Mikrokosmos, 'salta' il concerto dell'Ottetto di Santa Cecilia

Barbara Valli
21 gennaio 2012 |  Spettacoli | Agenda | Ravenna |

"Grazie agli effetti folli della legge 100/2010 che di fatto, dal 1° gennaio di quest'anno, vieta l'attività artistica autonoma dei musicisti membri stabili delle orchestre italiane, il concerto dell'Ottetto di Santa Cecilia previsto per domani, domenica 22 gennaio, nella stagione dei Mikrokosmi 2012 non potrà aver luogo". Lo rende noto la scuola musicale ravennate Mikrosmos.

 

"Con l'auspicio che questa situazione di totale sprezzo della meritocrazia da parte del legislatore venga al più presto risolta, l'evento sarà sostituito dal concerto del flautista Fabio Pupillo con il Quartetto Maffei - spiega la direttrice Barbara Valli. Il gruppo si è costituito nel 2000 e si è esibito in importanti sale da concerto in Europa, America Latina e Medio Oriente.

Ha collaborato con nomi importanti del panorama musicale internazionale, tra i quali Canino, Carmignola, Gutman, Diaz e Blau. Fabio Pupillo è primo flauto dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza e collabora con altre importanti compagini orchestrali svolgendo un' apprezzata attività concertistica anche come solista e in varie formazioni da camera. In programma i quartetti per flauto e archi di W.A.Mozart".

 

Commenti

lettera dei musicisti del Teatro dell'Opera di Roma su legge 100

Ill.mo Presidente  
del Consiglio dei Ministri
Sen. Prof. Mario Monti
 
Roma, 31 gennaio 2012
 
Egregio Presidente,
 
                               è con molta preoccupazione che i musicisti del Teatro dell’Opera di Roma si
rivolgono a Lei per chiederLe un personale intervento riguardo ad un’anomalia che nasce da
un’interpretazione, a nostro avviso vessatoria, delle norme che regolano il rapporto di lavoro dei
Musicisti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche del nostro Paese: ci troviamo nella situazione
paradossale per cui l’attività di concertista presso le varie Istituzioni del nostro Paese è permessa a
qualsiasi cittadino italiano, ma vietata ai musicisti professionisti.  
 
Ci riferiamo alle norme contenute nella LEGGE 29 giugno 2010, n. 100 (GU n. 150 del 30-6-2010)
e successive indicazioni applicative contenute nella circolare del MiBAC del 19 gennaio u.s. a firma
del Direttore Generale Salvatore Nastasi.
 
Nella citata Circolare viene posto il divieto di svolgere attività autonoma ai dipendenti delle
Fondazioni Lirico-Sinfoniche nelle more del mancato rinnovo del CCNL del settore, bloccato da sei
anni, allo scopo di “migliorare la critica situazione economica delle Fondazioni Liriche” ispirandosi
“al generale principio di esclusività del rapporto di lavoro”.
 
Per quanto riguarda la “critica situazione economica” facciamo presente che l’occasionale rapporto
di lavoro autonomo svolto fino al 31 Dicembre u.s. è stato regolato per anni nel seguente modo
senza per altro causare danno economico per le Fondazioni:
 
- il dipendente che effettua una prestazione artistica al di fuori del luogo di lavoro deve
richiedere un permesso artistico al datore di lavoro che può concederlo o negarlo, o
revocarlo anche una volta concesso, qualora il permesso creasse criticità per la produzione o
se la prestazione venisse considerata lesiva del prestigio della Fondazione stessa;
 
- al dipendente viene trattenuta la retribuzione per la giornata o le giornate di permesso
concesse creando per la Fondazione un risparmio economico: non si tratta quindi di “doppio
lavoro” perché non si percepisce alcuna “doppia retribuzione”.  
 
E’, al contrario, per noi evidente il danno artistico ed economico per il Paese che tali limitazioni
causano:
- le associazioni concertistiche e culturali di questo Paese, a loro volta finanziate dallo Stato,
nonché le Istituzioni Pubbliche (Comuni, Regioni, Provincie), non potendo attingere ai
professionisti “nostrani” per le loro stagioni concertistiche o le attività culturali, sono
costrette a rivolgersi a professionisti provenienti da Paesi in cui mai si sognerebbero di porre
limitazioni simili; i finanziamenti pubblici finiscono così oltre frontiera: è economicamente
sostenibile per il nostro Paese? E soprattutto, è giustificabile in qualunque modo che i
musicisti delle istituzioni estere siano inclusi nei nostri cartelloni mentre i nostri, richiesti in
tutto il mondo, debbano d'ora in poi restare chiusi nei confini di una sola istituzione?
Inoltre, la naturale anticipata sottoscrizione di impegni fatta da molti artisti ben prima
dell'emanazione della normativa in questione, costringe ora molti organizzatori di eventi a rivedere
le programmazioni mettendo a rischio un livello qualitativo che è distintivo degli esecutori italiani
nel mondo.  
 
