Tracce di Sport 2, Andrea Zorzi incontra studenti e istituzioni

Andrea Zorzi
15 novembre 2011 |  Bar Sport | Sport | Ravenna |

 

Il 18 novembre, Ravenna sarà la tappa conclusiva di Tracce di Sport 2. Tracce di Sport è un’attività di ricerca e comunicazione, cha ha avuto avvio nell’estate 2010 con un viaggio in Italia, nato su iniziativa di Elena Donaggio (ricercatore Irs) e Andrea Zorzi (ex-pallavolista e giornalista) con l’obiettivo di guardare allo sport dalla duplice prospettiva del ricercatore e dello sportivo. L’idea è stata quella di dare voce e far conoscere una faccia dello sport che spesso non appare, di raccontare i diversi volti e le diverse sfumature che caratterizzano questo universo, raccogliendo “sul campo” e dalla voce dei protagonisti le storie delle persone e dei luoghi che lo compongono. Una ricerca sulle tracce dei grandi campioni, delle storie di sport, delle tradizioni locali, degli spazi e dei progetti significativi.

Il secondo viaggio di Tracce di Sport, della durata complessiva di circa 60 giorni, è finalizzato a: incontrare i ragazzi delle scuole superiori; sensibilizzare le istituzioni locali e discutere con loro delle potenzialità dello sport;trovare e raccontare, nel 150° dell’Unità , i luoghi dello sport che hanno fatto l’Italia.

La giornata ravennate si svilupperà in due fasi: alle 9 l’incontro con le scuole (all’Itc Ginanni con studenti di 3^-4^ e 5^ superiore), mentre alle 11.30, in municipio, avrà inizio il confronto con il mondo della politica, della scuola, dello sport, della salute. Saranno presenti il sindaco, alcuni assessori, rappresentanti di federazioni e società sportive, vertici dell’Ufficio scolastico provinciale, dirigenti dell’Ausl, del Coni e del Csi.

Ecco come Andrea Zorzi traccia un bilancio dell’iniziativa prima della tappa ravennate, in un’intervista realizzata dagli organizzatori.

Ravenna rappresenta l’ultima tappa di questa seconda edizione di “Tracce di sport”. Qual è il suo bilancio di questo lungo itinerario?

Lo sport è una realtà che coinvolge decine di migliaia di persone appassionate e competenti - professori di ginnastica, dirigenti sportivi, assessori, parroci - che fanno grandi cose nello sport ma che hanno un difetto: non si parlano, e le loro esperienze, tutte bellissime, finiscono per non fare tessuto sociale.
Il lavoro fin qui condotto, crediamo, segnali delle prospettive interessanti per ripensare lo sport e l’attività motoria come pratica e attività trasversale, capace di avere effetti e ricadute positive su diversi aspetti della vita delle persone e delle nostre città.
Durante questo viaggio abbiamo incontrato moltissime persone e ci siamo confrontati con realtà diverse. Ci siamo convinti che si possa guardare allo sport in un modo diverso, facendo passare il concetto che lo sport non è una cosa “che si può fare” solo in spazi dedicati e codificati.
Bisogna cominciare a guardare lo sport come un fatto culturale, che ha una funzione fondamentale nel portare qualità e vivibilità alle nostre città, che ha un valore di inclusione sociale ed  è una componente importante del welfare, perché chi fa sport ha spesso anche una vita più sana

Il 18 novembre incontrerete studenti ed istituzioni ravennati. Quali sono i messaggi che vorrete lasciare nella nostra città?

Nel corso dei nostri incontri di sensibilizzazione con le istituzioni abbiamo registrato molto interesse per la proposta che Tracce di Sport sostiene.
Riteniamo che la promozione dell’attività fisica e motoria all’aperto possa davvero contribuire a “portare fuori” dalle palestre e dai luoghi in cui lo sport si è (ed è stato) confinato, una grande ricchezza. E’ necessario che si lavori per favorire il dialogo tra gli attori dell’universo sportivo, che spesso faticano a vedersi come portatori di interessi comuni.
Alcuni di loro hanno un alto grado di propensione all’innovazione, propongono modalità e visioni nuove. Spesso però quando si parla con le istituzioni il limite è che pensano subito alle attrezzature, agli impianti sportivi, a costruire il playground o la pista ciclabile: tutte cose per cui in un momento come quello che stiamo attraversando si fatica a trovare le risorse. In realtà ci sarebbe un lavoro enorme da fare limitandosi a connettere, mettere rete e valorizzare quello che già. Per questo non servono grandi risorse ma bisogna cambiare il punto di vista e il modo in cui si guarda alle cose. 

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