Cgil Ravenna, la crisi non conosce crisi
La crisi sembra non conoscere crisi. Anzi. La Cgil di Ravenna ha diffuso i dati sulla cassa integrazione e sono tutt’altro che rassicuranti.
A fine dicembre la cassa integrazione ha raggiunto il picco dell'anno 2011 colpendo oltre 5.800 lavoratori in provincia di Ravenna. Questo è il dato più significativo del Report 2011 dell'Ufficio studi e ricerche della Cgil di Ravenna. Nuove imprese dei comparti in passato meno esposti, in genere di piccola e piccolissima dimensione, si aggiungono nell’utilizzo di ammortizzatori sociali. Le imprese, anche quelle di grande dimensione, dei settori più esposti ritornano invece ciclicamente a fare uso di ammortizzatori sociali, a testimonianza che i ridimensionamenti occupazionali non sono stati sufficienti per allinearsi ai fatturati che continuano a scendere.
Il profilo della crisi - che inizialmente aveva un carattere quasi esclusivamente metalmeccanico e della gomma-plastica molto legati al mondo dell’auto - si allarga progressivamente alle costruzioni edili, ai servizi, ai consumi individuali, dall’abbigliamento al calzaturiero dai beni di consumo non-food al turismo. Ciclicamente inoltre si registrano sofferenze nella logistica e nei trasporti.
Gli strumenti che sono stati messi a disposizione dagli accordi provinciali, concordati tra le parti sociali e le istituzioni (fondi di sostegno al reddito e all'impresa), reggono ancora alle spinte di alcune imprese che vorrebbero anticipare gli epiloghi delle loro crisi, senza avere percorso tutte le possibilità esistenti, ma si registrano nel contempo pressioni maggiori. I risultati degli sforzi prodotti per uscire dalla crisi anche attraverso le necessarie innovazioni individuate sul piano locale, ovviamente non hanno ancora prodotto risultati ed è per questa ragione che si rende ancora necessario sostenere e supportare le imprese ed i lavoratori con strumenti di natura straordinaria per non deprimere i redditi e non disperdere i capitali finanziari, economici e professionali che ancora costituiscono un vantaggio competitivo della nostra provincia.
"La preoccupante recrudescenza della crisi, che a partire dal settembre del 2010 ha investito gran parte delle economie mondiali, non ha certo risparmiato il nostro territorio - sottolinea Marcello Santarelli, segretario generale della Cgil provinciale - il colpevole ritardo, con il quale il governo Berlusconi ha riconosciuto ed affrontato la crisi, ha aggravato una situazione già deteriorata da una governance europea che non ha saputo coniugare le politiche di rigore con quelle di crescita. Da un lato abbiamo assistito al fallimento del modello liberistico che ha governato il pianeta a partire dagli anni '80 e dall'altro stiamo misurando i limiti di una Unione Europea che anche di fronte alla crisi non ha saputo rinsaldarsi, compiendo i necessari passi in avanti verso un unione politica. Gli egoismi nazionali ed il tentativo di riparare un modello economico oramai irrimediabilmente fallito, ha avuto come esito che la gran parte della crisi si scaricasse sulle fasce più deboli: lavoratori, pensionati e famiglie. Gli interventi del governo Monti, fino ad ora messi in atto, non cambiano sostanzialmente il segno di questo trend. Al Governo la Cgil chiede di avviare immediatamente provvedimenti che facciano ripartire la crescita, stimolino i consumi e creino nuovi posti di lavoro. La nostra provincia ha bisogno di quegli investimenti infrastrutturali, sul porto e sulla viabilità sia ferroviaria che autostradale (E55), che le permettano di competere a pieno titolo nel corridoio del Nord Est europeo. La stretta sul credito si deve allentare permettendo alle aziende in difficoltà di liquidità di evadere gli ordini che già hanno in portafoglio”.
“Il nuovo patto provinciale per lo sviluppo – sottolinea Santarelli - dovrà creare le condizioni per una crescita economica basata sulla produzione di beni e servizi ad alto valore aggiunto, che faccia dell'innovazione, della ricerca, dell'istruzione e della creazioni delle reti di impresa i propri motori. La riprogettazione del welfare deve essere motore anch'esso di questo sviluppo, mantenendo il carattere di universalità e inclusione che le sono propri. I soggetti sociali e istituzionali hanno una grande responsabilità nel buon esito di questo processo e riusciranno nel proprio intento se riconosceranno il principio della prevalenza dell'interesse generale. Nei prossimi giorni si apriranno i tavoli concertativi sui bilanci previsionali dei Comuni, la Cgil con Cisl e Uil provinciali, chiederanno che i necessari aggiustamenti di bilancio vengano ottenuti tenendo ben presente la situazione di grave difficoltà delle fasce più deboli della società, quei lavoratori, pensionati e quelle famiglie che già sopportano il peso più grande del risanamento di questo paese. L'equità, l'efficienza della spesa, la lotta all'evasione e la difesa della coesione sociale dovranno essere i principi ai quali le manovre degli enti locali si dovranno ispirare”.