Per quanto riguarda il “principio di esclusività del rapporto di lavoro”, ricordiamo che già da diversi
anni, nelle norme che regolano la concessione dei permessi artistici, il Contratto Nazionale indica
come inconciliabili le prestazioni di lavoro autonome sovrapponibili e concorrenziali rispetto a
quella che il dipendente presta alla Fondazione di appartenenza. Le prestazioni autonome di altro
tipo, che vedono il dipendente svolgere mansioni diverse da quelle per cui è stato assunto (ad
esempio musica da camera, prestazioni solistiche etc. etc.), non ricadono invece nell’ambito
dell’esclusività, non essendo quelle per cui il dipendente viene retribuito.
E’ inoltre importante portare alla Sua conoscenza il fatto che nella totalità dei casi trattasi di
“prestazioni occasionali” non aventi carattere di continuità, così come dall'art. 61 del D. Lgs.
276/2003 e l'art. 4 della legge n. 30.
 
Facciamo inoltre presente che in tutto il mondo “culturalmente evoluto” ai musicisti che vincono un
concorso internazionale per entrare nelle orchestre o nei cori non viene posto divieto alcuno di
svolgere prestazioni artistiche autonome o addirittura, come già da anni accade nel nostro Paese, di
insegnare nei Conservatori. Questo perché le attività legate alle varie possibilità che la musica offre
concorrono a tramandare, completare e mantenere alta la competitività del livello professionale,
competitività e livello di cui le Istituzioni estere fanno pubblicamente vanto, esibendo le attività dei
propri musicisti sui siti web ufficiali.
Volendo fare un paragone con il mondo accademico, sarebbe come impedire ad un professore
universitario di partecipare a convegni, a dibattiti o di fare delle pubblicazioni!
 
Sfuggendoci il rapporto che, stando al firmatario della circolare sopra citata, lega la causa della
mancata firma di un CCNL all’effetto del divieto dell’attività autonoma dei musicisti dipendenti
delle Fondazioni, abbiamo la netta percezione di essere vittime di un castigo per una colpa non
commessa o, peggio, di essere vittime di un ricatto teso a trasformare gli artisti colpiti dal legale
divieto in strumenti di pressione sulle Organizzazioni Sindacali al fine di spingerle a chiudere ad
ogni costo la trattativa per il rinnovo del CCNL (trattativa auspicata da noi musicisti, quale frutto di
un tavolo di lavoro e non di condizioni imposte in modo autoritario).
 
Vorremmo inoltre sottolineare come la circolare del Direttore Nastasi fornisca addirittura
un'interpretazione forzata della legge stessa, arrivando a vietare finanche le prestazioni di carattere
gratuito (motivando con un presunto danno erariale!) e richiedendo ai dirigenti un rigido controllo
sulle eventuali infrazioni commesse.
 
Le chiediamo quindi di intervenire al fine di eliminare questa inutile anomalia che ci rende
dannosamente e ridicolmente “unici” agli occhi del resto del mondo.   
 
Certi del Suo interessamento Le porgiamo i più cordiali e fiduciosi saluti e Le alleghiamo copia
della circolare ministeriale e dell’estratto della Legge nr. 100.
 
I Musicisti della Fondazione
Teatro dell’Opera di Roma
 
 

Ma è musica... arte!

(...) il dipendente che effettua una prestazione artistica al di fuori del luogo di lavoro deve
richiedere un permesso artistico (...) al dipendente viene trattenuta la retribuzione per la giornata o le giornate di permesso  concesse creando per la Fondazione un risparmio economico (...)

Non comprendo, quindi, dove stia il problema. Ma dirò di più: chi è dipendente di una società privata, si impegna per contratto a non svolgere attività in concorrenza e ciò è ovvio, per i risvolti economici negativi sul proprio datore di lavoro.

Qui stiamo parlando di musica classica, ovvero di arte: i gruppi da camera o i solisti italiani, membri di orchestre o cori stabili, hanno sempre contribuito ai cartelloni delle stagioni teatrali. Vietarne l'attività per una semplice "interpretazione" (il che suona persino buffo, visto che questo sarebbe il loro lavoro!) è un'indecenza.

Ravennate

 Che sia arte o meno, ciò non

 Che sia arte o meno, ciò non cambia la natura del rapporto che è da dipendenti. 

E' paradossale che si voglia avere i benefici del rapporto da dipendente e nel contempo quelli della libera professione. Che altrove si faccia così, poco importa.

Altrove non hanno il Paese in mano alle mafie (forse) potremmo cominciare a copiare da lì, magari.

L'espressione "culturalmente evoluta" è poi al quanto opinabile proprio sul piano culturale e sa di discriminazione eurocentrica, tanto più che ormai siamo un Paese involuto e proprio per le ragioni addotte dall'appello.

L'"arte" non deve essere la pomposa giustificazione dietro cui pararsi per poter fare il proprio comodo a scapito di un mercato (perchè di questo si tratta, anche se la parola può suonare prosaica e poco ispirata artisticamente) che offrà più opportunità. Esistono validissimi "artisti" anche al di fuori delle orchestre stabili. Diamo loro la possibilità di far sentire la loro arte. Gli orchestrali... sempre a piangere. Mi piacerebbe che ogni tanto sposassero qualche causa disinteressatamente, all'ombra di un trentennio (minimo) di Fus erogato come sanno anche i sassi.

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