26 marzo 2012 - Ravenna, Cronaca

"Il flop degli aeroporti romagnoli"

Il commento di Gianfranco Spadoni (Udc)

"La mia non è un’ostinata fissazione sul tema degli scali aeroportuali,  piuttosto che su altre questioni più importanti del nostro territorio di area vasta, tanto più che come amministratore della Provincia di Ravenna non posso non considerare la modesta  partecipazione dell’ente limitata all’ 1,11% del capitale sociale di Aeradria di Rimini. Si tratta, piuttosto, di costatare amaramente come da molto  tempo fosse annunciato il fiasco degli esecutivi di sinistra impegnati ai vari livelli su tale argomento". A parlare è il consigliere provinciale Udc Gianfranco Spadoni.

 

"Non può, infatti - prosegue Spadoni - non balzare immediatamente all’occhio, le inqualificabili gestioni dell’aeroporto Ridolfi in mano alla Seaf di Forlì che ha chiuso il 2010 con un passivo di quasi dodici milioni, in un quadro complessivo di ben venti milioni di debiti contratti  negli ultimi dieci anni di attività da parte della società stessa. Situazione ulteriormente appesantita anche per il 2011 da perdite consistenti oltre alle quali si aggiunge l’ennesimo aumento di capitale. 

Dall’altra non può sfuggire neppure la situazione riguardante lo scalo Fellini di Rimini in capo ad Aeradria certamente con potenzialità e conti economici ben diversi rispetto a quello forlivese, anche se in verità uno degli ultimi bilanci è stato chiuso in rosso. Oggi, di fatto, gli scali di Parma, Forlì e Rimini, sono stati classificati come impianti di servizio, a differenza del Marconi di Bologna ritenuto strategico e come aeroporto di riferimento per la regione.
Anche il paracadute lanciato dalla Regione  per costituire una nuova holding romagnola, vale a dire la società aeroporti Romagna – Sar - di cui fanno parte le città di Rimini e di Forlì oltre alla Regione, con l’obiettivo di razionalizzare e fare economia di scala, evitare sovrapposizioni e pericolose competizioni nell’offerta rivolta ai passeggeri e, non per ultimo, quello di rilanciare il sistema attraverso un unico soggetto, più solido ed efficiente, si è rilevato l’ennesimo insuccesso. In modo ostinato e con la solita impostazione statalista, gli enti locali e le società di gestione, eccetto Parma, non si sono mai aperti al privato, e tutto ciò ha prodotto effetti nocivi per l’economia oltre ad avere letteralmente seppellito, o meglio lanciato dal portello dell’aereo,   decine e decine di milioni  di denaro pubblico.

 

In ogni modo, dunque, la questione non è più rinviabile e occorre agire in fretta per elaborare un progetto semplice e con una solida sostenibilità economica attraverso un piano industriale credibile e di ampio respiro in grado di abbandonare le vecchie logiche politiche e di campanile.
Ho quasi la certezza, tra l’altro, che se la questione del riordino complessivo aeroportuale emiliano romagnolo è affidata al prof. Mario Monti, una valida soluzione si rende concreta in un tempo limitato: all’incirca nella sola pausa caffè, il premier con una classica sforbiciata è in grado sicuramente di rilanciare il sistema. Questo a significare come dalla nostra regione agli enti locali, prima di pensare agli interessi di pubblica utilità si sia dato spazio a quelli dei campanili e della politica, a discapito, naturalmente, del bene comune. 
Siamo in ritardo: gli enti pubblici svolgano la loro funzione e lascino ai privati il loro mestiere. Occorre, dunque, un’impostazione nuova e completamente  sbrigliata dalla politica; a quest’ultima  devono competere solo gli indirizzi. Ed è chiaro come non si debba realizzare l’ennesimo carrozzone sulla falsa riga di quelli sperimentati negli  ultimi decenni, poiché quelli siamo ben consapevoli che  non hanno mai decollato, ed hanno prodotto situazioni di gestione ed economiche molto gravi".

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