L'analisi
Nel 2011 l’utilizzo degli ammortizzatori sociali nelle imprese, che hanno manifestato difficoltà di natura produttiva, si caratterizza con due andamenti ben distinti tra loro. Il primo, a partire da gennaio sino a tutto agosto compreso (che conferma quanto accaduto anche nel corso del 2010)con una costante seppur leggera contrazione dell’impiego di questi strumenti. Il secondo, da settembre sino al tutto dicembre compreso, caratterizzato da una brusca risalita del numero di imprese e lavoratori coinvolti nella riduzione degli orari di lavoro.
Partendo dal primo ottobre 2008 sino ad oggi le imprese che hanno dovuto ricorrere all'utilizzo di sostegno al reddito dei dipendenti, sono 1.027 di cui 557 (il 54.23%) artigiane. All'interno di questo totale di imprese, 963 (il 93.76%) hanno utilizzato i 5 ammortizzatori prevalenti, ovvero la Cigo, la Cigo in deroga, la Cigs, la Cigs in deroga e le sospensioni Eeber riservate al settore artigiano.
Le imprese coinvolte nell’uso degli strumenti di sostegno del reddito sono incrementate del 16% tra il 2009 ed il 2010 e del 26% tra il 2010 ed il 2011 e il numero medio annuo dei lavoratori coinvolti nella riduzione dell’orario di lavoro, passa da 6.501 del 2009 a 6.527 del 2010 e 4.610 del 2011.
I valori assoluti manifestano un sostanziale allineamento tra il 2009 ed il 2010 ed una flessione di circa 2.000 unità nel 2011; bisogna tenere conto però della situazione occupazionale determinatasi tra le imprese che hanno fruito di ammortizzatori che nell’arco di tempo preso a riferimento registrano una flessione degli organici di 786 unità lavorative nel 2009, di 831 nel 2010 e 801 nel 2011. La somma porta a 2.418 il numero di posti di lavoro persi nel corso del triennio di cui 1.632 nel biennio 2010 – 2011.
Questi valori di dispersione occupazionale riallineano il dato 2011 a quelli precedenti, portando modifiche rilevanti ai valori medi, come si evince dal grafico rettificato.
Nelle sottostanti tabelle si indicano i valori riferiti al numero di imprese che hanno utilizzato gli ammortizzatori prevalenti ed il numero di lavoratori coinvolti.
Il progress tra i tre periodi di riferimento, nonché le variazioni assolute e percentuali rispetto l’anno precedente, ripartite per le aree che compongono la provincia, forniscono una visione dinamica.
Tab1 (campione di 963 Imprese)
(Indice di accesso annuo di imprese all’uso di ammortizzatori sociali)
2009 2010 var. n° var.% 2011 var. n° var.%
Lugo 285 334 +49 17,19% 391 +57 17,07%
Ravenna 157 259 +102 64,97% 329 +70 27,03%
Faenza 153 205 +52 33,99% 243 +38 18,54%
Totale 595 798 +203 34,12% 963 +165 20,68%
Tab1. 1 (campione di 963 Imprese)
(Numero annuo di ricorsi agli ammortizzatori sociali)
2009 2010 var. n° var.% 2011 var. n° var.%
Lugo 733 1.061 +328 44,75% 1.303 +242 22,81%
Ravenna 315 589 +274 86,98% 832 +243 41,26%
Faenza 370 537 +167 45,14% 659 +122 22,72%
Totale 1.418 2.187 +769 54,23% 2.749 +562 25,70%
Le dinamiche territoriali
Lugo risulta il territorio nel quale la crisi si è manifestata sin dall’inizio con forte intensità, ovvero con il numero assoluto di imprese coinvolte e con una importante frequenza annua nella richiesta di ammortizzatori sociali. A Faenza un numero minore di imprese registra un elevato numero di lavoratori coinvolti nella contrazione dell’orario di lavoro, ciò è determinato dalla dimensione delle più importanti imprese metalmeccaniche, tessili e della ceramica dell’intera provincia. Ravenna che ha esordito più moderatamente ha registrato nel tempo i tassi di incremento maggiori rispetto gli altri territori.
