Naufragio Concordia, "pronti a chiedere i danni"

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16 gennaio 2012 |  Cronaca | Ravenna |

 

“Ora chiederemo un risarcimento, anche per i danni fisici e psicologici subiti”. Domenico Manfuso, 37 anni - parrucchiere, titolare del Privé Hair Studio di piazza Bernini -, racconta l’incredibile vicenda della “Concordia”, naufragata nella notte tra venerdì e sabato di fronte all’Isola del Giglio. E conferma la sua volontà, assieme ad altre 7-8 persone, di continuare a lottare. Del resto, spiega, è stato tra gli ultimi, intorno all’una meno un quarto di sabato, a lasciare la nave: circa tre ore dopo l’impatto contro uno scoglio. In quel lungo lasso di tempo è successo di tutto. “Eravamo partiti da 2 ore, da Civitavecchia. Intorno alle 21.30 eravamo a cena. Abbiamo sentito sobbalzare la nave; i piatti, i bicchieri e i carrelli cadevano: era chiaro che si trattava di un urto”.

Domenico spiega che la corrente è andata via per una ventina di secondi; la nave ha continuato la navigazione. “Abbiamo sentito un segnale, siamo passati sul ponte numero 4, pronti a salire sulle scialuppe”. Tutto, rileva, si stava svolgendo in modo ordinato. Ma il comandante “dall’altoparlante ha parlato di un guasto elettrico, invitandoci poi a ritornare nelle cabine”. Domenico raggiunge il suo alloggio, e si accorge dell’inclinazione della nave, e dell’acqua che sale. Ritorna sul ponte: è già il panico. 

 

“Non abbiamo svolto alcun corso per affrontare l’emergenza: era in programma per il giorno dopo a Savona. Non sapevamo che i giubbotti salvagente erano anche in cabina, e non siamo stati in grado di riconoscere il segnale dell’evacuazione”. Fatto sta che ognuno si è arrangiato, prendendo i giubbotti sul ponte, “o addirittura cercando di strapparli agli altri”. Intanto era diventato difficoltoso anche camminare, tanto che i passeggeri si sono aiutati formando una “catena umana”. Domenico si è adoperato, con altri ragazzi, a sbloccare le scialuppe, utilizzando i remi; dando la precedenza a donne, bambini e anziani. “Abbiamo pensato che alla peggio per salvarci ci saremmo buttati in acqua, e avremmo nuotato”. Poi, “per 2 o 3 volte”, l’imbarco sulle lance capaci di contenere oltre 130 persone, che però rimanevano bloccate. Alla fine l’entrata nell’ultima scialuppa: sovraccarica. “Lì ho avuto veramente paura. Il mezzo non era stabile, ha rischiato di ribaltarsi. Insomma un effetto shaker…”.

 

“E’ stato come rivivere il Titanic, ma nel 2012… Voglio però evidenziare la disponibilità delle persone dell’Isola del Giglio, carinissime, ci hanno aiutato in tutti i modi”.

 

Avete avuto la percezione che il comandante se ne fosse andato? “Sì, dopo l’annuncio più nulla, e si vedeva che il personale non sapeva che fare. Da quello che mi hanno detto – ma io non posso confermare direttamente – il comandante non stava conducendo la nave: qualcuno l’avrebbe visto durante la cena”.

 

ma.mont.

 

Il video evidenzia le prime procedure di evacuazione, quando ancora la situazione era relativamente calma.

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