"Svegliamoci prima che si abolisca la Romagna"
“Da indiscrezioni pubblicate in questi giorni che riportano un piano di riassetto delle province italiane tradotto in possibile decreto legge dal ministro Filippo Patroni Griffi, le proposte che attengono l’Emilia Romagna sono piuttosto buffe”, ad avviso del vicesindaco Giannantonio Mingozzi.
“Va bene passare da 107 province a 54, con relative economie di spesa e distribuzione delle deleghe attinenti in particolare la salvaguardia del territorio e le infrastrutture, ma mi domando come si possano ipotizzare per l’Emilia Romagna 3 province residue e cioè Bologna, Parma e Reggio, con le restanti in un unico calderone! Un piano di soppressione e di razionalizzazione è più che condivisibile , ma deve avere almeno un senso alla luce soprattutto di comuni sinergie tra i territori utili per il rilancio dell’economia e per il ruolo dei comuni capoluogo. Pur avendo questa proposta un importanza relativa, anche se il Ministro a quanto pare ci sta lavorando da mesi mi stupisce come non si pensi fin da oggi all’unica provincia frutto della fusione tra le attuali Rimini, Forlì Cesena e Ravenna, che tanto abbiamo discusso a partire dalle proposte dell’amico Roberto Balzani, Sindaco di Forlì verso le quali in molti abbiamo già espresso totale condivisione”.
“Ma forse il nostro errore, e dobbiamo porvi rimedio con urgenza, è quello di aver tergiversato nel riempire di contenuti, di vocazioni economiche, di sinergie imprenditoriali e di saldature tra le principali infrastrutture (come il porto di Ravenna o la nuova E55) senza rimanere troppo a lungo ad osservare confini e cartine geografiche; ed oggi il Ministro e il gruppo di lavoro del Governo evidentemente non trova ragione per dedicare all’unica provincia Romagna un valore analogo a quello assegnato a Prato-Firenze, Ancona o la stessa provincia di Venezia.”
“E’ questo un compito che dobbiamo affrontare da subito e che dovrà coinvolgere consigli comunali e le massime espressioni istituzionali affinché l’idea di rilanciare concretamente i valori che uniscono le attuali realtà della Romagna non si dissolvano per carenza di proposte e quindi l’idea di un'unica provincia romagnola finisca travolta da numeri e requisiti non calati sulla realtà; lo dico anche da vicesindaco repubblicano perché questa è un occasione formidabile per il PRI romagnolo di ritrovare un utile comun denominatore, al di la delle stesse diverse alleanze locali, che ci riporti a quella matrice storica di partito della Romagna alla quale nessuno di noi, a qualsiasi schieramento aderiamo, non abbiamo mai voluto rinunciare”.
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