Mosaici tra Inferno e Paradiso
“Tamo. Mosaici tra Inferno e Paradiso” è la nuova sezione del Complesso di San Nicolò (vernissage venerdì 23 marzo, apertura al pubblico sabato 24 marzo) che propone ai visitatori un’avvincente esposizione permanente dedicata a opere a soggetto dantesco commissionate dal Comune di Ravenna a grandi artisti italiani del ‘900 per celebrare il VII centenario della nascita di Dante. Si tratta di 21 pannelli di grande pregio - e alcuni anche di grande formato - realizzati su cartone da artisti italiani come Purificato, Cantatore, Gentilini, Mattioli, Ruffini, Morigi Berti, Sassu e Saetti ed eseguiti a mosaico da artisti e artigiani ravennati, quali Libera Musiani, Giuseppe Salietti, Santo Spartà, Sergio Cicognani e Renato Signorini. Dieci mesi dopo l’apertura dell’allestimento museale di TAMO, RavennAntica “raddoppia” e tiene dunque fede alle promesse di dare vita a un progetto pluriennale di “cittadella del mosaico” che si arricchisce nel corso del tempo.
I 21 mosaici a soggetto dantesco - realizzati nel 1965 - hanno una storia lunga e avventurosa. Al punto che, nel corso degli anni, se ne era quasi persa traccia. Animatore dell’iniziativa del 1965, volta a raccordare il mosaico all’identità contemporanea di Ravenna, fu Giuseppe Bovini, maestro di studi di antichità ravennati e bizantine.
“Grazie a RavennAntica, d'intesa con il Comune di Ravenna e con il MAR Museo d'Arte della città di Ravenna - dice Elsa Signorino, Presidente di RavennAntica - ora questi mosaici saranno pienamente valorizzati e restituiti alla fruizione pubblica, innestati nel corpo di TAMO e all’interno di un circuito dantesco che va dalla Tomba del Poeta e dalla Zona del Silenzio - dedicate al grande esule fiorentino - alla Cripta Rasponi su Piazza San Francesco fino al Complesso di San Nicolò. In sostanza, si conferma una volta di più la vocazione di RavennAntica, che da anni si dedica al recupero di siti archeologici e opere d’arte e che, con il progetto TAMO, si lega alla tradizione del mosaico, elaborandola anche in chiave moderna. Significativo naturalmente è il tema dantesco dei mosaici. Dante continua ad essere al centro di progetti di recupero del patrimonio letterario, artistico e culturale di Ravenna. In Dante ritroviamo le nostre radici e la memoria”.
“Ravenna ha accolto l’esule Dante. - aggiunge il professor Carlo Bertelli, curatore scientifico del progetto TAMO. - L’ha reso ravennate al punto di dare un priorato al figlio Pietro e, quando è morto, gli ha dedicato una gara poetica per scriverne l’epitaffio. Sì che mai da te non fui deviso, scrisse il poeta all’amico Guido da Polenta, signore di Ravenna, al quale faceva leggere in anteprima parti della Commedia. E già nel 1321 era stato inviato a Venezia come ambasciatore dei Ravennati. In seguito Ravenna difese le ossa del suo poeta in una plurisecolare contesa e, infine, toccò ad Ostasio da Polenta, proprio l’assassino di Guido, impedire che le ossa di Dante fossero bruciate. A Dante Ravenna ha dato anche molte cose. Gli ha rivelato la storia di Paolo e Francesca. Gli ha rivelato la canora bellezza della pineta di Classe e certo gli ha suggerito immagini per il Paradiso, per esempio con la croce gemmata di Sant’Apollinare in Classe, o con le teorie delle martiri e dei martiri lungo la navata di Sant’Apollinare Nuovo. Contemplando i mosaici di Ravenna, nelle basiliche che sembravano memori del Paradiso e testimoniavano la gloria di Giustiniano, Dante concepì quella “teologia” della luce che domina tutti i canti del Paradiso. Sempre a Ravenna, Dante trovò, compiuto e consacrato dalla storia, quel mondo del mosaico che aveva lasciato a Firenze ancora in corso d’opera, con il rivestimento musivo della cupola del battistero. In questi chiostri di San Nicolò, dedicati a “Tutta l’Avventura del Mosaico” - conclude Bertelli - trovano ora accoglienza le opere in mosaico su temi della Divina Commedia che erano state a lungo ingiustamente dimenticate e che invece attestano quanto sia inesauribile l’ispirazione dantesca per l’arte moderna. Anche per quella che sa esprimersi nell’antica arte del mosaico”.
I mosaici, ispirati ai canti della Divina Commedia, dal 23 marzo vanno ad occupare larga parte del primo chiostro del Complesso di San Nicolò, con un suggestivo allestimento studiato dall’archietto Paolo Bolzani. Questa nuova gemma arricchisce il già prezioso scrigno di San Nicolò che si è aperto al visitatore il 21 maggio scorso con l’allestimento permanente TAMO.
TAMO si sviluppa per sezioni tematiche. La prima parla del mosaico pavimentale nell’antichità. La seconda - cuore della mostra - propone preziosi pavimenti provenienti dall’area ravennate: mosaici di sontuose domus romane, scene figurate dei palazzi del potere imperiale e delle basiliche. Una sezione è dedicata ai materiali preziosi del mosaico parietale: i variegati smalti colorati, da decenni creati ad imitazione dell’antico nella celebre Bottega Orsoni di Venezia, e i vetri a foglia d’oro, che si esplicitano in un’opera moderna e luminescente realizzata dal maestro ravennate Paolo Racagni. Le storie del restauro musivo e dei cartoni ravennati elaborati nel corso del Novecento sono narrate dalle opere dell’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, parallelamente alle vicende di un altro straordinario metodo di conoscenza e conservazione del mosaico: i calchi in gesso gettati sulle stesure musive absidali di Santa Maria Maggiore in Roma e prestati per l’occasione dai Musei Vaticani. Il percorso della navata si conclude nel soppalco pensato per godere il fantastico panorama d’insieme: delle opere e della chiesa. Ma non finisce qui. Dal 23 marzo, l’avventura del mosaico continua nel chiostro e raddoppia. Per il piacere degli occhi e dello spirito.
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