Autocostruzione a Filetto, il caso in commissione
Il cantiere è lì, fermo da tre anni. E gli autocostruttori che a Filetto hanno lavorato e avrebbero dovuto vedere realizzata la casa in cui vivere da martedì, per protesta, hanno occupato il cantiere. Ieri, la situazione è stata discussa in Commissione 2 “Sanità, servizi sociali, immigrazione” e nel pomeriggio di oggi gli assessori Giovanna Piaia e Gabrio Maraldi incontreranno gli autocostruttori della coop Mani Unite per cercare una soluzione condivisa e dare una speranza alle 8 famiglie coinvolte.
Come riportano oggi i quotidiani locali, la Alisei srl – che nel 2004 firmò un protocollo d’intesa con la giunta Mercatali per l’autocostruzione di alloggi a Filetto, Savarna e Piangipane su aree Peep concesse dal Comune in diritto di superficie per 99 anni – è fallita con un debito, per il progetto ravennate, di oltre 1 milione 200mila euro verso Banca Etica. Per finire il cantiere, secondo le stime riportate dagli amministratori, servirebbe almeno un altro milione di euro, che si tradurrebbe in un mutuo trentennale da 800-1000 euro al mese per gli autocostruttori. Una cifra insostenibile.
La questione dell’autocostruzione era stata sollevata da un odg del Movimento 5 Stelle, che indicava anche il Comune tra i responsabili della situazione. Il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, afferma che “questa non è una faccenda solo tra privati, perché investe direttamente l’amministrazione comunale. A seguito del protocollo d’intesa con Alisei, il Comune, oltre a bandire il concorso e a presiedere la commissione per la scelta degli autocostruttori tramite graduatoria pubblica, si è impegnato, tra l’altro, “a sovrintendere, coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto di autocostruzione”, essendosene però totalmente disinteressato, anche quando il livello di guardia era stato largamente superato. Inoltre, avrebbe dovuto “dare periodicamente informazione sull’andamento del progetto alla Commissione Consiliare di riferimento”, e non l’ha mai fatto. A mio parere, esistono responsabilità valutabili anche in sede penale”. Secondo Ancisi, insomma, gli autocostruttori potrebbero far causa al Comune, che però dal canto suo potrebbe trovare loro almeno “un alloggio popolare per risolvere il problema casa”. Una soluzione che secondo gli assessori non è percorribile perché ci sono delle graduatorie da rispettare.
Al momento, l’unica via, secondo gli amministratori, sarebbe quella di trovare un’unità di intenti tra autocostruttori, Comune e Banca Etica.
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L’assegnazione di alloggi
L’assegnazione di alloggi di casa popolare agli autocostruttori truffati, con responsabilità anche del Comune, è possibile, com’è possibile sempre che un’amministrazione comunale modifichi i propri regolamenti. Si può fare in poche settimane, necessarie per l’istruttoria del provvedimento. Nel caso, basterebbe introdurre una norma transitoria in deroga, da studiare come si deve, e la soluzione si trova. Se mi danno il mandato la trovo io. Se però si risponde che non si può perché il regolamento non lo consente, “non hanno i requisiti”, ecc. vuol dire che non si vuole. Ovviamente, questo è solo un aspetto parziale del problema, che consiste nel risarcire gli autocostruttori del lavoro e dei soldi spesi, oppure finirgli le "loro" case. Alvaro Ancisi, Lista per Ravenna
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