Tab1. 2.1 (campione di 963 Imprese)
(Numero di lavoratori interessati – Unità transitate)
2009 2010 var. n° var.% 2011 var. n° var.%
Lugo 12.260 17.051 +4.791 39,08% 20.150+3.099 18,17%
Ravenna 4.520 7.984 +3.464 76,64% 10.582+2.598 32,54%
Faenza 9.677 13.838 +4.161 43,00% 15.675+1.837 13,28%
Totale 26.457 38.873 +12.416 46,93% 46.417+7.544 19,41%
Il territorio lughese, anche per effetto del maggior ricorso nell’arco dell’anno agli ammortizzatori sociali, risulta quello più massicciamente coinvolto; il territorio di Ravenna, in particolare nel corso del 2010, è quello che registra il più forte incremento percentuale. Il 2011 ha due tendenze ben distinte; nel terzo quadrimestre si sono registrati un numero di ricorsi agli ammortizzatori più che doppi rispetto la media degli altri mesi precedenti, soprattutto nel Ravennate dove sono concentrate il maggior numero di imprese di servizi e le imprese del settore edile, settori all’interno dei quali si è verificata una forte diffusione del ricorso alla sospensione delle attività produttive. In controtendenza nel campo dei servizi c'è la grande distribuzione, che stante la dichiarazione delle associazioni, flette nei fatturati ma tiene sull’occupazione.
Gli ammortizzatori utilizzati
Nella tabella successiva l’ammontare delle ore utilizzate nelle varie forme di ammortizzatore, al netto delle ore di Sospensione EBER, dato non in nostro possesso. (valori espressi in ore):
2009 2010 2011
CIG Ordinaria 1.514.619 1.015.961 657.957
CIG Straordinaria 416.632 849.286 1.633.610
CIG Deroga 273.172 2.948.882 2.966.570
Totale 2.204.423 4.814.129 5.258.137
I settori
Il settore maggiormente colpito è ancora una volta il metalmeccanico; è l'area lughese a registrare il massimo dei valori. Il 64,7% dei cassintegrati del 2009 del Lughese sono metalmeccanici, poi nel 2010 si scende leggermente al 62,5% e quindi al 61,5% nel 2011. Sono le grandi imprese del territorio a determinare la diffusione della cassa integrazione sia nelle imprese di capitale fidelizzate alle committenti, che alla diffusissima rete di imprese artigiane sub-fornitrici della componentistica, in genere a più basso valore aggiunto. I comparti più colpiti sono le macchine dedicate alla movimentazione delle merci, il movimento terra, la componentistica destinata all'automotive, dalle fonderie alla meccanica di precisione, l'impiantistica rivolta alla costruzione delle infrastrutture della viabilità ma anche l'artigianato che opera in sinergia con l'abitazione e l'edificazione delle strutture pubbliche.
Nell'area faentinail peso del metalmeccanico si attesta leggermente sotto la dimensione lughese. Nel 2009 i lavoratori delle imprese metalmeccaniche in crisi sono il 52,7% dell'area faentina, poi il 54,4% nel 2010 e 56% nel 2011. A fronte del leggero incremento del peso percentuale che non rivela tendenze significative, risulta più importante evidenziare che anche in quest'area per prime sono le grandi imprese che ricorrono agli ammortizzatori per contrastare il ridimensionamento degli ordini, che secondo una stima degli stessi imprenditori supera il 25%. Macchine ed apparecchiature destinate all'edilizia, l’oleodinamica e la pneumatica rivolta al mondo dell'automobile ed in parte anche l'impiantistica destinata alla industria agroalimentare sono quelle più colpite.
L'area di Ravenna, pur confermando il primato dei lavoratori del settore metalmeccanico, restituisce valori che sostanzialmente si stabilizzano intorno al 50% in tutti e tre gli anni. Nella metalmeccanica qui prevale l'impiantistica rivolta all'estrazione degli idrocarburi e dei gas naturali, marginalmente toccata dalla crisi, quella operante all'interno e per il distretto chimico, in forte ridimensionamento, una forte struttura siderurgica istauratasi in sinergia con le opportunità offerte dallo scalo portuale che sino ad ora ha manifestato anche momenti di sviluppo, una serie di altre imprese minori che operano esclusivamente sul mercato interno significativamente interessate dalla crisi. All’interno dell’area portuale ravennate operano inoltre una miriade di piccole imprese addette alla manutenzione e riparazione dei vettori navali e delle impiantistiche in essi ospitate.
Dopo la metalmeccanica, quasi alla pari sia nel territorio lughese che quello faentino, emergono i comparti della gomma-plastica e ceramico poi il tessile-abbigliamento e calzaturiero con un apice nel territorio faentino con il coinvolgimento della più importante impresa provinciale; nel Ravennate sono maggiormente esposte le imprese chimiche anche di grandi dimensione, alcune vicende sono state caratterizzate da veri e propri drammi per i lavoratori che li hanno vissuti ed in alcuni casi tuttora li vivono.
Nel tempo a fianco di questi settori oramai cronicamente coinvolti nella crisi si stanno allineando in parte i trasporti e la logistica, nell'ambito dei quali il peso del porto di Ravenna si sta facendo sentire con valori altalenanti ma del tutto inediti rispetto l'ultimo decennio. Poi tutta una serie di servizi dedicati in primo luogo alle attività produttive ma anche al settore commerciale ed immobiliare con il conseguente forte coinvolgimento del settore delle costruzioni edili che è triplicato, per numero di lavoratori coinvolti, nel lughese ed è raddoppiato nel ravennate.
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