capite, l’Emilia Romagna si mantiene su livelli nettamente superiori alla media nazionale, +23,7%, e sulla media del Nordest, +3,4%.

Secondo i dati elaborati da Confartigianato, in Emilia Romagna la crisi economica ha colpito tutti i settori economici, ma non in misura omogenea. L’agricoltura ha subito un forte freno nelle prospettive di crescita, nel 2009 ha fatto segnare +1,8% ma nel medio periodo tenderà ad una flessione toccando -0,8% nel 2012. L’industria risente invece più degli altri comparti degli effetti della crisi con un eloquente -12,9% nel 2009; un dato risulta inferiore rispetto a quello del NordEst -12,6%, ma leggermente migliore del resto d’Italia -13,5%. Resiste alla crisi il comparto dei servizi, che perde il -1,7% con buone prospettive di ripresa future; anche per il settore delle costruzioni il 2009 è stato difficile con una perdita del -3,1%.

Per quanto riguarda l'import-export, già dal 2010, secondo le prospettive delineate dalle elaborazioni di Confartigianato, riprenderà il commercio con l’estero, soprattutto attraverso il canale delle esportazioni che si manterrà al di sopra della media italiana (+3,6% contro +3,2%). Le importazioni impiegheranno invece un altro anno a rafforzarsi, +1,8% nel 2011, rimanendo comunque meno vigorose rispetto al sistema Italia e nel NordEst.
Per quanto riguarda l’anno in corso si osserva un ampio rallentamento per entrambi gli indicatori dell’export e dell’import con il primo che risente maggiormente rispetto a secondo (-22,9% vs -13,7%).

Non tutte le province presentano un saldo positivo: Parma e Ravenna mostrano rispettivamente deficit pari a 524 e 361 milioni di euro, Piacenza è sostanzialmente in pareggio, -3 milioni di euro. Le altre aree della regione, invece, registrano una situazione di avanzo commerciale, specie a Modena, Reggio Emilia e Bologna.

L’indice relativo alla disoccupazione presenta delle performance decisamente migliori rispetto al livello medio nazionale ( 3,7% vs 7,5%), leggermente meglio anche rispetto alla macroarea NordEst (3,9%). Di fatto il tasso di disoccupazione mostra un peggioramento, sia a livello regionale che nazionale, raggiungendo in Emilia Romagna il 4,9% nel 2010 e quindi stabilendosi sui quei livelli nei successivi due anni. Il tasso di occupazione, secondo i dati elaborati da Confartigianato, dovrebbe invece registrare nei prossimi tre anni valori ben più bassi dell’attuale 45,7%, attestandosi intorno al 45%; il tasso di attività manterrà all’incirca sui livelli attuali, al 47,4%.

Per il presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli “Questa crisi rischia di trasformare profondamente tutto il tessuto economico dell’Emilia Romagna. Lo andiamo ripetendo ad ogni incontro e riunione con le istituzioni e proprio a loro ci appelliamo affinché ci aiutino a non disperdere il patrimonio che artigiani e piccole e medie imprese rappresentano".

"Servono misure che devono servire a salvaguardare un tessuto di artigiani e piccole imprese che rappresentano un bene che non va dissipato - conclude Granelli -, per garantire la tenuta del sistema economico e assicurare il lavoro a decine di migliaia di persone, totalmente escluse dagli ammortizzatori sociali garantiti alle grandi imprese”.
 

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