13 dicembre 2011 - Ravenna, Agenda, Cultura

Il critico d'arte James Beck protagonista a Casa Melandri

Venerdì 16 dicembre alla sala D’Attorre di Casa Melandri verrà presentata l'opera di James Beck "Da Duccio a Raffaello – L’arte perduta della conoscenza"
Editoriale Programma (2010). All'incontro, in programma alle 18, parteciperanno Alberto Cottignoli e Piero Pierotti.
 

IL LIBRO
Sono trascorsi tre anni da quando la versione inglese dell’ultimo lavoro di James Beck è arrivata in libreria sollevando molto rumore nell’ambiente degli esperti d’arte. Questo libro è la prima edizione italiana, che avrebbe dovuto anticipare la versione inglese. Riferendosi alle imprudenti transazioni miliardarie, Beck aveva ammonito severamente: «Se tale genere di errori si fosse verificato in una grande impresa, sarebbero rotolate delle teste». Piccate repliche dei protagonisti di quelle vicende non si sono fatte attendere; particolarmente insolente quella di Keith Christiansen, curatore della pittura europea al Museo Metropolitan di New York. Particolare scalpore aveva sollevato la critica del prof. Beck su una Madonna attribuita a Raffaello acquistata dalla National Gallery di Londra.

L’AUTORE
Lo storico dell’arte italiana della Columbia University James Beck è scomparso nel 2007. Esperto di arte rinascimentale e vero conoscitore è noto per le sue tante battaglie in nome dell’arte. Era una persona arguta, tranchant, come si dice. Un vero guerriero della cultura. Un educatore fatto e finito. Era capace di riconoscere a occhio nudo, tra venti versioni dello stesso quadretto (La Madonna dei garofani) di Raffaello - tutte false - quella che più si avvicinava all'originale (ipotetico). E si scagliava, muso duro e lancia in resta, contro le ipocrisie che dominano il mondo della storia dell'arte e del cosiddetto expertise: «i grandi conoisseurs - come Roberto Longhi, Bernard Berenson, Giovan Battista Cavalcaselle - non ci sono più: l’idea rigorosa di quel mestiere (l’attribuzione) non esiste più, è morta o quasi. La morte di Federico Zeri è stata una grossa perdita, perché egli era l’ultimo di questa specie. In tal modo, divengono accettabili gli scempi dei restauri recenti, come quelli di Piero della Francesca ad Arezzo».

Ingresso libero

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